La Guerra Fredda ed il Muro di Berlino: “Ich Bin ein Berliner”

Il mondo durante la presidenza di Kennedy era diviso in due, da una parte il modello di società capitalistica promosso e sostenuto delle politiche degli Stati Uniti; dall’altra il Comunismo, una dottrina politica e filosofica, promossa dall’Unione Sovietica, che professava l’abolizione delle classi sociali e prometteva uguaglianza tra le persone attraverso l’equa distribuzione di tutti i beni prodotti dalla società. Dietro entrambe le dottrine c’erano limiti e contraddizioni ma in quel tempo la propaganda a sostegno di queste due contraddittorie ideologie, inasprì sempre di più le relazioni tra le due super potenze. L’assenza di dialogo e l’incapacità di trovare punti di incontro dei vari leader del mondo, dette vita al periodo storico da tutti conosciuto con il nome di “Guerra Fredda”.

In questo clima di non-dialogo e di sospetto, la politica proposta da Kennedy risuonava come una minaccia per chi a questa incomunicabilità preferiva rispondere con le armi.  Questi oppositori si trovavano sia negli Stati Uniti che in tutto il resto del mondo ed erano un’ostacolo insormontabile per gli ideali di pace di Kennedy. Il pianeta non era solo diviso da modelli di società o filosofie in contrasto ma era ancora lacerato dalle conseguenze di una guerra che soprattutto in Europa non aveva ancora finito di mietere vittime.

La Germania Nazista una volta sconfitta era stata divisa in due: da una parte la Germania Ovest controllata dal mondo occidentale guidato dagli americani e dall’altra la Germania Est controllata dall’URSS. La capitale del “Terzo Reich”: Berlino, era diventata un simbolo che veniva conteso da tutti i vincitori della guerra. La complessità di questo esercizio era costituita dal fatto che la città di Belino si trovasse nel cuore della Germania Est interamente controllata dall’URSS e per questo fu teatro di continui confronti e minacce tra le due superpotenze che in questa città non perdevano occasione di confrontarsi quotidianamente. 


La città di Berlino inizialmente era divisa in quattro settori controllati dagli Stati Uniti, Francia, Regno Unito e URSS. La tensione era una costante in questa città, la convivenza di queste potenze impossibile e la fragilissima pace era costantemente esposta ad incidenti diplomatici che ne compromettevano la stabilità. La crescita della guerra fredda tra USA e URSS creò non pochi problemi agli abitanti di Berlino Ovest. Ci fu un momento in cui i Russi non permisero più agli alleati americani e gli americani stessi di percorrere la strada che permetteva di raggiungere Belino Ovest che era un’enclave della Germania Ovest interamente circondato dalla Germania Est.

A quell’ennesimo affronto gli Americani reagirono creando un drammatico ponte aereo per sfamare gli abitanti della città. Quel labile confine della città tra Est e Ovest era una agevole via di fuga per coloro che volevano scappare dalla Germania Est, era infatti sufficiente non rientrare a Berlino Est per coloro che lavoravano nella parte Ovest della città, oppure semplicemente scappare dall’altra parte per diventare un rifugiato politico ed essere accolto nel mondo occidentale, senza particolari problemi. Centinaia di migliaia di cittadini abbandonarono la Germania Est per la Germania Ovest attraverso Berlino Ovest, indebolendo la Germania dell’Est di forza lavoro e minacciando un collasso economico. Nel 1961 la Germania Est governata da Walter Ulbricht fece erigere un barriera di filo spinato intorno a Berlino Ovest. Ufficialmente era chiamata la “antifaschistischer Schutzwall” (barriera protettiva antifascista).

Le autorità della Germania Est sostenevano che era per impedire che agenti e le spie della Germania Ovest (da loro considerato uno stato fascista) che potessero muoversi liberamente nell’Est. Tuttavia era universalmente conosciuto come il muro di Berlino e l’opinione più diffusa era che il suo scopo principale fosse di impedire che cittadini della Germania Est scappassero verso Ovest. Nel giro di alcuni mesi il muro fu ricostruito in cemento, e molti edifici abitativi demoliti per creare zone di controllo. Questi spazi vennero poi chiamati “zona della morte” in quanto si trattava di aree delle città che erano presidiate dai soldati i quali erano dotati di mitragliatrici. Ci volevo molti decenni perché il muro cadesse e il crollo di un intero sistema come quello dell’Unione sovietica, il muro venne abbattuto il 9 Novembre 1989.

L’Occidente, inclusi gli Stati Uniti, fu accusato di non aver risposto con forza alla costruzione del muro. Il 25 luglio 1961, con la disfatta della Baia dei Porci ancora viva nei ricordi, il Presidente Kennedy insisté che l’America avrebbe difeso Berlino Ovest, ricordando gli accordi di Potsdam, ma chiarendo che non era possibile sfidare la presenza sovietica in Germania.

“Ich bin ein Berliner” è una celebre frase pronunciata il 26 giugno 1963 da John Fitzgerald Kennedy, durante il discorso tenuto a Rudolph Wilde Platz, di fronte al Municipio Di Schonberg, mentre era in visita ufficiale alla città di Berlino Ovest La frase, tradotta in lingua italiana, significa “io sono un berlinese”. Fu pronunciata con l’intento di comunicare alla città di Berlino e alla Germania stessa, seppur entrambe divise, una sorta di vicinanza e amicizia degli Stati Uniti dopo il sostegno dato dall’Unione Sovietica alla Germania Est nella costruzione del muro di Berlino, due anni prima, come barriera per impedire gli spostamenti dal blocco orientale socialista all’occidente. Il discorso durante il quale Kennedy pronunciò la frase è considerato uno dei suoi migliori e un momento celebre della Guerra Fredda.

Fu un grande incoraggiamento morale per gli abitanti di Berlino ovest, che vivevano in una enclave all’interno della Germania Est dalla quale temevano un’invasione. Parlando dal balcone del Municipio, allora sede dell’amministrazione comunale dell’intera Berlino Ovest, Kennedy disse: «Duemila anni fa l’orgoglio più grande era poter dire “Civis Romanus Sum (sono un cittadino Romano). Oggi, nel mondo libero, l’orgoglio più grande è dire ‘Ich bin ein Berliner.’ Tutti gli uomini liberi, dovunque essi vivano, sono cittadini di Berlino, e quindi, come uomo libero, sono orgoglioso delle parole ‘Ich bin ein Berliner!»

Cosa vedere a Berlino: La città è uno scrigno magico con decine di zone che possono interessare ad un visitatore. La città è oggi un simbolo ed è anche la prova di come la ricostruzione avvenuta dopo i bombardamenti della seconda guerra mondiale sia stata pianificata coniugando la storia della città con le tendenze architettoniche più moderne. La città anche se oggi non è più divisa, mantiene lo stesso delle differenze importanti tra la zona Est e quella Ovest.

È rimasto molto poco del Muro di Berlino rispetto alle origini, dopo la sua caduta è stato distrutto quasi ovunque. Danneggiato dalla gente e dai Turisti in cerca di Souvenir. Soltanto tre luoghi è possibile vedere dei resti autentici: circa 80m si trovano di fronte al museo chiamato: Topografia del Terrore, che sorge sul luogo in cui c’era l’edificio del quartier generale della Gestapo, questo museo non è lontano da Checkpoint Charlie e Potsdamer Platz.

Un’altra sezione del muro è visibile lungo il fiume Sprea, vicino al ponte Oberbaumbrücke, dove si trova la East Side Gallery, la galleria d’arte a cielo aperto dove i resti del muro sono stati coperti negli anni con graffiti. Una terza sezione, parzialmente autentica, si trova a nord di Bernauer Straße. Altri frammenti sono visibili nella città e altri siti che ricordano quel periodo come il famoso Checkpoint Charlie. La parte che mantiene ancora oggi l’aspetto più originale del Muro di Berlino è a Bernauer Straße, dove si trova anche il museo e il centro di documentazione del Muro di Berlino

Marco Cisini

FONTI:

https://it.wikipedia.org/wiki/Muro_di_Berlino

https://www.berlino.com/cosa-vedere-berlino/

https://www.viaggio-in-germania.de/brd-storia.html

https://www.visitberlin.de/it/la-berlino-nazista

https://it.wikipedia.org/wiki/Guerra_fredda

https://it.wikipedia.org/wiki/Ich_bin_ein_Berliner

http://www.raiscuola.rai.it/articoli-programma-puntate/il-discorso-di-kennedy-a-berlino/22587/default.aspx

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