La Baia di Porci e la crisi dei missili a Cuba

Cuba era un’altra spina nel fianco che la Presidenza di Kennedy doveva affrontare. Il colpo di Stato e l’ascesa al potere di Fidel Castro avevano portato a poche miglia dagli Stati Uniti la minaccia del Comunismo.     Il 17 Aprile 1961 l’amministrazione Kennedy (neanche dopo 3 mesi dal suo insediamento) mise in atto una versione modificata del piano militare preparato sotto l’amministrazione Eisenhower, organizzato al preciso scopo di destituire Castro.

Venne ordinata così, quella che passerà alla storia per l’invasione della Baia dei Porci. 1.500 esuli cubani e mercenari anticomunisti addestrati presso strutture militari americane vengono fatti sbarcare nella Baia dei Porci a Cuba allo scopo di invadere l’isola. L’idea è quella d’impadronirsi del potere a Cuba per poi marciare verso l’Avana confidando nel supporto popolare. Agli insorti però non viene offerto alcun supporto aereo e così, dopo appena due giorni di combattimenti vengono tutti uccisi o fatti prigionieri dalle truppe di Castro.

I prigionieri vengono rilasciati dopo 20 mesi in seguito al pagamento di un riscatto di oltre 50 milioni di dollari. Inutile sottolineare che tutta l’operazione Baia dei Porci si rivelò un successo per Castro ed un autentico disastro per Kennedy, che certamente contribuì ad aumentare il numero dei suoi nemici interni al paese. La sconfitta militare e politica della Baia dei Porci a Cuba, intaccò la popolarità del Presidente. 

I Russi non fecero attendere la loro reazione e così dopo questo attacco deliberato ad un paese amico del Comunismo, decisero di sostenere Cuba installando sull’isola missili a testata nucleare. Il 14 Ottobre 1962, un aereo spia americano in ricognizione sull’isola, fotografò una base missilistica in costruzione sull’isola e questo dette via ad un braccio di ferro che tenne tutto il mondo in apprensione, ma come in questa occasione una guerra nucleare era diventata un’opzione possibile ed incredibilmente erano in tanti a soffiare sul fuoco per complicare la situazione.

L’amministrazione Kennedy cercò in tutte le sedi diplomatiche di affrontare la crisi senza farsi prendere la mano. Furono presentate alle Nazioni Unite (ONU) le immagini e le prove della base in costruzione affinché il mondo potesse essere informato dell’aggressione in corso da parte dei sovietici contro gli Stati Uniti. Una minaccia come questa non poteva essere tollerata e una reazione militare, sembrava essere l’unica risposta possibile. Il mondo, e Kennedy, si trovarono davanti alla possibilità concreta di scatenare la terza guerra mondiale. 

Molti ufficiali militari e ministri del governo americano facevano pressione sul Presidente per scatenare un attacco aereo immediato alle basi sull’isola di Cuba. Kennedy preferì optare per un blocco navale che gli permettesse di guadagnare tempo per intraprendere dei negoziati diretti e segreti con i russi che erano i veri interlocutori di quello scontro politico e militare. Fidel Castro in questa contesto era una semplice pedina nello scacchiere della grande politica internazionale.

Con questo blocco navale l’isola di Cuba venne circondata da decine di navi e sommergibili americani, fatti tutti convergere sul posto. Il mondo intero attese l’esito di questo confronto con il fiato sospeso. Una settimana dopo Kennedy aver pubblicamente condannato i Russi alle Nazioni Unite fu raggiunto un accordo con il premier Khrushchev che accettò di ritirare i missili da Cuba. Gli USA in cambio s’impegnarono a non invadere Cuba e a ritirare segretamente i propri missili nucleari dalla Turchia.

Molto probabilmente si tratta del maggior successo diplomatico dell’intera amministrazione Kennedy, anche se molti hanno letto questo accordo come un segno di debolezza degli Stati Uniti. In realtà, con questa perseveranza nel cercare soluzioni alternative alla guerra, Kennedy ha dimostrato di avere tutte le carte in regola per interpretare perfettamente la situazione e il delicato ruolo, mettendo in crisi l’Unione Sovietica e dimostrando contemporaneamente al mondo che gli USA erano una potenza ragionevole e capace di preferire la pace.

Da non perdere a Cuba: In una rientranza del Golfo di Cazones, nella parte sud occidentale di Cuba, si trova l’affascinante baia ricca di storia rivoluzionaria. E’ qui che nel 1961, i controrivoluzionari cubani addestrati dalla CIA negli Stati Uniti tentarono l’invasione dell’isola. ll nome della in spagnolo è “Bahía de Cochinos” (Baia dei Porci) il suo nome lo si deve alla leggenda che racconta che diversi animali selvatici vivessero la zona prima dell’arrivo dell’uomo.

Marco Cisini

FONTI:

https://it.wikipedia.org/wiki/Invasione_della_baia_dei_Porci

https://www.corriere.it/esteri/16_novembre_27/baia-porci-d8b21d32-b415-11e6-9bbf-23f96afff2f8.shtml

https://www.iltempo.it/cronache/2016/03/21/news/con-la-crisi-della-baia-dei-porci-si-sfioro-la-guerra-nucleare-1005063/

https://it.wikipedia.org/wiki/Crisi_dei_missili_di_Cuba

http://pochestorie.corriere.it/2016/10/25/ottobre-1962-crisi-di-cuba-il-mondo-a-un-passo-dallolocausto-nucleare/

http://www.treccani.it/export/sites/default/scuola/lezioni/storia/CUBA_lezione.pdf

https://www.viaggiarecuba.com/baia-cochinos-cuba

FILM SUGGERITO SULLA CRISI DEI MISSILI A CUBA: THIRTEEN DAYS – ROGER DONALDSON

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