Venezia, città immaginaria.

A mia madre

Venezia è una città…

No, non è vero.

Venezia è un’esperienza. È una visione che “sembra” una città. Sospesa fra sogno e realtà, tra cielo e laguna, è un luogo immaginario che potrebbe sparire da un momento all’altro dietro le quinte di un palcoscenico.

Quando il sole si nasconde, la nebbia diventa la vera padrona di casa. Opaca e impaziente, arriva all’improvviso come un velo incantato che sospinto dal vento, vola qua e là amoreggiando e avvolgendo gli antichi palazzi che sfuggono alla vista e diventano ombre.

Sul Canal Grande, i lampioni, dritti come guardie, spariscono e poi riappaiono e poi spariscono di nuovo, sfocati e inghiottiti dal nulla.

L’inverno lagunare languido e gotico offre spesso walzer di grigi e di azzurri. Toni sbiaditi e misteriosi che a un certo punto della stagione cedono il passo allo sfarzo e ai colori del suo Carnevale.

Per me, il più bello del mondo.

Migliaia di maschere e sguardi maliziosi dietro al pizzo francese, trasformano questa festa popolare in un momento sublime. Dame del Settecento che indossano incantevoli abiti di alta sartoria si palesano al braccio di irriverenti Casanova, recitando un ruolo perfetto, capaci di ammaliare anche il più scettico degli spettatori.

La scenografia naturale di questa città sono le case che affacciano sul Canale, sì proprio quei palazzetti ricamati che vivono da 1605 anni coi piedi perennemente a bagno, senza lamentarsi mai, senza mai un raffreddore. Il progetto ingegneristico che ha creato una intera città su pali di legno è una cosa unica al mondo. Segreti non segreti, svelano che Venezia non è un miracolo inspiegabile ma piuttosto una soluzione tecnica brillante grazie a quel fango e a quei pali di legno robusto. Tutto il resto è magia.

Le case in ammollo sono antiche e meravigliose, respirano ancora un tempo che non c’è più. Al loro interno risplendono preziosi i velluti e gli affreschi. Sui soffitti, stucchi imponenti che da lontano sembrano carta stropicciata fra le mani.

Appena scesi alla stazione Santa Lucia, scalino dopo scalino la sensazione è quella di entrare in un teatro. Si abbassa il volume del mondo e rispettosamente ci si incammina verso la platea. Non senza emozione si avanza verso la laguna, dietro le spalle rimane il superfluo.

A Venezia il tempo non esiste. Le grandi strade non esistono, Il traffico, i clacson impazziti non esistono.

I motori delle auto lasciano il passo al romantico sciabordio della laguna torbida color verde palladio.

Per visitare bene Venezia, la cui mappa è curiosamente a forma di pesce, occorre cambiare la propria prospettiva urbana. Per attraversare la strada spesso si prende un vaporetto o si può scalare un ponte. Con biciclette, passeggini e borse della spesa, purtroppo la poesia, diventa fatica. Per spostarsi da un posto all’altro collegato da ponti, il mezzo migliore rimangono i nostri piedi e le compagne di viaggio perfette, un bel paio di scarpe comode. Può capitare che servano stivali di gomma, per giunta ben sigillata e magari alti fino a metà gamba. La più originale delle sorprese sarà svegliarsi con l’acqua alta che oltre ad essere un fenomeno atmosferico, per i veneziani è uno stato d’animo.

Senza stivali non si esce, le passerelle rialzate diventano una sorta di gioco d’infanzia per turisti divertiti e veneziani abituati. Allegramente fra lo stupore e la necessità, si cerca di rimanere in equilibrio per non finire a bagno. Anche questa è Venezia!

Nella nostra idea di concepire alcune peculiarità solo veneziane, non trascuriamo la sua originale toponomastica. Qui le piazze si chiamano Campi, le piazzette più raccolte Campielli. Le strade sono Calli e le targhe dipinte sui muri con la vistosa freccia che indica da che parte andare sono i Nizioleti. Le Zattere a sud e le Fondamenta Nove a nord sono lunghe passeggiate che, costeggiando quei canali, che portano fino alle due estremità della città, verso il mare aperto, quel mare che disegna un orizzonte zitto e discreto a cui confessare intimamente il proprio amore per questa città.

Il Sotoportego è un passaggio coperto mentre il Sestiere uno dei sei quartieri storici di Venezia: Cannaregio, Castello, Dorsoduro, San Marco, San Polo e Santa Croce.

Ma perché vedere o rivedere Venezia? Per Piazza San Marco, per il Palazzo Ducale, con la sua Armeria, i Piombi e il Ponte dei Sospiri. Per la Basilica della Salute e la Giudecca, ma anche per la chiesa di Santa Lucia che contiene la teca con la Santa imbalsamata e per la famosa Regata storica.

Venezia vale la pena per la collezione Peggy Gugenheim, la Biennale, il Festival del Cinema al Lido, per Burano con le sue casette colorate e le moeche fritte, per le trattorie tradizionali dove impazzire per un risotto de gò, Per la vigna cittadina di Mazzorbo o il Mercato del pesce a Rialto. A Venezia ci si può abbronzare al sole delle Zattere o incantarsi in Campo San Polo. Una volta nella vita bisogna entrare al Teatro della Fenice o salire in Gondola, figura iconica riconoscibile in tutto il mondo e storicamente nipote del ben più nobile Bucintoro del Doge. Si può tornare a Venezia anche solo per passeggiare senza meta lungo i canaletti e fermarsi qua e là nei tanti bacari che sfiorano l’acqua e contribuiscono al buonumore.

Ultimo ma non ultimo, vale davvero la pena di fare un giro in motoscafo sul Canal Grande a mezzanotte, sotto un cielo nero tempestato di stelle con la brezza estiva che sposta i capelli. Io l’ho fatto e non lo dimenticherò mai.

La prima volta che ho visto Venezia ero una bambina, con i miei genitori, mi pare fosse Ferragosto. C’era molto caldo, indossavo un vestitino piuttosto elegante con ciliegie rosse ricamate sul colletto bianco. Non sapevo cosa avrei visto, a quel tempo probabilmente non mi aspettavo nulla, pensavo più a un cono gelato che alla Basilica di San Marco. L’innamoramento di mia madre per questa città mi ha contagiata da subito. Passeggiando, la gioia si leggeva nei suoi occhi, è stata per sempre la sua città preferita. Il suo fantasticare e le visite all’interno dei Palazzi sono stati il mio primo appuntamento con l’arte. Sono grata di aver avuto questa opportunità fin da piccola e di aver ricevuto da lei l’educazione all’arte e alla bellezza.

Sono tornata altre volte con loro, con amici, con un amore, da sola, per vacanza o per studio.

Venezia è un melting pot culturale fra Oriente e Occidente, merita attenzione, rispetto e ammirazione. Poterla visitare è per chiunque un grande privilegio.

È storia di mercanti, di importanti scoperte del mondo antico e di tradizioni che arrivano da terre lontane. È profumo di spezie, sono carezze di morbide sete.

È un tempo che fu ma che è ancora, racconti che non sembrano veri, tempo vissuto tuttora presente sulle facciate dei suoi magnifici palazzi.

Venezia è da sempre la promessa mantenuta di romanticismo e di amore. Una città immaginaria che lascia addosso lo stupore, per tutta la vita.

Viaggiatrice