Indelebile Venezia

Alcuni anni fa ho potuto vivere Venezia a  modo mio. Clara e Luigi, miei carissimi amici, mi imprestarono il loro  appartamento per un certo periodo. Si assentavano per un viaggio ed io corsi a Venezia in Calle della Guerra a pochi passi da San Marco.

Li accompagnai  all’aeroporto quella mattina. Era ancora buio e la lancia solcava la nera laguna in un silenzio rotto soltanto dal fruscio delle acque. Anche le lontane isole erano scure mentre l’orizzonte iniziava a tingersi dei tenui colori dell’alba.

Ricordo che al ritorno, ormai giorno, dalla terrazza di casa salii sulla traballante scala di legno che portava sull’altana per vedere la città tutta. Quanti tetti, quante altane e sorridendo pensai alle dame rinascimentali che salivano quassù per lavare ed asciugare i loro lunghi capelli e catturare così l’oro dei raggi del sole.

Dovevo organizzarmi : mi aspettavano l’arte, la cultura, la storia…. Andai oltre Rialto al mercato di frutta e verdura, poi a quello del pesce… gli eterni colori della quotidianità, della vita. Non voglio, non posso portare chi mi legge lungo i miei itinerari, cercai di vedere tutto senza stancarmi perché penso che anche il bello vada dosato.

Alcune cose mi rimasero impresse più di  altre. Alla pinacoteca dell’Accademia rimasi incantato dinnanzi al Convito di  Casa Levi del Veronese un tripudio di colori e di ricchezza… a S.Maria dei Frari l’Assunzione della Vergine di Tiziano e poi ancora i tanti Bellini, i Giorgione…. A volte all’alba scendevo a piazza San Marco deserta e silenziosa e rimiravo i suoi palazzi, le Procurerie Vecchie e Nuove, la Libreria Marciana, la piazzetta ed oltre il Palazzo Ducale proseguivo per la Riva degli Schiavoni fino a cercare l’apertura di un bar e sedermi davanti al caffè quasi stanco di tanta bellezza.

Poi le Scuole, associazioni benefiche che ogni sestriere orgogliosamente abbelliva ed impreziosiva chiamando gli artisti più eccelsi: penso la più bella sia la Scuola Grande di San Rocco con i suoi dipinti di Tintoretto, i suoi ori, i suoi marmi. Arrivò anche la fine di tutto questo, come sempre. Il treno lasciò la stazione di Santa Lucia e lentamente attraversò il ponte che unisce Venezia alla terra ferma.

Guardai ancora la laguna con uno strano sentimento… forse di gratitudine verso la Vita.

Roberto Bertini