Luglio 2021. La pandemia ha reso tutti isolati e tristi ma finalmente concede una breve tregua estiva. Ho voglia di prendere un aereo, ho voglia di vedere gente e cose. Ho bisogno di interrompere questa vita surreale che ci ha tenuti lontani dal vecchio mondo. A sorpresa ci siamo ritrovati in un mondo nuovo che non ci somiglia, sterile e senza abbracci. Decido di partire per Roma, la città eterna con un’anima immensa.
Atterro così un venerdì pomeriggio d’estate in una città illuminata dal sole. Il vento caldo muove i capelli facendo dimenticare le mascherine. Bentornate vacanze, bentornata vita.
Roma ha in comune con l’Egitto una caratteristica importante, quella del viaggio nel tempo. Pur avendo consapevolezza della contemporaneità, ogni angolo del centro cerca sempre di ingannarmi, presentando a ogni passo pezzi di storia in cui passeggiare, palazzi antichi da ammirare e siti archeologici da curiosare.
Sono sempre stata una attenta osservatrice, dotata di ottima memoria. Roma la ricordo ancora abbastanza bene. Metto solo a fuoco la piccola via dove “abiterò” che si trova a pochissimi passi da Piazza di Spagna e dal Pantheon.
La mia vacanza comincia da Trastevere il quartiere dall’aria fanè, con le terrazzine fiorite e le finestre sui tetti. Era da tanto che volevo vederla. Di tempo ne è passato addosso alle facciate di queste case. La freschezza dei colori è un ricordo ma è tutto così caratteristico e unico.
Fra una viuzza e l’altra il tempo corre, è quasi sera. Sul Tevere i ponti illuminati dal sole ormai stanco, offrono spunti per fare una bella foto ricordo.
Dopo Trastevere, la giornata si conclude a Testaccio con una carbonara davvero indimenticabile. Buonanotte Roma, so già che domani mi farai camminare come un alpino.
Un buon caffè aiuta ad alzarmi e stamattina parto proprio da Piazza di Spagna. Salgo la scalinata di Trinità dei Monti, consumata dal tempo, liscia come la suola delle scarpe. Un gradino alla volta. Guardo gente, proseguo a piccoli passi per non perdere nemmeno un attimo di quella magia.

Scendo poi da via Sistina trovando scorciatoie che fortunatamente mi permettono di camminare all’ombra della canicola.
In un attimo sono davanti alla Fontana di Trevi che incanto! Ancora una volta come fosse la prima volta. Dopo qualche scatto e la scorta di acqua fresca, proseguo nella mia missione.

In tasca ho la mappa della città ma non mi viene in mente di guardarla. Preferisco perdermi o chiedere informazioni approfittando della cortesia del popolo romano che è molto più appagante di una mappa. I romani non sono i liguri, con tutto il rispetto per la mia gente. A Roma si vive di tempi lenti che fanno sentire sempre nel posto giusto al momento giusto. Loro non corrono, ci mettono il tempo che ci vuole, fanno tutto godendosi la vita. Hanno forse trovato il segreto del buon vivere.
Cammino e mi dirigo verso il Lungotevere dove sicuramente strafotograferò Roma dalle balaustre che lasciano intravvedere le cupole, le chiese, la storia e tanta, tanta bellezza.
Dopo Castel Sant’Angelo con le sue statue altezzose, l’immensa Basilica di San Pietro. Rientro in centro dal Rione Ponte che è una piacevole sorpresa, col naso all’insù fra le vecchie case che profumano di sugo.
Questa zona mi piace molto, i sanpietrini lucidi e consumati sopportano il peso di edifici datati e affascinanti. Scopro casualmente un angolo pittoresco di via dei Coronari, una casa fiorita con scale che avranno cent’anni. Ripenso a mia nonna che ne aveva una simile, meno bella ma simile. Se vivessi a Roma, mi piacerebbe abitare qui.

Risalgo verso il centro passando per una corte che ospita un mercatino mezzo improvvisato di frutta e verdura. Sullo sfondo le solite case leggermente scolorite e scrostate. Fra lattughe, pesche e carote, servirebbe un bravo pittore per rendere giustizia a ciò che vedono i miei occhi.
Passo davanti a una trattoria con tovaglie a quadretti bianche e rosse e poi per contrasto, ecco Piazza Navona. Stupenda, grande, elegante, unica. L’acqua delle fontane è azzurro chiaro, le statue sono veri capolavori e i tanti turisti che scattano foto sembrano comparse di un film in posa.
Le case intorno alla piazza si pavoneggiano su una delle parti di Roma più belle. I fiori appesi alle finestre toccano quasi per terra. Qui le case hanno davvero il vestito buono.
Giro e rigiro il centro senza sosta, attratta dalla grande bellezza dell’insieme ma soprattutto dall’anima calda di questa città meravigliosa.
Arrivo al Pantheon, la piazza è gremita. Turisti educati e distanziati osservano ogni cosa. Le carrozzelle coi cavalli a Roma c’erano e ci sono ancora. Da piccola chiesi ai miei genitori di portarmici. Mi accontentarono, andammo a Tivoli, conservo ancora tutte le fotografie.

Instancabile, non ascolto i piedi che implorano pietà e mi dirigo verso Piazza Venezia. L’Altare della Patria mi sembra infinito, il tricolore mosso dal vento caldo, danza davanti ai miei occhi. Estasiata proseguo verso i Fori Imperiali e poi salgo fino ai Musei Capitolini e qui, giuro, mi mancano le parole. Il posto giusto al momento giusto.

La luce calda del tramonto avvolge come un manto di seta dorata le statue, i palazzi e le anime degli spettatori. Persone di nazionalità diverse occupano compostamente questa parte di Roma che non avevo ancora mai visto. I Musei Capitolini sono una meraviglia da non perdere, un inno alla storia e alla bellezza. La terrazza con vista sui Fori Imperiali non ve la posso spiegare.
L’atmosfera è perfetta. E’ tutto talmente sublime che faccio quasi fatica a reggerlo, mi sento mancare il fiato. Le cuffiette alle orecchie suonano una canzone che parla di Roma. La colonna sonora ideale per emozionarmi di questa lunghissima camminata.
Urlerei per la gioia se potessi, invece canto, con gli occhi lucidi “in questa città c’è qualcosa che non ti fa mai sentire solo, anche quando vorrei dare un calcio a tutto sa farsi bella e presentarsi col vestito buono…”
Rientro a casa e dopo una doccia che fintamente lava via la stanchezza, esco a cena.
E mi godo ancora le fontane di notte, scintillanti di luce che sembrano paillettes.
E non andrei mai a dormire per potermi bere questa città fino a saziarmene veramente.
Dopo poche ore, domenica è arrivata. Mannaggia, qui il tempo vola!
Al risveglio, faccio colazione a Villa Borghese con Roma ai miei piedi. Tutte le città sono bellissime la domenica mattina, Roma lo è ancora di più, col sole già alto e i rintocchi delle campane.
Anche questa giornata passa in fretta come le altre. Riabbraccio finalmente Claudia, una mia Cara Amica ritrovata dopo molti anni ma che sembra ieri. Un caffè insieme nel salotto buono di via Frattina e un po’ di shopping come capita fra femmine.
Lei romana ma ligure di adozione, ama Genova. Io ligure, amo Roma. Pranziamo insieme, compriamo un profumo, chiacchieriamo a fiumi, mangiamo un gelato buonissimo da Giolitti, ridiamo molto, ripartiamo da dove eravamo rimaste. Ci promettiamo di rivederci presto a Genova per mangiare il pesto insieme e capiamo fin da subito che nonostante i dieci anni di lontananza è stato per entrambe come se tutto questo tempo non fosse mai passato. Ci siamo sempre volute molto bene, no, non è cambiato niente.
Domenica sera un taxi mi aspetta sotto casa, per me era già casa, infatti la lascio a malincuore.
Guardo l’orologio e corro contro le lancette. Non partirei ancora. Un ultimo sguardo alla scalinata di Piazza di Spagna prima di andare in aeroporto, un’ultima foto al tramonto romano che scalda i tetti e inumidisce i miei occhi. Grazie Roma, prometto a questa città pazzesca di ritornare presto.













La vacanza mi ha fatto proprio bene e mi ha fatto capire che per amare davvero un posto bisogna essere pronti a ricevere quello che ha da offrirti. Questa volta ero pronta.
E’ stata la mia ripartenza verso la spensieratezza, la mia libertà e perché no, la felicità. Roma conserva degli affetti a me cari. Sto bene sola perché appaga il mio senso di libertà ma lì so di non essere sola.
Grazie Roma, riparto da me, da te e da un week end perfetto.
Cristina Briano


