Cuba, un sogno realizzato?

Pensare a Cuba mi ha sempre provocato un insieme di emozioni indefinite. Molte delle mie letture universitarie e personali, prima o poi, mi avevano portato nella Isla Grande, almeno su ali di carta perché di fatto, fino al 2018, non ero mai andata fisicamente.

Quando ho intrapreso la mia professione di consulente di viaggi è stata una delle prime mete che ho voluto approfondire e studiare e quel fascino, che avevo solo potuto intuire dai libri, continuava a stregarmi anche come destinazione da proporre ai miei clienti.

Così quando ad aprile del 2018 si è presentata l’occasione di partire non ci ho pensato due volte. Certo ero consapevole che, trattandosi di pacchetto turistico 9 giorni / 7 notti, avrei solo potuto avere un assaggio di Cuba ma non ho resistito – complice anche la quota agenti riservata – e così sono partita.

Il primo impatto è stato davvero indimenticabile e ora vi racconto perché.

Il nostro volo faceva scalo tecnico a Cayo Largo per poi proseguire per L’Avana. Sapevo benissimo che si tratta di un Paese ancora in regime di embargo (benché se ne parli poco) e che attraversa difficoltà economiche di rilievo (l’isola è annoverata fra i Paesi del Terzo mondo).

Tuttavia non immaginavo che quel che stava per accadere potesse farmi toccare da subito con mano la realtà di questo Paese.

Il nostro è stato quasi un atterraggio di emergenza perché all’apertura del carrello qualcosa non è andata come previsto. Atterriamo e il pilota si rende subito conto che c’è un guasto di una certa gravità. Bene, dopo circa una mezz’oretta ci fanno scendere in attesa che il guasto venga riparato.

La sala arrivi dell’aeroporto di Cayo Largo è poco più di un capannone che – fra l’altro – trovammo per metà allagato – ma è normale che succeda! – da un abbondante diluvio tropicale appena finito. L’attesa durò qualche ora senza poter chiamare casa, senza connessione internet (quasi un miraggio a Cuba) e senza poter acquistare nulla perché non era possibile effettuare cambi. Ci offrono comunque dei panini alla meno peggio e qualcosa da bere.

Vi risparmio il resto dei dettagli ma vi basti sapere che la nostra odissea è durata circa 30 ore durante le quali è proprio successo di tutto (cambio aeromobile con migliaia di mosquitos a bordo; sorvolo su L’Avana e blackout della pista con impossibilità ad atterrare; atterraggio fortunoso a Varadero e attesa del visto con ricerca dei bagagli per poi essere bloccati in area transito per ore perché il nostro arrivo non era schedulato.

Ebbene in tutto ciò ricorderò per sempre la gioiosa tranquillità dei vari addetti aeroportuali, che non si capacitavano della nostra insofferenza, fretta e malumore.

Io cercavo di tranquillizzare gli altri compagni di avventura dicendo che quella lentezza era tipica e che qualche disservizio potevamo anche aspettarcelo visto dove ci trovavamo; insieme ad altri, forse altrettanto consapevoli della realtà cubana, abbiamo provato a far passare il messaggio che potevamo sforzarci di vivere quella disavventura come un’esperienza, ma molti, allo stremo delle proprie energie e temendo che quella fosse solo l’anticamera di una pessima vacanza già rovinata, sbraitavano frasi sconnesse e avevano degli atteggiamenti non proprio concilianti.

Io decisi allora di stare un po’ per conto mio ed osservare da un’angolazione diversa il tutto. I sorrisi degli addetti erano calorosi e pieni di comprensione per tutti noi che eravamo in quella situazione, ma non potevano proprio fare altro.

Se solo li avessimo guardati più attentamente negli occhi ed avessimo accettato quei sorrisi, l’attesa sarebbe stata certo meno faticosa.

Mi resi conto in quell’istante che è così che avrei dovuto vivere la mia Cuba, lasciandomi “trascinare” dagli eventi, senza opporre resistenza: solo così avrei potuto comprenderla ed amare davvero.

È così è andata.

Cuba mi ha proprio travolta con la sua atmosfera, la bellezza della sua Natura, il dolore e l’orgoglio della sua storia ed il calore della sua gente che dona, senza risparmiarsi, le uniche cose che possiede davvero: il sorriso e la gioia di vivere, nonostante tutto.

Hanno poco, a volte pochissimo, ma vivono sereni e felici di quel poco. Evidentemente hanno capito qual è la vera essenza della vita!

E non dimenticherò mai la musica presente ovunque e che riesce a parlare all’anima in un modo che a parole non so descrivere.

Ho attraversato tutta L’Avana dai posti più turistici a quelli più “local” ma mai, neanche per un attimo, mi sono sentita in pericolo.

L’aspetto scrostato e trasandato da alla città un fascino speciale e tutto suo: L’Avana è vera, non vuole mettersi il vestito più bello per farsi ammirare ma è lì così com’è, come la più genuina delle donne che ha mille volti in un sorriso e dai cui occhi traspare un’anima che non ammette mezze misure.

L’Avana è così: o la ami o la detesti e io l’ho amata profondamente.

Ho trascorso due notti in Casa Particular ed è stata un’esperienza unica. Dormire fra mobili e suppellettili coloniali che convivono beatamente con quelli degli anni ’50 e farmi coccolare dalla signora Leticia con la sua colazione è stata una perla che conserverò nel mio cuore per sempre.

Ho goduto del mare caraibico di Varadero, che non è vero che è la Rimini di Cuba. Basta passeggiare fra le vie del centro abitato per incontrare un po’ di vita vera: dai bambini che giocano scalzi per strada ai galli che attraversano i cortili delle piccole case semplici, colorate e con una propria dignità.

Basta allontanarsi dalle spiagge ad uso esclusivo dei villaggi per incontrare famiglie cubane al mare con tanto di radio, seggioline, bimbi rumorosi, tanto rum e allegria infinita.

E poi non potevo non regalarmi una visita a Trinidad con la sua atmosfera immutata sulle strade acciottolate e i colori indimenticabili delle sue piazze e delle sue case.

E poi ancora Cienfuegos più elegante e raffinata con quel suo tocco francese e Santa Clara, città simbolo della Revolución e del mito, in cui ha sede il mausoleo di Che Guevara. Emozioni che mi hanno colpito dritto al cuore, ma di questo non mi sono meravigliata perché per me è normale emozionarmi davanti ai simboli della libertà e dell’uguaglianza!

Ma sentivo che l’emozione era uguale anche per chi nella vita di tutti i giorni è ben lontano da questi ideali e da personaggi così iconici della storia moderna.

C’era nell’aria qualcosa di inspiegabile e forte, come il venticello caldo e umido che ci avvolgeva. Come se quel momento epico si fosse fissato lì in quei luoghi per sempre. Più che un diario di viaggio, come avrete potuto notare, si tratta di un diario di emozioni, le mie.

Cuba dopotutto è questo: un’esperienza vera a condizione che ci si lasci andare, che le si perdoni qualche mancanza e qualche errore della storia, così come qualche eccessivo slancio verso il nostro consumismo, fatto più per la voglia di uscire dalla sua difficile condizione economica, che per reale voglia di cambiamento.

Ecco in questo senso Cuba è stata per me un sogno realizzato – anche se solo in parte perché ancora tanto avrei voluto scoprire – che è andato perfino oltre le mie aspettative.

Con il suo essere sospesa nel tempo dona uno sguardo nuovo sulle cose di ogni giorno e regala una prospettiva diversa su come potremmo vivere la nostra vita in modo più sereno senza i troppi orpelli che ci siamo costruiti nel nostro civilissimo e modernissimo mondo evoluto ma che spesso è anche abbastanza infelice.

La promessa che ho fatto a me stessa è di tornare e scoprirla meglio e fino in fondo – da oriente ad occidente – ma intanto direi che come “assaggio” no c’è male!

Daniela Cavallo

Travel planner & Blogger