Luci e colori di un… Natale a New York!

25 Dicembre 2021. Del fumo si fa spazio tra i tombini rialzati e si confonde con il profumo di ciambelle appena sfornate e i vapori del caffè caldo di due passanti, gli unici ad aver trovato il coraggio di uscire di casa. Tutt’intorno grattacieli con “la testa tra le nuvole” e punteggiati di lucine colorate e su un murale la scritta: “Welcome to New York!”

Natale sembra essere arrivato anche dall’altro lato della strada, dove tra le vetrate di una struttura bianca e dalla forma geometrica innovativa si intravedono decorazioni e luci lampeggianti: si tratta del World Trade Centre, cuore pulsante della città e nodo nevralgico dello shopping e dei trasporti newyorkesi. Poco più avanti Ground Zero dove le lacrime dei sopravvissuti si raccolgono in due fontane costruite dove un tempo primeggiavano le Torri Gemelle. Tutto intorno i nomi delle vittime di quel tragico 11 settembre che scosse l’America, che ricordiamo anche grazie al Memoriale del 11/09 con testimonianze, mostre, foto, e video. Seppur distrutte le Torri continuano a far parlare di sé e lo hanno sempre fatto, anche quando un funambolo tentò di scalarle per ben due volte alcuni anni prima di quel tragico evento.

Le feste regalano un’atmosfera diversa alla città dove il calore della gente, mescolato allo stupore per queste immagini, si fonde alla curiosità per le tante risorse che la metropoli ha da regalare. Immensi scaffali pieni di rari manoscritti affollano i piani della Morgan Library Museum in Madison Avenue e la Bryant Library sulla 40th street, incorniciati tra prestigiosi dipinti e opere scultoree sfuggite ai più.

La prima è una biblioteca privata fondata dal banchiere newyorkese John Pierpont Morgan nel 1902 e convertita a istituzione pubblica dal figlio. Bryant library è invece pubblica e gestita insieme al suo parco da un’associazione senza scopo di lucro. Qui studenti e ricercatori si affannano a preparare esami e ricerche che sperano di poter vedere un giorno tra quei volumi impolverati, cercando di non farsi distrarre dall’eleganza e dai soffitti dipinti in ogni minimo dettaglio.

Gli stessi dettagli che si trovano nei sei piani del Museo di Storia Naturale, la cui fama lo precede grazie al film “Una notte al museo” che ha reso celebre l’atrio d’ingresso e l’enorme dinosauro che lo abita. Nelle varie teche convivono riproduzioni di tantissime specie animali delle quali vengono raccontate origini e caratteristiche.

Immaginate poi ampie distese verdi popolate da scoiattoli che si arrampicano agili e scattanti sugli alberi, mentre lucine, bancarelle piene di oggetti di artigianato e hotdog fumanti qua e là attirano i più ritardatari all’acquisto degli ultimi regali in Bryant park. Altri preferiscono lasciarsi andare al divertimento e dimostrano le loro abilità cimentandosi in volteggi sulla grande pista da pattinaggio installata al centro dell’area verde.

I runner fanno lo slalom tra le stradine e gli ettari di verde di Central Park, lasciandosi alle spalle fontane, la statua di Balto e diverse location protagoniste di alcune scene dei film, mentre sullo sfondo si intravedono gli immensi grattacieli della città.

Un fermo immagine che rende davvero difficile credere che molti dei parchi di New York un tempo fossero cimiteri, come ad esempio  Washington Square Park, Battery Park, Union Square Park.

E per un parco che lasci, un ponte che trovi, come quello di Brooklyn, percorso ogni anno da centinaia di migliaia di persone, anticipate solo dai 21 pachidermi che vi camminarono sopra nel 1883, per verificarne la stabilità. Il quartiere è così chiamato grazie ai primi italiani che iniziarono a migrare in America: deriva infatti da Broccolino, termine ancora oggi utilizzato per il dialetto locale. Forse molti non sanno che le vie di Brooklyn sono tra le più caratteristiche del periodo natalizio: almeno una casa su due sembra fare a gara a chi è la più decorata, riempiendosi di luminarie e decorazioni. Passo dopo passo, casa dopo casa, festone dopo festone, si arriva dall’altra parte del quartiere, dove 34 ettari di parco accolgono ogni giorno migliaia di americani che si lasciano ispirare dal memoriale dedicato a John Fitzgerald Kennedy, posizionato al suo ingresso: “non chiedere cosa può fare il tuo paese per te, chiediti cosa puoi fare tu per il tuo paese”.

E noi cosa possiamo fare? Passeggiare sull’ Highline godendo del vento gelido, del profumo di oceano e di una vista strabiliante sulla città. Si tratta di una passerella realizzata su una sezione in disuso della ferrovia sopraelevata chiamata West Side Line e facente parte della New York Central Railroad. Questa venne costruita negli anni 30 del 21esimo secolo e poi abbandonata negli anni 80. Il percorso attraversa tutta Manhattan, che gli indiani d’America chiamavano Manhatta, ossia isola delle tante colline.

Seguendo tutta l’ex direttrice si arriva alla Stazione centrale, conosciuta dai più come Grand Central Terminal, la più grande al mondo per numero di banchine e binari articolate su due piani dove sventola alta la bandiera americana. I seguaci dei film Marvel ricorderanno senz’altro l’ingresso principale della stazione per il film ”The Avengers”.

A proposito di supereroi, a New York tutto è possibile, anche “toccare il cielo con un dito”. Basta prendere un ascensore al tramonto, quando la città si veste di arancio e oro, per rimanere con la testa tra le nuvole e i piedi ancorati a terra osservando l’intera Grande Mela dall’ultimo piano dell’Empire State Building o della Rockefeller Tower.

Da qui si può ammirare il grosso albero di natale tra la 5th e la 6th avenue e anche tutti i quartieri della città, partendo da Harlem, a nord ovest di Manhattan, dove lo spirito, la musica, il cibo e le strade si colorano di tradizioni afro.

Soho, il quartiere più in dove trovare negozi costosi ma soprattutto personalità stravaganti. Chinatown e i suoi profumi di spezie e i mercati del pesce di Pechino, la cui naturalezza contrasta con l’artificialità delle vie del quartiere Italiano, dove si ritrovano sulle insegne i nomi dei piatti tipici mediterranei. E non è un caso che Chinatown sia davvero così popolato: la comunità cinese a New York è più grande di tutte le medesime comunità sparse al di fuori dell’ Asia.

Giunta la sera l’unico colore che domina la scena è il giallo dei fari delle auto, delle lucine degli edifici e delle scocche dei taxi, il cui tipico colore paglierino spicca ed attrae ogni giorno migliaia di persone. Lo aveva predetto l’uomo d’affari Harry N Allen che nel 1907 lo indicò come il migliore e più attrattivo per identificare il servizio. Sfrecciano per le vie della città con a bordo businessman e turisti attraversando Times Square, illuminata a giorno dai banner pubblicitari installati sui grattacieli che la popolano. E pensare che prima del trasferimento del New York Times al numero 1 nel 1904, il suo nome era Long Acre Square. Un cambio decisamente significativo vista la fama di oggi!

Alcuni uomini d’affari in trench grigio e con il giornale sottobraccio chiedono di essere accompagnati fino a Wall street, il fulcro della borsa e degli investimenti americani. Non a caso qui troviamo il Charging Bull, il maestoso toro che rappresenta la duplice visione della borsa americana: da un lato orso in quanto previdente e controllato, dall’altro toro in quanto impulsivo e pronto al rischio.  La scultura in bronzo fu realizzata e installata da Arturo di Modica nel dicembre 1989 di fronte alla sede della borsa newyorkese. Non aveva ricevuto alcuna autorizzazione a farlo, ma voleva a tutti i costi celebrare la forza, il potere e la speranza del popolo americano risollevatosi durante la crisi dovuta al crollo finanziario del 1987.

E quei tassisti che hanno la fortuna di accompagnare qualche star, infine, continuano fino a Broadway: una strada lunghissima tra le più antiche in quanto realizzata dai nativi americani quando ancora era costellata di cespugli, paludi e rocce e permetteva a merci e persone di spostarsi da nord a sud.

L’unica star indiscussa dell’America, però, non si sposta mai, rimane immobile sulla rocciosa Liberty Island, situata tra la foce del fiume Hudson e l’intera baia di Manhattan: la Statua della libertà! Un bellissimo regalo che i francesi fecero agli Stati Uniti d’America per il Centenario della Dichiarazione di Indipendenza.

Il nome completo dell’opera di Frédéric Auguste Bartholdi è Liberty Enlighting the World (La libertà guida il mondo), ma per gli americani è familiarmente Lady Liberty.

Il progetto della stessa si deve a Gustave Eiffel, che già conosciamo per la Tour Eiffel di Parigi. Questo non è l’unico collegamento con la capitale francese, infatti la prima versione della statua si trova sull’Isola dei Cigni a Parigi, con dimensioni ridotte e posizionata in modo da guardare in direzione dell’Atlantico, verso sua sorella maggiore.

Sembra difficile credere che Lady Liberty inizialmente fosse di colore rosso lucido. Ebbene, il verde acqua con cui la troviamo oggi è solo il risultato dell’ossidazione del rame per effetto dell’esposizione agli agenti atmosferici.

Dal 1886 dall’alto dei suoi 46.48 metri di altezza la statua accoglie e saluta chiunque arrivi o lasci la città dal mare. La luce della sua torcia è spenta, ma bastano i giochi di luce e videomapping sugli edifici dei centri commerciali, l’affollarsi della gente nelle strade principali, la musica natalizia suonata dagli artisti di strada e la schiera di grattacieli pieni di puntini luminosi dello skyline di Manhattan a scaldare il cuore di chi la visita per la prima volta!

Francesca Agostina Bassi