Questo articolo lo scrissi nel 2015 dopo un breve soggiorno a Singapore per questioni di lavoro.
Non posso dimenticare quelle due ali di folla per quell’ultimo saluto, ed io ero li incuriosito ad osservarle, mi muovevo tra le vie della città in quel giorno sospeso in uno spazio di tempo impossibile da descrivere. C’era anche chi aveva trascorso 8 ore di attesa per un ultimo sguardo, pieno di rispetto, riconoscenza ed intriso da un sentimento lancinante, che banalmente potremmo sintetizzare in sincero dolore. Tutti con il capo chino e con in mano un cellulare, tutti ordinati e pronti ad immortalare il passaggio di una salma di un uomo che ha segnato la storia di un intero paese: la storia di Singapore. Lew Kuan Yew, 91 anni, signore e padrone di Singapore che ha guidato dal 1959 al 2011, ha salutato il 23 Marzo 2015 il suo popolo nel suo ultimo tragitto verso una gloria che pochi al mondo sono riusciti ad eguagliare. Se Singapore è oggi un modello di città stato, dove convivono 5 milioni di abitanti, di quattro etnie e altrettante religioni (75% cinesi, 13% malesi, 9% Indiani e 3% Europei) più che allo scopritore Thomas Ruffles, che la trasformò in un porto strategico per la Compagnia delle Indie Orientali, lo deve a questo abilissimo e sornione laureato a Cambridge che regalò alla città un’indipendenza, non voluta. Dopo essere entrato da giovane nella politica del paese si mise in luce per aver fondato un partito che chiedeva al Regno Unito l’indipendenza dopo che questi lo aveva colonizzato al termine della seconda guerra mondiale. Ottenuta una parziale vittoria con gl’inglesi che gli riconobbero il diritto di istituire un proprio Governo, si spinse oltre coinvolgendo la vicina Malesia a realizzare un nuovo sogno: la “Federazione della Malaya” che avrebbe permesso alla piccola città stato senza materie prime, di poter economicamente competere nel mondo, grazie all’enormi ricchezze offerte dal nuovo alleato. Ma le difficoltà culturali, le complessità conseguenti alle complesse integrazioni razziali, finirono con il minacciare la stabilità di Singapore invece che potenziarne la crescita, Così con la morte nel cuore, annunciò piangendo, in un epico discorso, la fine di questo accordo nel 1965, proclamando un’indipendenza non cercata e da cui bisognava ripartire. Dal 1965 al 2011, da premier o da eminenza grigia, Lee Kuan Yew si dedicò a costruire la Singapore che conosciamo oggi.
La plasma a sua immagine, con tante leggi repressive, non solo in apparenza, ma anche illuminate. Provvedimenti che imposero l’integrazione tra le quattro etnie, che proibirono, con pene pesantissime, fino alla condanna a morte, lo spaccio di droga e l’uso delle armi e il dissenso, qualunque forma avesse. Comunisti, nazionalisti, sciovinisti, integralisti, furono banditi da Singapore. Che divenne per legge un melitng pot, dove dovevi parlare quattro lingue ufficiali; dove malesi, cinesi, e indiani hanno sempre lavorato fianco a fianco; dove moschee, chiese e templi sorgevano in strade confinanti; da Muscat street a Chinatown. A Singapore non c’è nessun divieto ad avere un Chewing gum in bocca: il veto categorico è gettarlo per terra. Era una delle ossessioni di Lee era regalare superficie ad un’isola troppo piccola per aspirare ad essere Stato. Singapore è uno dei primi 5 acquirenti di terra nel mondo, la compra a colpi di decine di ettari. Oggi ha una superficie di 715 Km quadrati, e dove oggi sorge il modernissimo Marina Bay Sands fino a pochi anni fa c’era l’oceano, E il gran premio di F1 si corre sulla terra comprata altrove. Con queste premesse, sembra anche logico punire duramente chi inquina il terreno buttando ineliminabili Chewing gum. In mezzo a tante leggi dispotiche e bizzarre, a una delle dittature tra le più illuminate protrattasi per più di mezzo secolo, va citata una delle innovazioni introdotte dal padre fondatore, Lee.
Ogni 5 anni il Governo invita 300 personalità internazionali per discutere di come progettare il futuro di Singapore. Un “conclave” di sapienti, formato dai vertici di tante multinazionali presenti sull’isola, scienziati di chiara fama e premi Nobel. Cosa si decide in queste riunioni? Si prendono decisioni come quella di dedicare un’isola al divertimento, come l’Isola di Sentosa, o di costruire il Marina Bay Sands o di decidere che ci possa essere un Casinò ma che per non “dis-educare” i locali, gli stessi contrariamente ai turisti, debbano pagare un ingresso, così da scongiurare un’eccessiva propensione al gioco. Oppure la creazione del parco Biotech, da un chilometro quadrato che raccoglie le eccellenze della ricerca sulle scienze della vita. Lee Kuan Yew, creò due grandi fondi di investimento che hanno il compito di sostenere le start up di piccoli business, un patrimonio incredibile basato unicamente sul principio di aiutare le idee a diventare realtà, anche le più strampalate, perché è anche da quelle che si impara. L’ultima sua iniziativa portata avanti da suo figlio, oggi ancora Primo Ministro era dare una casa a tutti i Singaporiani con un basso reddito. Nell’ultimo conclave si è discusso di spostare il grande porto, uno tra i più grandi del mondo, per fare spazio ad ulteriori parchi di divertimento che possano attirare gente da tutto il mondo. Tutto questo e non solo questo era Lee Kuan Yew, e da quel giorno lo piangono 5 milioni di persone, in quattro lingue e pregando per quattro diverse divinità.
Marco Cisini



