Una giornata tra Orchard Road ed Emerald Hill Road
Nonostante il volo sia stato molto confortevole, avevo dormito poche ore pensando alla mia nuova avventura. Quando sono atterrato, per la prima volta all’aeroporto Changi, era mattina presto ma, grazie alla complicità dell’adrenalina, mi sentivo perfettamente riposato e tutto, già da quel primo approccio, mi apparve meticolosamente progettato, pulito e perfettamente organizzato.
I controlli alla security aeroportuale sono stati scrupolosi ma senza che abbia mai avuto la sensazione di una presenza dell’autorità che volesse, in qualche maniera, perpetrare un abuso di potere…probabilmente grazie anche alla chiarezza delle leggi e alla proliferazione in tutti i luoghi – pubblici e privati – delle onnipresenti telecamere a ricordare un controllo costante.
Arrivato all’aperto, sono stato subito accolto dall’aria tiepida e umida dei tropici ma, pochi secondi dopo, ero già seduto sul taxi che mi avrebbe portato, di lì a poco, al mio hotel in Orchard Road
Per tutto il tragitto, percorrendo inizialmente la Pan Island Expressway e la Central Expressway, per poi lambire il quartiere di Rochor, fui rapito dalla densità e molteplicità di edifici multipiano, e dalla presenza lussureggiante del verde tropicale sempre eccezionalmente curato. Nulla era fuori posto, e se qualcosa lo era, sicuramente era stato progettato per apparire così. Dopo il check-in in hotel e aver lasciato il bagaglio in camera, aspettai il mio contatto nella hall; erano le 8.00 di domenica mattina e alle 9.00 avrei avuto la prima riunione di lavoro. Pochi minuti dopo, un sms mi avvisava di uscire dall’hotel, attraversare la strada ed entrare nel primo Starbucks che avrei incontrato. Mauro, il mio referente locale, in bermuda e infradito, era lì fuori ad attendermi con un sorriso rilassato e una gentile stretta di mano, che mi lasciò presagire di aver fatto la scelta giusta.
Ho visitato per la prima volta Singapore cinque anni fa in occasione di un piccolo, ma molto significativo, incarico professionale che mi ha permesso di vivere la città in maniera differente, da come potrebbe farlo generalmente un turista; non so se in modo migliore o cosa, ma certamente più in contatto con la realtà locale, avendo l’occasione di confrontarsi quotidianamente con nativi ed expat ed entrare in luoghi che usualmente non sono accessibili ad un normale viaggiatore.
Orchard Road è certamente una delle vie da visitare quando si arriva a Singapore. Al mattino presto, soprattutto domenica, l’atmosfera appare inaspettatamente silenziosa, enfatizzata dalla meticolosa presenza di ordinate squadre di operai in uniforme, che si dedicano alla pulizia delle cinque corsie di cui è composta la strada e soprattutto dei larghi e ospitali marciapiedi decorati da floreali aiuole. Sto parlando infatti di quello che certamente è considerato il cuore commerciale della città; mi è infatti bastato percorrere tutti i suoi due chilometri di sviluppo, al termine della mia prima giornata lavorativa, da Dhoby Ghaut fino all’Hard Roch Cafe, in Cuscaden Road, per rendermi conto di come l’atmosfera fosse completamente diversa.
Qui, nonostante l’aria calda e umida ti spinga ad entrare in ognuno degli invitanti centri commerciali, che costituiscono una scenografia continua in cui le facciate degli edifici, e le vetrine dei negozi di alta moda, fanno a gara tra loro (collegati tra loro da passerelle o link sotterranei, per cui potresti percorrere centinaia di metri in ambiente refrigerato), i singaporiani si riversano sui suoi marciapiedi in cerca dell’ultima novità. Camminando tra le persone, sempre assolutamente ordinate e rispettose di tutte le regole, ti rendi conto della densità che raggiunge la folla a queste latitudini…ti rendi conto di essere in Oriente.
Orchard Road, agli inizi del ventesimo secolo era ricoperta di alberi da frutta (si narra che ci fosse un frutteto di noce moscata che apparteneva al Signor Orchard) poi, con l’avvento di Lee Kuan Yew al potere, e l’inizio, nel 1965 della Repubblica di Singapore, venne pian piano trasformata nella via commerciale che possiamo ammirare oggi. Però, esiste anche un angolo che non ti aspetteresti in questa parte della città. Si tratta di uno spaccato di colonialismo dei primi del novecento, proprio nei pressi di una delle fermate della metropolitana (Somerset MRT Station).
L’ingresso al quartire di Emerald Hill Road è “contrassegnato” dal tubo in acciaio e cristallo che sormonta Orchard road (OrchardGateWay). Ho percorso più volte questo piccolo angolo di paradiso, fino a Cairnhill Rise (quartire residenziale caratterizzato da edifici multipiano scintillanti, abitati dalla upper class locale) perchè amo i contrasti che possono generarsi nelle città; qui infatti riappare un pezzo di occidente in cui bassi edifici dalle facciate colorate (le caratteristiche shophouse) sono impreziositi dalla presenza costante di ombreggianti piante tropicali; qui, rispetto alla scintillante Orchard Road, è possibile prendersi un attimo di pausa e ammirare un pezzo della storia di questa fantastica città.
Nicola Rovere


