Bobbio, la sua storia parte dall’Irlanda

Percorrendo la Strada Statale 45, che collega la provincia di Piacenza a quella di Genova, nel cuore della Val Trebbia, troviamo Bobbio, tappa imperdibile per motociclisti ed amanti delle città d’arte.

Eletta Borgo dei Borghi nel 2019, la cittadina offre interessanti spunti per trascorrere qualche ora da turisti in ogni periodo dell’anno, anche se la stagione migliore resta l’estate, durante la quale potrete crogiolarvi al sole in una delle spiagge ubicate lungo il fiume Trebbia e la sera potrete godere di temperature fresche, tipiche dell’ambiente collinare.

Bobbio vanta insediamenti preistorici, ma il periodo di crescita e sviluppo possiamo collocarlo nel Medioevo, quando il re longobardo Agilulfo concede il territorio al monaco Colombano, giunto in Italia dall’Irlanda durante il suo percorso di evangelizzazione dell’occidente.

La scelta di questo punto per il progetto monastico fu dettata dalla posizione strategica del paese rispetto ai passi appenninici circostanti che separano gli attuali confini emiliani dalla Lombardia e la Liguria.

In breve tempo, il monaco permise a Bobbio di diventare uno dei centri culturali e spirituali più importanti d’Italia e d’Europa.

L’attuale basilica di San Colombano sorge sui resti della basilica del IX secolo di cui restano un breve tratto dell’abside circolare, parte della torre campanaria ed una porzione dello splendido pavimento a mosaico, scoperto durante i lavori di ristrutturazione nel 1910 e ad oggi visibile, accedendo alla cripta.

La basilica, come consuetudine medievale, ha orientamento est-ovest e si affaccia sulla piazza dedicata a San Colombano. La facciata a salienti presenta uno stile povero con rivestimento in pietra ed elementi decorativi in cotto. L’aspetto odierno è frutto di rimaneggiamenti ed aggiunte successive, come il porticato antistante l’ingresso, risalente al XVIII secolo e denominato “Paradiso”.

A sud della basilica si articolano i locali del monastero: un lungo corridoio conduce, sulla prima apertura, allo scalone di accesso alle stanze dell’abate, sulla seconda apertura da accesso ai chiostri ed in fondo agli orti monastici. Gli edifici ospitanti lo scriptorium ed il refettorio si affacciano sui chiostri: si tratta dei locali più significativi del cenobio, dove veniva quotidianamente rispettata la regola monastica “… poiché ogni giorno è necessario alimentarsi onde poter crescere, altrettanto ogni giorno è doveroso pregare, lavorare e leggere”.

In effetti l’attività dello scriptorium del monastero di Bobbio è stata fondamentale per la trasmissione della cultura in Italia. Basti pensare che la biblioteca cenobiale, prima dell’anno mille, conteneva già più di 700 codici ed è proprio grazie all’operato dello scriptorium di Bobbio, che ad oggi possiamo leggere 25 dei 150 manoscritti latini antecedenti al VII secolo.

Oggi parte degli spazi dello scriptorium ospitano la collezione Mazzolini, mentre nei locali del refettorio è ubicato il Museo della Città.

Passeggiando per le viuzze strette ed aggrovigliate è possibile raggiungere il castello Malaspina, eretto nel XIV° secolo sulla collina dominante il borgo per volere di Corradino Malaspina, consiste di un poderoso mastio centrale, due torri minori di servizio e conserva ancora intatte le mura difensive. Dagli spalti si gode di una vista panoramica sul centro storico della città. Proseguendo, visitate il Duomo ed il Santuario della Madonna dell’Aiuto.

Per finire, non può mancare una visita al Ponte Vecchio, conosciuto anche con il nome di Ponte Gobbo per il suo particolare profilo. E’ lungo 280 metri con 11 archi diseguali tra loro. La leggenda narra che fu il Diavolo a costruirlo in una sola notte a seguito di un patto stipulato con San Colombano. Quest’ultimo, promise al demonio l’anima del primo passante, riuscì a raggirarlo facendo passare per primo un cane.

Se prima di lasciare il paese desiderate provare una tipicità gastronomica, assaggiate i maccheroni alla Bobbiese, accompagnati da un tagliere di salumi piacentini ed un calice di buon vino locale, sarà uno dei tanti motivi per cui tornerete a Bobbio.

Annalisa Ranieri