Il porto di Rotterdam e la “Gran dama”

Rotterdam è una moderna città d’affari e portuale, conosciuta per il design e per le sue moderne architetture.

Il suo porto è il terzo più grande nel mondo (dopo Shanghai e Singapore) ma il primo in Europa per la quantità di merci che vengono scambiate. Ha una superfice enorme (3600 ettari) ed è il più grande deposito di carburante della UE.

Turisticamente parlando, è giustamente oscurata da Amsterdam o dall’Aia o da Utrecht, che hanno tantissimo da offrire in termini di arte e di storia e, quindi, difficilmente è la prima scelta di un viaggio in Olanda. Per noi i soggiorni a Rotterdam, negli ultimi anni, sono stati motivati da incontri di lavoro, ma questo ci ha permesso di scoprire una particolarità di Rotterdam che non avremmo mai probabilmente visto se non ci fosse stata questa occasione.

Tutti gli incontri annuali con partner e clienti (fino al Covid) di questa società americana-olandese si sono svolti sulla SS Rotterdam, una nave ancorata nel porto e trasformata in albergo e centro congressi.

Varata nel 1958 dalla regina Giuliana, questa nave lunga 228 metri, larga 28 e alta 51 faceva servizio passeggeri tra l’Olanda e gli Stati Uniti. La nave era un gioiello all’avanguardia tecnologica per affrontare la traversata dell’oceano atlantico verso il nuovo mondo.

Il suo primo viaggio avvenne nel 1959 destinazione New York con 1200 passeggeri a bordo e molti ne seguirono. Poi con il passare degli anni il trasporto passeggeri via mare fu definitivamente sostituito dai voli di linea, più veloci e meno costosi.

La SS Rotterdam fu dunque riconvertita nel 1971 in nave da crociera a 5 stelle con destinazione paesi esotici.

Negli anni ’90 la compagnia proprietaria della nave (American Carnival Cruise Line), si trovò di fronte alla necessità di rimodernarla e allinearla ai nuovi standard di sicurezza e decise che l’operazione era troppo costosa e pertanto di non dare corso alle opere, vendendola.

Iniziarono qui una serie di cambi di proprietà che finirono per portare la “gran dama”, come era soprannominata, di nuovo e definitivamente nel porto di Rotterdam e subire l’ultima riconversione. La mitica SS Rotterdam non avrebbe più viaggiato, ma sarebbe rimasta come icona di un’epoca ormai passata nel porto, come albergo a partire dal 15 febbraio 2010.

È una bella esperienza dormire nelle cabine con l’oblò sul mare e attraversare i corridoi e i ponti fino al Captain deck e alla magnifica vista sul porto di Rotterdam.

Le riunioni in questo contesto diventavano uno strano incontro di mondi diversi.

L’ ambiente riportava alle traversate (tipo Titanic) di tante persone verso l’America con i loro sogni in anni tanto diversi, i saloni rimandavano a balli, cene e feste, che avevano ospitato.

In quegli stessi luoghi, rimasti come allora, adesso si parlava di informatica e di prospettive future della tecnologia.  L’intelligenza artificiale, i tempi di risposta della rete informatica là dove si impiegavano otto giorni per arrivare dall’Olanda a New York . Niente potrebbe mettere più in evidenza il cambiamento avvenuto nel giro di pochi decenni.

Ovviamente questa ambientazione mi ha conquistato e passare l’ora di pranzo oppure dell’aperitivo serale all’aperto sul mare e sul ponte con la bandiera agitata dal vento e il sole che illuminava le tranquille e sonnolente acque del porto, mentre a qualche distanza altre navi e barche di vario tipo transitavano, era un tuffo nel passato e nella vita come era concepita in tempi non troppo lontani da noi, ma anni luce lontani dal nostro modo di vivere odierno.

La sera era facile decidere di scendere a terra e andare in un posto ancora “0ld fashion”, la sede della Holland American line ed il suo ristorante. Si prendeva un taxi acquatico, qualche minuto di attraversata, tra luci e qualche onda, e ci si ritrovava a terra e, dopo la serata tra birra e buon cibo, si faceva ritorno alla casa sull’acqua e si percorrevano i lunghi e stretti corridoi provando a non perdersi tra  tutti quei passaggi uguali uno all’altro.

Va da sé che non si poteva non approfittare di questa posizione nel porto di Rotterdam per farci  un giro  e farsi un’idea di come appare e vive un porto commerciale nel ventunesimo secolo, ma tutto il fascino per me era costituito dal vecchio , che la SS Rotterdam rappresentava e finivo per trascorrere più tempo possibile su questo transatlantico a riposo, dove camerieri, maitre e personale tutto indossava l’uniforme marittima, per completare l’illusione.

C’è da dire che il porto vale la visita organizzata da barche turistiche, sia per la vista dello skyline di Rotterdam dal mare, sia per le infinite banchine e per le navi che caricano, scaricano o vengono manutenute, in mezzo a una marea di gru portuali.

Ogni tanto durante la visita compariva un prato, un edificio ottocentesco in contrasto con i grattacieli, che svettavano, e il traffico di navi da carico e container.

In ogni caso per me la vera avventura tutti gli anni era tornare sulla SS Rotterdam, dove, sia pure con il contributo di libri e film sulle traversate dell’epoca, la fantasia e  l’immaginazione correva e ti affiancava mentre pranzavi sul ponte o la mattina facevi colazione con il mare che brillava a poca distanza, anche se il mio ruolo era di partner informatica per l’Italia di un’azienda di software americana e scambiavo opinioni e discorsi su argomenti, che più lontani non avrebbero potuto essere da quell’isola galleggiante del passato.

Fabrizia Cataneo

Viaggiatrice