Porto: tra un calice di vino, street art e tradizioni

Sul sedile accanto il vicino addormentato, dall’altro lato il finestrino, un piccolo oblò sul mondo. Il cielo azzurro pieno di nuvole spumose e subito sotto il confine tra terra e mare, esattamente come sulle cartine geografiche, i tetti delle case come piccoli quadratini colorati e strade che sembrano linee sinuose su cui si muovono minuscole le auto.

Stiamo per atterrare a Porto, la cosiddetta “capitale del nord”. Seconda città del Portogallo per dimensioni e dal 1996 Patrimonio Culturale dell’Unesco, il paesino si specchia vanitoso sul fiume Douro, regalando meravigliosi scorci. Si tratta di un luogo che conserva ancora oggi le sue antiche origini portuali, le quali rivivono nei piatti tipici, nelle tradizioni, tra la gente. La metro ci porta alla fermata Aliados, in quello che potremmo definire il cuore pulsante della città.

Ad osservare il viavai della gente un uomo con una bomboletta spray in mano, dipinto sul muro in mattoni di fronte alla stazione. Si tratta di un’opera di street art realizzata da Bordalo, noto artista di strada portoghese conosciuto per i suoi murales innovativi sparsi qua e là per la città, realizzati solo con bombolette e materiali di scarto. Un’altro meraviglioso esempio della sua creatività si trova al di là del fiume, a Vila Nova de Gaia, la patria del vino e di tante piccole cantine con i loro stand che si avvicendano sulla strada invitando i visitatori ad acquistare il tour più affine ai propri gusti.

The Half Rabbit è un grande coniglio tridimensionale che ti scruta dall’alto verso il basso, mentre abbraccia due muri residenziali spiccando per i suoi colori sgargianti e la particolarità dei materiali impiegati per la sua realizzazione.

Ci lasciamo la centralissima Avenida dos Aliados alle spalle e ci dirigiamo su Rua Formosa, una stradina permeata dall’effluvio di profumi speziati del Mercado Do Bolhao. Affamate ci gettiamo nel turbinio di ristorantini e baracchini che propongono diverse varietà di pesce: alle erbe, zuppe, fritto. Cediamo a un filetto di baccalà in crosta e una squisita zuppa di pesce, il tutto accompagnato da del buon vino e musica.

Del resto siamo in una delle zone più vitali e popolari della città, attiva fin dal 1914 per la vendita di carne, pesce, frutta, fiori e il mitico Porto, vino a chilometro zero. Un edificio un po’ fatiscente e con un grande cortile centrale, all’interno del quale si conserva la vera essenza di Porto. La stessa che si trova per le vie del centro, dove il brio e la vitalità tipiche portoghesi la fanno da padrone. Non è difficile imbattersi in qualche baretto qua e là dove giovani si scatenano a ritmo di musica, a piedi scalzi in mezzo ad attenti osservatori, applausi e urla di incoraggiamento. Intorno a loro i profili di meravigliosi palazzi messi in evidenza dalle luci soffuse dei lampioni.

Il clima è davvero mite e piacevole, sembra quasi estate. Al nostro risveglio ci aspetta una colazione a buffet con vista sulla città e una scorpacciata di Pastel de Nata. Curiosa la storia di questi dolcetti a base di uova e pasta sfoglia, nati all’inizio del XIX secolo, a Belém, nei pressi del maestoso Mosteiro dos Jerónimos, a causa di una rivoluzione che chiuse tutti i luoghi religiosi del Paese. Per sopravvivere, i monaci iniziarono a vendere i pasticcini creati da loro e nel 1837, iniziò ufficialmente la fabbricazione dei “Pastéis de Belém”. La ricetta è ancora oggi segreta.

Con la dolcezza ancora in bocca prendiamo i nostri zaini e ci incamminiamo verso la Livraria Lello & Irmao, in Rua das Carmelitas, tappa obbligata per gli amanti della lettura, ma soprattutto per gli appassionati di Harry Potter. Deve infatti la sua fama al celebre maghetto di Hogwarts. Sarà forse per il lungo salone interno, dominato dalla grande scala in legno i cui gradini ricordano Diagon Alley? Forse si, forse no. Chi lo sa?! Possiamo però affermare con certezza che l’autrice, J.K. Rowling, visse a Porto per due anni, lavorando come insegnante di inglese e trascorrendo molto tempo libero tra questi scaffali. Si rimane piacevolmente sorpresi dall’architettura e dal profumo di carta e legno. Quasi ci si perde tra tutti quei libri; si possono addirittura apprezzare le prime edizioni delle storie dei fratelli Grimm!

Il celebre scrittore portoghese e premio Nobel, Josè Saramago, citò spesso la città nelle sue opere: “Porto è uno stile di colore, un’armonia fra il granito e i colori della terra che il granito accetta, a eccezione dell’azzurro se con il bianco trova un equilibrio nell’azulejo”.

In un’altra traversa di Avenida dos Aliados è possibile raggiungere la Sao Bento Station, la stazione principale e più antica della città. Questa deve la sua particolarità alle pareti interamente tappezzate di azulejos, tipici ornamenti dell’architettura portoghese, di derivazione araba. Non ci si può non fermare al centro della sala d’attesa e girare su sè stessi con il naso all’insù, osservando le mura dove le lucide piastrelle blu di ceramica raccontano tutta la storia di Porto. Proseguendo lungo Praça de Almeida Garrett è possibile trovare ancora quella forte suggestione cromatica sulla facciata di Sè Catedral do Oporto, la cattedrale, simbolo di Porto. La fortezza risale al XII sec ed è caratterizzata da un’architettura mista romanico e gotico. Attraversate le arcate semibuie del suo chiostro, ancora una volta ritroviamo il luccichio blu degli azulejos.


L’imponente struttura si erge in piazza Terreiro da Sè, dalla quale è possibile ammirare la città vecchia, il fiume Douro, alcuni splendidi palazzi e l’antica gogna impiegata per le più tremende esecuzioni. Cullate dalla dolce melodia di un ragazzo che strimpella la sua chitarra arriviamo a una tortuosa scalinata che si addentra negli anfratti più remoti della città. Vicoli stretti dove il tempo sembra essersi fermato e le case risaltano per i loro colori pastello, le porticine basse e i panni stesi.

Si scende così fino alla Ribeira, ai piedi del fiume, costellata di locali per la movida, ristoranti, bancarelle, artisti di strada e barche che galleggiano dolcemente a pelo d’acqua, a ridosso di quella imponente struttura che collega le due sponde del fiume, il ponte Dom Luis I. Theophile Seygrig, stretto collaboratore di Gustave Eiffel, lo costruì in onore del re del Portogallo, Luigi di Braganza. Il tempo qui sembra scandito solo dal passaggio dei treni della metrotranvia e dai turisti che si fermano per scattare foto al bel panorama.

Il vento ci spinge fino in fondo al ponte. “In che paese mi trovo, domanda il viaggiatore al bicchiere di vino, che non risponde e, benevolo, si lascia bere.” direbbe Josè Saramago. Siamo a Vila Nova de Gaia, un quartiere tranquillo ed elegante, terra sempre battuta dal sole dove cresce uva di altissima qualità, come quella impiegata da Sandeman Porto, un’azienda fondata dallo scozzese George Sandeman alla fine del ‘700, il quale si dedicò al commercio del noto vino portoghese, il Porto, in Europa, Africa e America.

Sull’etichetta il Don, un caballero spagnolo avvolto dalla tipica tunica degli universitari portoghesi, che rappresenta mistero e sensualità, i due valori distintivi del prodotto. Scegliamo il tavolino con vista migliore e ci lasciamo coccolare dai camerieri. Un’ottima zuppa di pesce e legumi, un risotto e un calice di Porto bianco, dal sapore dolce, leggero e delicato, che assaporiamo fino all’ultima goccia è proprio quello che ci vuole. È allora che ripensiamo alle parole della scrittrice Augustina Bessa Luis, intraviste sfogliando i libri della Livraria Lello: “O Porto não é um lugar, é um sentimento”. Porto non è solo pesce, vino e folclore, ma soprattutto l’allegria e leggerezza che vi si respira.

Francesca Agostina Bassi