Lisbona bambina e ragazzaccia…

Non ricordo la data precisa del mio primo viaggio a Lisbona, forse nel ’69 o ’70…era ancora vivo Salazar, il dittatore del Portogallo.

Ero partito da Malpensa un volo notturno con fermata a Lisbona e proseguo per Caracas. Mio cognato con mia sorella ed un gruppo di loro amici mi aspettavano, c’era  ancora l’abitudine di andare in tanti all’aeroporto, una novità, una festa ed era ormai notte fonda.

L’appartamento era in un palazzo un po’ obsoleto in una tipica piazzetta di un quartiere residenziale e molto tranquillo, vicino al Ratto, abbastanza centrale.

Ho vivo il ricordo della mia prima passeggiata solitaria. Le indicazioni dei miei giovanissimi congiunti erano approssimative e vaghe ma la mattinata era splendente e la luce di Lisbona mi aveva già catturato. Volevo scendere verso il Tago ed inforcai rua de Bento lasciandomi trasportare dalle mie sensazioni. La strada era stretta e tutto mi parve piccolo… le bottegucce, i minuscoli bar, persino le vecchiette che incontravo ed arrancavano per la salita.

Una sensazione di povertà dignitosa, senza grida e baccano, ognuno intento al proprio lavoro. Raggiunsi le rive del fiume largo e maestoso come fosse consapevole che da lì a poco avrebbe abbracciato l’Oceano. Voltai verso sinistra ed arrivai alla Baixa.

Qui i palazzi sono importanti, Ministeri governativi, il Municipio, tutto pervaso da una certa aria cosmopolita ed elegante. In alto vedevo il Castello nel quartiere Mouraria, po il Rossio, la lunghissima avenida Libertad ed ancora la bellissima piazza dedicata al Marchese de Pombal il politico che ricostruì Lisbona dopo il terremoto del 1755.

Turisti non se ne vedevano allora, forse pochi americani. Entrai in un piccolo e vecchio caffè e gustai per la prima volta un “bolo de natta”… Quanti ricordi e quante sorprese. Il fado allora mi era incomprensibile ma poi, nei miei ritorni, incominciai a conoscerlo, ad amarlo:  Amalia e la sua voce roca e disperata, Carlos do Carmo e tanti altri ancora e quella musica ritmata, languida, struggente che evoca forse la forza degli elementi, paesaggi lontani, amori finiti…

Oggi Lisbona è diversa, sempre bellissima, non più racchiusa in se stessa come mi era apparsa allora. I gialli tram sferragliano ancora per le salite della vecchia città e sembra che cantino….Lisboa menina e mocha…….Lisbona bambina e ragazzaccia…..

Roberto Bertini