É il 29 Novembre 1864, nel villaggio del capo Cheyenne Pentola Nera (Black Kettle) posizionato sulle sponde del fiume Sand Creek all’apparenza si tratta di una giornata qualunque. I guerrieri sono lontani impegnati ad est nella caccia al bisonte e il freddo è pungente.
Nella notte la neve è caduta copiosa e i focolari sono ancora accesi per poter dare un minimo conforto alle donne e ai bambini e ai vecchi rimasti al villaggio. Pentola Nera, è un capo molto saggio e desideroso di pace e grande sostenitore del dialogo con l’uomo bianco. Ha condotto la sua gente ad accamparsi per l’inverno non lontano da Fort Lyon, nei pressi dell’attuale cittadina di Las Animas in Colorado, a circa 250 Km a Sud Est di Denver.
Sarà da qui, che i suoi Cheyenne muoveranno in primavera più a Sud, in Oklahoma, per stabilirsi pacificamente nei nuovi territori. Così ha promesso al Maggiore Scott J. Anthony, comandante di Fort Lyon da cui si aspetta protezione e supporto. Ma Pentola Nera non sa quanto sia forte l’odio che il Maggiore prova per i Nativi e quanto sia più crudele e feroce quello del Colonnello John M. Chivington di pattuglia in Colorado con il suo reggimento di volontari alla ricerca di indiani ostili da riportare nelle riserve. Una volta arrivati nelle vicinanze del campo il Colonnello Chivington impartisce gli ordini di uccidere e trucidare chiunque si trovi all’interno del villaggio.
Alcuni ufficiali si rifiutano di uccidere donne e bambini inermi e uno tra questi è il Capitano Silas Soule. É l’alba, e sono le donne ad accorgersi del fragore provocato dai cavalli lanciati al galoppo verso il villaggio. Sono 700, i soldati partiti alla carica per sterminare ogni forma di vita del villaggio.
Grazie ai racconti dello scout Robert Bent sappiamo di mutilazioni ai genitali per gli uomini e dei seni per le donne, neonati uccisi o abbandonati nella neve o calpestati dai cavalli, un vero e proprio massacro. Alle prime luci della sera, si contano 28 uomini uccisi e 105 tra donne e bambini, tutti uccisi senza pietà e nel sonno. I Cheyenne avevano consegnato le armi molte settimane prima secondo gli accordi che erano stati presi.
Pentola Nera riesce a fuggire mentre sua moglie viene ferita gravemente. L’eco della vittoria arriva presto a Denver dove grazie alla stampa viene celebrato l’eroismo del Colonnello Chivington e dei suoi uomini. Gli scalpi e i trofei recisi alle donne e ai bambini vennero esposti ed appesi al palco del Teatro dell’Opera di Denver durante l’intervallo di una rappresentazione, ma la verità non tardò ad emergere grazie alle testimonianze di Silas Soule e degli altri ufficiali e soldati che si rifiutarono di prendere parte al massacro.
Dopo le rivelazioni il Governo nomina una Commissione per indagare su quanto accaduto e al termine delle indagini, condanna Chivington e i suoi uomini per aver commesso un inutile Massacro. Le pene non saranno mai applicate, in quanto il Colonnello abbandona l’esercito mentre lo stesso Silas Soule viene ucciso prima ancora che la Commissione termini il suo lavoro. La notizia di quanto accaduto ai Cheyenne, si diffonde in tutte le tribù delle Grandi Pianure americane, suscitando rabbia, sdegno e desiderio di vendetta.
Pentola Nera non smette di chiedere la pace per sé e per la sua gente. Quattro anni dopo, il 27 Novembre 1868, mentre si trova alle sponde del fiume Washita River, nell’Oklahoma del Nord, in una fredda alba invernale verrà ucciso insieme a sua moglie dal Generale George Armstrong Custer e dagli uomini del settimo cavalleggeri.
136 anni dopo la strage del Sand Creek, nel 2000 il Congresso americano si assunse la responsabilità di quel massacro, chiedendo ufficialmente scusa a tutti coloro che ne erano stati vittima. In quel luogo oggi una lapide ricorda la morte di quegl’innocenti, che si unirono a tutti coloro che in nome di una conquista senza senso, dovettero fare spazio con la morte al Nuovo Mondo che li invase. E come dice De André nei versi della sua canzone “ora i bambini dormono sul fondo del Sand Creek”.
Marco Cisini

