Tel Aviv e la Città Bianca

Soggiornare nelle architetture del Movimento Moderno

Tra i tanti motivi per cui visitare un Paese ricco di storia, di siti archeologici e monumenti leggendari, avvolto, tanto dalla presenza palpabile di un’aurea di spiritualità, quanto dal clima di tensione evocato da lotte intestine fra culture e religioni diverse, che convivono in perenne equilibrio tra ostilità e controllo, ce n’è uno che accomuna gli appassionati di architettura e, in particolar modo, di quelli ammaliati dalle pure forme geometriche degli edifici del Movimento Moderno. Visitando per la prima volta Israele, qualche anno fa, fui piacevolmente sorpreso nel constatare che la Città Bianca, un quartiere di Tel Aviv edificato tra il Rothschild Boulevar e la zona della città che si è sviluppata verso il mare (che rappresenta un importante spaccato del suo tessuto urbano), fosse ancora intriso dello scorrere della “vita” dei suoi cittadini, dalle loro attività commerciali e culturali e non si fosse invece trasformato in un ambito geografico, in via di estinzione, solo da proteggere e tutelare. Credo infatti che questo sia uno dei segreti delle città per mantenere viva l’autenticità dei loro centri storici, piuttosto che renderli dei musei all’aria aperta. Tel Aviv, “nonostante” sia stata riconosciuta dall’UNESCO, patrimonio dell’umanità il 6 giugno del 2004, ne è un esempio formidabile.

In questo caso, l’aggettivo bianca, si deve alla presenza di quasi 4000 edifici, costruiti nella prima metà del 1900 da architetti europei, secondo i principi del Movimento Moderno che fanno di Tel Aviv, la città con il maggior numero di edifici al mondo con queste caratteristiche: linee orizzontali, tetti piatti, pareti bianche, assenza di ornamenti, in perfetto stile Bauhaus.

La città fu fondata nel 1909, da un gruppo di cittadini provenienti dalla confinante città di Giaffa, che iniziarono a costruire i primi quartieri, secondo il progetto dell’urbanista inglese Patrick Geddes (che aveva lavorato anche al progetto di New Delhi) ispirandosi alle Città Giardino inglesi.  Tel Aviv, divenne il simbolo di una nuova Israele (allora ancora sotto mandato britannico), pronta ad accogliere le migliaia di rifugiati dalla Germania nazista diventando la terra promessa dell’emigrazione ebraica.

Rothschild Boulevar è un viale alberato impreziosito dalla presenza di uno spartitraffico centrale (in parte adibito a pista ciclabile) che è particolarmente piacevole percorrere a piedi stando all’ombra di incantevoli piante; partendo da Habina Platz, una spaziosa area urbana, ricca di verde dalle linee e linguaggio contemporaneo, su cui si affacciano il Teatro HaBima e l’Audotorium Bronfman, si può arrivare fino al numero civico 16, sede della Indipendence Hall (casa del primo sindaco di Tel Aviv, Meir Dizengoff) per ammirare uno dei più riusciti restauri conservativi di uno dei tanti immobili che fanno da quinta al viale. Qui, da qualche anno, la municipalità ha infatti incentivato la ristrutturazione e, in alcuni casi, la sopraelevazione di molti edifici in stile modernista, proprio per riportarli agli antichi splendori, permettendo ai proprietari di riabitarli con tutti i moderni comfort; questo ha anche implementato notevolmente il valore immobiliare dell’area, tant’è che è diventata una delle più ambite della città.

Molti sono gli edifici che è possibile visitare, anche all’interno, lungo questa passeggiata o facendo qualche breve divagazione e tra questi ce ne sono alcuni che sono stati trasformati nel corso degli anni in Hotels.

Il Rothschild 71 Hotel è uno dei primi Boutique Hotel aperto sulla Rothschild Boulevard; si trova in un originale edificio di 3 piani progettato dall’architetto modernista Zeev Rechter nel 1934, che garantisce ancora oggi un’autentica atmosfera “Bauhaus”.

Altro esemplare sulla Nachmani St., poco distante dal Boulevard, è il The Norman Hotel, costituito da due edifici ai civici 23 e 25 (realizzati originariamente nel 1925) il cui progetto di restauro, e trasformazione in Hotel del 2012, è dell’architetto Yoav Messer. La struttura principale è un grande edificio modernista, caratterizzato da colori chiari e persiane in legno, mentre quella secondaria è un edificio in stile eclettico.

Molto interessante, in Dizengoff Square, l’ex cinema Esther (costruito intorno al 1939 su progetto dell’architetto Yehuda Magidovitch) sapientemente trasformato nel 2000 nel Cinema Hotel; la lobby dell’hotel è stata proprio collocata nella ex-hall del cinema!

La facciata esterna è caratterizzata da una serie di balconi sinuosi, che seguono l’andamento curvilineo della piazza su cui si affacciano.

Infine non può mancare una visita al Poli House, un Hotel situato in Magen David Square; l’edificio è stato costruito nel 1934 e dopo essere stato utilizzato per varie funzioni, incluso la tipografia clandestina dell’organizzazione militare ebraica Etzel, durante il mandato britannico, è stato trasformato in uno splendido Boutique Hotel secondo il progetto di Nitza Szmuk Architects, che ne hanno conservato la struttura, caratterizzata dal linee bianche e dalle pure geometrie originali, mentre gli interni, curati da Karim Rashid, sono un tripudio di colore.

Nel 2019, per festeggiare il centesimo annivarsario della fondazione del Bauhaus (la mitica scuola fondata da Walter Gropius a Dessau, in Germania), il Comune di Tel Aviv e la Repubblica Federale Tedesca hanno restaurato, con uno sforzo congiunto, l’iconica Max-Liebling House, situata in Idelson Street. L’edificio, costruito nel 1936 per Max Liebling, ebreo tedesco in fuga dalla Germania nazista è diventato la sede del White City Center, punto di riferimento per i cultori dello Stile Internazionale della città.

Nicola Rovere