Chiese a Milano: Santa Maria presso San Satiro

Poco distante dalla meravigliosa Piazza del Duomo di Milano, contornata da portici e negozi di ogni genere, brulicante di turisti in fila, ansiosi di vedere le luminose vetrate e la foresta di colonne gotiche del Duomo, si trova via Torino, una strada piuttosto trafficata, la cui vocazione commerciale risale fino al medioevo.

Erano infatti insediate qui botteghe e vari tipi di commerci che hanno lasciato la loro traccia nei nomi delle vie antistanti (via Cappellari, via Orefici e via Speronari).  L’affollata arteria commerciale, ricca di bar, food street, showrooms e centri commerciali, nasconde anche tracce della Milano medievale e rinascimentale in cui, dopo la visita al monumento che mi appresto a descrivervi, vi consiglio di aggirarvi, fino ad arrivare alla Darsena o alla Basilica di Sant’Ambrogio.

Imboccata via Torino, appena superato il primo isolato, troviamo un’architetture, meno nota al grande pubblico, di cui vi voglio parlare.  Santa Maria presso San Satiro, non si affaccia direttamente sulla via, ma sembrerebbe quasi che il piccolo sagrato antistante, sia stato creato proprio come filtro tra sacro e profano. Ma perché è interessante questa architettura?

Certamente perché è tradizionalmente segnalata come uno dei risultati più interessanti e compiuti della cultura rinascimentale a Milano, ad opera di Donato Bramante, anche se molti sono i dubbi che la concezione integrale dell’organismo sia una sua opera esclusiva; ma anche perché incarna in sé quel procedimento di stratificazione storica che con successione di modifiche e integrazioni, dovute sia ai ripensamenti dei progettisti, sia alle difficoltà economiche e urbanistiche oggettive, crescono e si modificano gli edifici e le città, già da allora.

Gli storici dell’architettura indicano un periodo compreso tra il IX e l’XI secolo, come il più probabile, per la fondazione di una piccola chiesa, della quale rimane il campanile pre-romanico, che ha la stessa inclinazione del sacello di S.Satiro, realizzato all’incrocio delle attuali vie Speronari e Falcone….se uscendo dalla chiesa imboccate la via Falcone, lo potrete ammirare.

Nel 1242, è riportato dagli storici un evento miracoloso…si narra infatti che un dipinto della Vergine iniziò a sanguinare! Dopo questo miracolo, l’immagine diventò oggetto di venerazione popolare e fu spostata in una cappella. Non è certo però se la cappella fu aggiunta alla struttura dell’oratorio o del sacello o fosse rimasta isolata; fatto sta, che l’organismo iniziò a prendere la sua forma, per successive giustapposizioni, fino al XV sec. quando s’intraprese la costruzione della chiesa che, verosimilomente, vediamo oggi. Infatti, nel 1477 a seguito del gesto di un folle che incise con un coltello l’immagine miracolosa della Vergine,  Gian Galeazzo Sforza decise di costruire un nuovo e più sicuro edificio per custodire l’affresco deturpato.

La chiesa fu quindi costruita in diverse fasi e con non poche altre vicissitudini; nel 1484 fu acquisita un’altra porzione di terreno, per poter accedere alla chiesa dall’attuale via Torino…nel 1486, dopo la peste dell’anno precedente, infine, fu ultimata. Ma quando entrerete nella chiesa, oltre ad ammirare la navata centrale voltata a botte, sarete rapiti dall’elemento più significativo, per cui è particolarmente ricordato questo monumento, che è da ricondurre alla risoluzione geniale del Bramante nel realizzare il coro…la parte conclusiva della chiesa alle spalle dell’altare.

É noto infatti che, a causa di vincoli urbanistici imposti dalla contrada del Falcone, che non permisero la realizzazione del progetto originario (con la realizzazione di una pianta a croce latina) la chiesa non poté essere conclusa con una consueta area absidale. Bramante realizza il cosìdetto “coro prospettico” nel quale simulò (attraverso un’illusione ottica in soli 90 centimetri!) la presenza di tre campate con archi che presuppongono, con il loro sfondati, l’esistenza delle navate laterali.

Altro elemento, certamente attribuito al Bramante, è la sagrestia, in cui l’architetto rinascimentale attua una complessa sintesi compositiva. Questa si trova in una posizione anomala (nei pressi dell’ingresso della chiesa a lato della navata laterale destra) e molti aspetti fanno supporre che inizialmente fosse nata come elemento indipendente e, integrata nell’edificio, solo in un secondo momento, probabilmente in occasione di restauri ottocenteschi.

Se si osserva infatti l’esterno, in alto, si noterà che alcune decorazioni risvoltano anche nel lato che guarda la chiesa, confermando che un tempo i due edifici dovevano essere probabilmente essere separati. In definitiva l’edificio, solo grazie a molti compromessi e ripieghi, che lo stesso Bramante dovette accettare, venne realizzato.

Nicola Rovere