Milano e le sue mura: un percorso guidato dalle antiche porte della città

Ogni città ha i suoi punti di riferimento. Per i cittadini che la abitano, possono essere dei luoghi legati alle proprie abitudini, il tal cinema, il centro commerciale, un parco; per gruppi ristretti di amici, invece, posti legati alla memoria collettiva… “ci troviamo sulle scale del liceo…” “ci vediamo dove porto il cane…” e così via. Per i turisti il nord della loro bussola è facilmente interpretato dai monumenti e, ormai da qualche decennio a questa parte, dai cosiddetti edifici iconici che non si limitano a individuare punti fermi e riconoscibili, lungo il vagare nelle nostre città, ma rappresentano il motivo principale per cui una città, o anche un paesaggio è riconosciuto, visitato e ricordato. Molti sono gli esempi che potrei fare, a partire dalla stessa Milano, che è sempre più considerata per i grattacieli che rappresentano le sue ultime trasformazioni urbanistiche o, cambiando latitudini, per gli elementi del paesaggio da cartolina, come le Cascate del Niagara o la Monument Valley. Quello su cui mi interessa porre l’accento, sono quegli elementi rappresentativi del tessuto urbano che, seppur appaiono come secondari rispetto ai monumenti classici o addirittura, in alcuni casi, sono appena citati negli angoli remoti delle guide turistiche, hanno il potere di guidare il nostro orientamento e farci individuare facilmente la forma della città, i suoi maggiori viali di scorrimento e quelli che l’attraversano.

Nel caso di Milano, mi riferisco al sistema delle antiche porte che un tempo rappresentavano i punti di ingresso e uscita dalla città e ora, quelle rimaste, sono generalmente elementi assorbiti dalle trasformazioni urbanistiche contemporanee e dal traffico cittadino e perciò, poco considerate; soprattutto dal momento in cui Milano ha perso la caratteristica di città radiale, trasformandosi in città policentrica. Per parlare delle porte di Milano, bisogna anche parlare del suo sistema di antiche mura concentriche.

Molto spesso, tra gli abitanti di Milano, si parla di circonvallazione interna, esterna o della cerchia dei Navigli e dei Bastioni riferendosi agli anelli che circondano la città; questi anelli, a parte il più esterno, un tempo rappresentavano le cinta murarie o porzioni di territorio su cui scorrevano i binari della ferrovia.

Il più interno di tutti, che delimitava un’area del centro della città, oggi completamente trasformata, era il tracciato delle mura romane (ricostruite sul loro tracciato varie volte, in seguito a varie distruzioni, come quelle per mano di Attila nell’anno 452) che era stato realizzato ad anello, lungo vie oggi molto note, come le attuali via Montenapoleone e via Durini; via Larga, via San Vito e via Nirone; fino a via S. Giovanni sul Muro, per arrivare all’attuale largo Cairoli e concludere l’anello percorrendo le vie Cusani, dell’Orso e Monte di Pietà.

Lungo questo tracciato, alcuni resti delle mura romane sono ancora oggi visibili, sotto forma di rovine. Tra queste si possono ammirare, nei pressi del Carrobbio, alcune piccole porzioni; una, in particolar modo, in prossimità di via del Torchio (porzione della vecchia Porta Ticinese), oltre ad una delle torri, situata all’interno del cortile del Civico Museo Archeologico. Infine, nel piano interrato del Grand Hotel et de Milan (in via Manzoni) ne è stato restaurato un tratto di fondazione.  Le mura romane erano accessibili attraverso dodici porte (delle quali oggi non ne rimane più nessuna). Queste vennero costruite in diverse fasi, tra l’epoca repubblicana e quella imperiale per essere sostituite da quelle di origine medioevale, dopo la loro distruzione a seguito dell’assedio di Milano nel 1162, ad opera di Federico Barbarossa.

Le mura di epoca medievale (la cosiddetta cerchia dei Navigli) vennero costruite a partire dal 1171 e presentavano un fossato (allagato grazie ad una deviazione del canale Olona) a ulteriore difesa della città. Le mura erano intervallate da sei porte, considerate maggiori e da nove pusterle (delle porte di minore importanza). L’impianto generale, anche se fu rimaneggiato nel corso dei secoli, è fondamentale per la definizione della pianta della città tant’é che, dopo la dismissione delle mura, il vecchio fossato rimase attivo e divenne navigabile per vari secoli. Delle mura rimane solo un breve tratto lungo la via San Damiano, di fronte all’incrocio con via Mozart, quasi irriconoscibile; mentre le Porte, ancora visibili, sono due e delle Pusterle non ne rimane che un solo esempio. Questi manufatti sono particolarmente significativi, soprattutto per la loro posizione e non tanto per la loro autenticità, in quanto in parte rimaneggiate nei secoli e in parte addirittura riscostruite, come il caso dell’ultima: la Pusterla di Sant’Ambrogio.

Questa segna praticamente l’accesso ad una delle Basiliche (e monumenti) più importanti della città, la Basilica di Sant’Ambrogio (patrono della città di Milano), oltre a conservare al suo fianco ancora un tratto del tracciato originario del Naviglio. Le altre due posizioni significative, sono interessate rispettivamente dalla Porta Nuova (medievale), che segna l’inizio di via Manzoni, presso piazza Cavour e da Porta Ticinese (medievale) nei pressi della Basilica di San Lorenzo e del suo splendido colonnato di origine romana.

A cavallo della metà del 1500 vennero infine costruite le mura spagnole. Il progetto, per ordine di Ferrante I Gonzaga venne realizzato nel periodo in cui la città era dominata dagli spagnoli e fu completato nel 1562. Il tracciato era lungo undici chilometri e rappresentava la cinta muraria difensiva più lunga d’Europa. Fino al 1750, anno in cui l’allora governatore (Gian Luca Pallavicini, sotto l’autorità di Maria Teresa d’Austria) decise di abbandonare la cinta muraria, come sistema difensivo (non più adeguato all’epoca), ma evitando di abbatterlo, realizzando invece, in sua vece, un percorso alberato in quota (i cosiddetti Bastioni). Il progetto di trasformazione delle mura spagnole fu poi proseguito da Giuseppe Piermarini che realizzò un vero e proprio giardino pubblico pensile. Le porte principali, di questo sistema murario erano dodici, a cui vennero annesse, in un secondo momento ulteriori porte, in base alle esigenze.

Attualmente, rimangono ancora ben visibili alcuni tratti delle mura spagnole, in particolar modo quello antistante i Giardini Pubblici (oggi intitolati a Indro Montanelli), coincidente con il viale Vittorio Veneto, in cui è ancora possibile avere la perfetta percezione del sistema di parco sospeso. Altri frammenti isolati sono ancora visibili nei viali a cavallo di Piazzale Medaglie d’Oro.

Di tutte le Porte e caselli daziari realizzati, oggi ne sono ben visibili sette. Tutte in posizioni strategiche e ben conservate, sono in parte state adibite a sedi di associazioni o luoghi per esposizioni temporanee legate agli eventi che avvengono durante il corso dell’anno in città.

La più maestosa, realizzata in epoca napoleonica e conosciuta oggi come Arco della Pace, è la Porta Sempione, che controllava l’accesso alla città dalla Francia. Le altre, procedendo in ordine orario sono, Porta Volta, situata nei pressi dell’attuale trasformazione urbanistica dell’area di viale Pasubio, caratterizzata dalla presenza dell’edificio in cemento armato a vista (realizzato su progetto degli architetti  Herzog e de Meuron) sede della Fondazione Feltrinelli e degli uffici della Microsoft; troviamo poi la Porta Comasina (ora Garibaldi), situata nella splendida piazza XXV Aprile, che segna l’ingresso a Corso Como e a tutto il recente sviluppo urbanistico che ha modificato l’area tra la Stazione Garibaldi e piazza della Repubblica (l’innovativo hub di Porta Nuova); poi, nei pressi dell’ospedale Fatebenefratelli, in piazza Principesa Clotilde, sorge Porta Nuova. Procedendo lungo i bastioni del citato viale Vittorio Veneto, arriviamo a Porta Orientale (ora Venezia) che segna il baricentro tra il commerciale corso Buenos Aires, verso nord e l’aristocratico corso Venezia, tempestato da eleganti palazzi nobiliari, verso sud.

Infine, procedendo in direzione sud si attraversa Piazza V Giornate con i suoi caselli che guardano verso ovest al centro di Milano per arrivare alla Porta Romana in piazza Medagli d’Oro, da cui parte il variopinto corso Lodi e i suoi ristoranti, verso sud e il corso di Porta Romana, verso il cuore della città. Il “cerchio” si conclude con, la Porta Ticinese dove, la presenza dell’acqua della Darsena ci riporta alla Milano città d’acqua e al suo sistema idraulico di canali e navigli.

Dall’epoca romana, fino ad oggi, è possibile percorrere la storia, e le trasformazioni di una città, semplicemente attraversando le sue antiche porte.

Nicola Rovere