Milano Stratosferica

Le trasformazioni urbanistiche dei quartieri di CityLife e Porta Nuova

Le città sono state costruite e modificate con continue e lente stratificazioni che, nel corso del tempo, hanno saturato il territorio a loro disposizione. A differenza degli anelli concentrici del fusto di un albero che, una volta sezionato, ci mostrano la sua crescita con un ritmo pressoché sempre costante, alcune città hanno subito sviluppi che ne hanno modificato l’assetto morfologico, con un cambiamento di ritmo che, spesso, ha fortemente anticipato l’adeguarsi di una serie di servizi e attività, che avrebbero dovuto invece essere contemporanei, creando un trauma.

Molto spesso queste trasformazioni, nella loro fase realizzativa, vengono aspramente criticate e osteggiate proprio per le loro caratteristiche di rottura con il contesto o semplicemente perché portatrici di novità; altrettanto velocemente, vengono poi accettate e digerite dalle città e anche da parte di chi le criticava, per il miglioramento oggettivo delle condizioni ambientali, rispetto a quelle precedenti e perché fautrici di aumento delle rendite del mercato immobiliare.

La città di Milano, nell’ultimo decennio, è stata protagonista di alcune trasformazioni importanti che ne hanno modificato l’assetto, creando dei veri e propri nuovi poli di attrazione – anche turistica – al di fuori della zona centrale storicamente riconosciuta. Adeguandosi al trends, delle maggiori capitali europee e mondiali, nonostante la sua dimensione estremamente ridotta, Milano è riuscita a competere a livello globale, e non solo nei settori della moda e del design, dove già primeggiava.

Quando arrivate a CityLife o nel quartiere di Porta Nuova, vi rendete conto di essere in Europa. Qui vi aspettano spazi pubblici, piazze e giardini, in cui camminare indisturbati dalla presenza delle auto. Le vetrine luccicanti, degli shops alla moda, vi inviteranno a varcare le soglie delle architetture iconiche che svettano nel cielo ridisegnando il nuovo skyline di Milano. Nuove sono le forme, nuovi i colori e materiali e ammalianti i mille profumi che caratterizzano la passeggiata della galleria commerciale di CityLife progettata da Zaha Hadid, uno spazio assolutamente invitante, disegnato con linee sinuose e seducenti.

Nella piazza delle Tre Torri (il nome deriva dalla presenza dei tre nuovi grattacieli progettati rispettivamente dagli architetti, Zaha Hadid, Daniel Libeskind, Arata Isozaki e Andrea Maffei) guardando verso l’alto avrete un momento di vertigine infatti, l’edificio più alto dei tre, la torre Allianz arriva alla considerevole altezza di 209 metri, posizionandosi come secondo grattacielo più alto d’Italia.

La stessa sensazione la si prova in Piazza Gae Aulenti, attorniati dall’abbraccio della torre dell’architetto César Pelli (231 metri d’altezza che le valgono il record di prima torre italiana) e dalle linee curve del monolite bianco, progettato dallo studio milanese Piuarch, che vi invita a camminare, lambendo la Biblioteca degli alberi (il parco pubblico di Porta Nuova) fino alla passerella pedonale che sorvola via Melchiorre Gioia e da lì, passeggiando all’ombra di una quinta di edifici scintillanti in acciaio e cristallo, fino a Piazza della Repubblica.

È innegabile che entrambe le zone, seppur negli anni abbiano innescato un continuo avvicendarsi di nuove costruzioni che si sono ramificate nei meandri dei quartieri circostanti, propagandosi come un’onda sonora che diminuisce il proprio effetto man mano che si allontana dalla sua fonte, acquisiscono le sembianze di meteoriti precipitati sulla terra, rispetto al rapporto formale con il proprio contesto. Il contrasto infatti, tra un contesto fortemente caratterizzato dalle sue strutture viarie e dalle sue storiche quinte architettoniche e volumetriche, e le due nuove concezioni di città, non è attenuato dalla dilatazione di una zona intermedia di transizione, dove si ha la sensazione che finisca qualcosa e inizi qualcos’altro (come la trasfigurazione della città in paesaggio), ma è netta, senza compromessi. Questo però è anche l’unico modo con cui si costruiscono le metropoli e si è trasformata la città di Milano nel corso dei secoli.   

Nicola Rovere