Memoria e attualità si incontrano tra i binari della Stazione Centrale
Quando visitate per la prima volta la città di New York, una delle mete segnalate in tutte le guide turistiche e in tutti tour organizzati è senz’altro la Gran Central Station. Oltre ad essere comunemente riconosciuta come una delle architetture monumentali della Grande Mela, deve gran parte della sua notorietà al mondo del cinema che qui, ha girato le scene di molti film indimenticabili. Da Alfred Hitchock e Brian de Palma, (con Intrigo Internazionale e Carlito’s Way) a Robin Williams nela magistrale interpretazione della Leggenda del re pescatore, fino ai più recenti The Avengers della Marvel o al film Io sono Leggenda interpretato da Will Smith; per non parlare del simpaticissimo Alex, il leone del film d’animazione Madagascar.
Anche a Milano c’è una stazione ferroviaria importante, dove transitano quasi quattrocentomila viaggiatori al giorno
(tra pendolari e turisti) eppure, nonostante la sua posizione strategica per l’accesso al centro storico della città (è infatti servita da due linee della metropolitana, da treni regionali e dagli shuttle bus per gli aeroporti di Milano Malpensa, Orio al Serio e Milano Linate, oltre che da varie linee di tram e autobus cittadini), non è sempre considerata tra le attrattive da visitare. Ma cerchiamo di scoprirne i pregi.
La Stazione Centrale si affaccia sulla Piazza Duca d’Aosta che ospita sui suoi bordi il grattacielo Pirelli e lo storico Hotel Excelsior Gallia (oggetto di un ampliamento, molto discusso, negli ultimi anni); di fronte al suo accesso principale, dopo aver superato la piazza alberata, troviamo la monumentale via Vittor Pisani che, con i suoi portici giganti, ci porta direttamente in Piazza della Repubblica e da lì al centro della città.
Intorno alla fine del 1800 il Ministero dei Lavori Pubblici costituì una Commissione di riforma del sistema ferroviario nazionale che, già da allora, evidenziò la necessità di modificare il nodo ferroviario milanese. Nel 1906 (anno dell’inaugurazione dell’Esposizione Universale) il Re Vittorio Emanuele III diede il via ai lavori per la nuova Stazione Centrale. Da quell’anno e fino al 1931 (anno dell’inaugurazione della Stazione Centrale) fu realizzata una nuova linea ferroviaria ad anello, che cambiò radicalmente l’assetto della città. Inizialmente, venne spostata a nord per circa 600 mt (lungo l’attuale asse di via Vittor Pisani), la posizione della precedente stazione ferroviaria, che occupava l’area dell’attuale Piazza della Repubblica. Il vecchio anello ferroviario, procedendo verso est, collegava, la precedente stazione a quella di Porta Nuova (situata su un rilevato che, oltretutto, negli anni ’70 fu utilizzato per ospitare il Luna Park cittadino e attualmente è occupata da parte dello sviluppo immobiliare di Porta Volta); poi, procedeva verso lo scalo di Porta Sempione (un’ immensa area che attualmente è occupata dai Giardini della via Pallavicino, a sud e dai giardini, paralleli a Piazza Giovanni XXIII, a nord); da lì, infine, si congiungeva a Porta Genova. Verso ovest invece, l’anello attraversava, con un ponte, l’area di Corso Buenos Aires, dei viali della circonvallazione e di viale Corsica, fino ad arrivare all’attuale stazione di Milano Rogoredo e da lì procedeva per il sud Italia.
Chiaramente, questi trasferimenti dei binari e degli scali ferroviari, lasciarono intere aree libere che vennero colmate da costruzioni, in seguito all’approvazione dei successivi Piani Regolatori, a partire da quello di Pavia-Masera del 1911. Il trasferimento della stazione invece, nell’attuale area occupata dalla Stazione Centrale provocò la dismissione del cosìdetto Trotter;
era un’area pionieristica dedicata allo sport e la squadra di calcio del Milan, vi giocò le sue prime partite fino al 1902
Solo nel 1912, a seguito dell’esito di un secondo concorso, proseguirono i lavori della Stazione Centrale con un nuovo schema funzionale; fu allora che si decise di realizzare la “galleria delle carrozze” e il sontuoso salone delle biglietterie, abbandonando l’idea di realizzare un hotel all’interno della stazione; ma i lavori furono interrotti poco dopo dallo scopio della I Guerra Mondiale fino a concluderrsi, con la versione definitiva, nel 1925. In quest’occasione vennero realizzate le gigantesche arcate metalliche, a copertura degli attuali 24 binari dei treni (la maggiore misura 72 ml. di luce ed è alta più di 33 metri). La facciata principale, larga duecento metri, è caratterizzata da un insieme di stili architettonici, dal Liberty all’Art Déco, alla monumentalità del periodo fascista. La stazione è del tipo terminale o “di testa”, ragion per cui, fino all’avvento dei treni ad alta velocità che prevedono la presenza di due motrici (all’inizio e alla fine del treno), ogni qual volta un treno entrava in stazione, per poter ripartire, doveva attendere che venisse agganciata una locomotiva che procedesse in senso opposto a quello di arrivo.Merita di essere menzionato il binario 21 dove, oltre a trovarsi la “Sala Reale” (la sala d’attesa della famiglia reale italiana), è tristemente noto poiché legato ad un momento storico tragico della storia della città e della Nazione; da qui infatti partivano i convogli, carichi di ebrei deportati, verso i campi di sterminio della Germania nazista.
Dopo la II Guerra Mondiale, si iniziò a valutare l’inadeguatezza funzionale della stazione
soprattutto per il dislivello tra l’accesso e la zona dei binari; nel 1952 le Ferrovie dello Stato realizzarono due rampe di scale mobili suddividendo inevitabilmente l’area delle biglietterie al piano terra. Infine, tra il 2005 e il 2010 la Stazione Centrale subì una radicale trasformazione dei suoi percorsi interni, più per motivi legati all’inserimento di strutture commerciali che in ottica di un suo miglioramento funzionale.
Mi piace pensare che la costruzione e trasformazione delle città sia intrisa di racconti e particolarità da svelare e che anche la Stazione Centrale abbia avuto un suo momento di notorietà legato al cinema….come non ricordare l’arrivo a Milano, di Totò e Peppino in paltò e colbacco nell’esilarante commedia Totò, Peppino e la Malafemmina del 1956.
Nicola Rovere




