Sulle note di Siviglia

Siviglia come te la immagini? Bella direi. Che ne dici, partiamo? Partiamo! E così, in quattro e quattr’otto compro due biglietti. Partire molto presto, salire sul primo aereo della giornata, è da sempre il mio mantra. Bisogna sfruttare al massimo il tempo in viaggio, ci si riposerà poi a casa. Il primo week end di febbraio saltiamo su un volo low cost dalla scomodissima Bergamo e decolliamo all’alba in mezzo al nebiùn. Atterriamo a Siviglia a un’ora veramente indecente di una limpida domenica mattina. Silenzio, cielo terso e sole già primaverile ad accoglierci. n un attimo, questo clima meraviglioso trasforma due liguri assonnati e spaventati dalla foschia lombarda in gente di mondo, felici di essere lì. Riassumo brevemente l’atmosfera: strade deserte, bar ancora chiusi, camera pronta forse dopo le 15.00. Bell’idea arrivare in terra andalusa così presto. Ripeti con me:  o- r- a- r- i   s- p -a -g- n -o- l- i  non ci vuole uno scienziato.

Ma noi non demordiamo e aspettiamo serenamente che almeno Starbucks apra. Prendiamo un caffè e camminando lentamente ci guardiamo intorno, calandoci nel mood di questa affascinante città, deserta e silenziosa, un po’ vintage, un po’ così. Cosa ci colpisce subito di Siviglia?L’armonia delle forme architettoniche, la magnifica Cattedrale, il colore caldo dei muri delle case, le arance d’oro sui tanti alberi che adornano ogni via del centro ma soprattutto, ci colpisce la musica.

Come avrete già capito dai miei racconti, la musica ha un ruolo importante, importantissimo. Potrei abbinare a ogni viaggio un genere musicale. La musica, si sa,  è evocativa. Ogni volta che risento quelle note, anche solo per pochi istanti,  mi sembra di esserci. Camminando incontriamo un giovane musicista forse anche lui un insonne ottimista. E’ seduto all’ombra sotto un arco di pietra che affaccia su una piccola corte spaziosa e piena di aranci. Gambe conserte lui, in piedi di fronte a lui, noi. Gli sguardi si incrociano, diventiamo il suo pubblico, ascoltiamo estasiati ogni nota che creano quelle mani volando sulle corde. La giornata, per me, è già fantastica, la musica accompagna piacevolmente il risveglio di Siviglia e il mio.

Paco De Lucìa da quel momento è entrato nel mio cuore. La dolcezza e l’armonia vellutata delle note riassume l’insieme delle emozioni che la città trasmette. Ritmo, fascino e bellezza. A concerto finito ci incamminiamo verso il nostro hotel. Due parole le spenderei, a distanza di anni lo risceglierei. Ho sempre pensato che se l’albergo soddisfa le aspettative, mezza vacanza è già un successo.

Casa del Mastro è un boutique hotel trovato per caso selezionando nelle preferenze “charme”. E’ un albergo particolare, dedicato al chitarrista di flamenco Ricardo Torres.  Il check in segue in pieno il fuso orario di Siviglia per cui, con grandissima calma, abbiamo avuto la camera a metà pomeriggio. Nonostante la lunga attesa, decidiamo comunque di riposare comodamente seduti nel patio interno e di sorseggiare una bibita fresca guardandoci intorno. Pigramente osserviamo gente nuova cercando di decifrarne il carattere. Notiamo i loro abiti, i sorrisi, le movenze, rimanendo rapiti dalla musicalità della lingua spagnola. Un po’ come fare amicizia col mondo rimanendo però invisibili. Ma torniamo alla bellezza di questo patio. Gli azulejos formano un tappeto disegnato, unico. Le grandi piante ornamentali arricchiscono un ambiente già di suo molto accogliente, aggiungendo quel tocco esotico.  Affacciati al cortile i piani dell’albergo si susseguono dietro a una ringhiera di ferro battuto. Finita l’attesa scopriamo finalmente che la nostra camera è in alto, tutta azzurra, con letto a baldacchino, lenzuola di lino croccante e fiori freschi in bagno. La porta finestra a tutt’altezza, affaccia sui tetti. In una sola parola, la nostra nuova “casa” è semplicemente meravigliosa.

Dopo una notte ristoratrice, la prima colazione è servita in camera su un grande vassoio d’ argento che prevede oltre a una serie di brioche e confetture anche pane tostato e una concassè di pomodoro dolcissimo che diventerà da subito, la mia preferita. Ogni sera troviamo ad aspettarci una caraffa termica con acqua fresca e cioccolatini della buona notte. Adoro tutto questo!

Dal secondo giorno, ci amalgamiamo facilmente con la città.  I nostri cugini spagnoli sono ospiti perfetti, dotati di quella pittoresca e calda accoglienza che generosamente elargiscono con spontaneità. Siviglia è una città sorridente, la sensazione di libertà che trasmette fa stare subito bene. Dopo aver camminato con calma, ammirando dall’esterno l’architettura moresca e le chiese barocche, si può scegliere dove fermarsi per le tapas. Tutto il mondo le conosce anche perché oramai questo vocabolo è entrato a fare parte del nostro lessico abituale. In Spagna però le tapas sono un’altra cosa. Sono religione, sono uno stile di vita, una parte importante della socialità e del costume iberico. I bar de tapas, ricavati normalmente da vecchi locali che profumano di storia, sono foderati di azulejos con banconi che hanno visto parecchi chili di Jamon iberico, pinte di birra e tanto, tanto sherry. Sul pavimento scarti di carta, stecchi di legno e bucce di arachidi. Paese che vai, usanza che trovi.

Ma non si può sempre pensare a mangiare e bere, quindi, dalla guida di Siviglia che abbiamo con noi, facciamo una rapida selezione dei luoghi imperdibili e cominciamo a fare i bravi turisti. Si comincia dall’incredibile Real Alcazar, ex residenza reale con i giardini più belli di sempre. Terrazze in pietra, piante di ogni specie, fontane e padiglioni, offrono uno spettacolo che difficilmente si dimentica oltre a un fresco rifugio dal caldo e dal trambusto di Siviglia.

Casa de Pilatos è un capolavoro assoluto di stile, uno dei più bei palazzi di Siviglia. Si entra da un portale di marmo che ha origini genovesi. Stucchi e azulejos si susseguono a perdita d’occhio, statue romane e greche adornano angoli del patio, incisioni e soffitti a cassettoni. Una tale bellezza che non si sa dove guardare. Plaza de Toros de la Maestranza, è un’arena settecentesca, una delle più vecchie della Spagna e ha una facciata barocca di colore ocra e bianco. Rappresenta davvero una meraviglia estetica. Anche per chi non approva l’idea della corrida, visitarla incute una sensazione di stupore e soggezione.

Plaza de Spagna, ecco, qui mi sono persa. Una piazza grande, una corte circolare con piccoli canali e migliaia di piastrelline colorate, sole a picco e gli occhi pieni di colori. Abbiamo trasformato uno dei tanti muretti in un divano perfetto, dove mangiare un panino e abbandonarsi alla contemplazione di cotanta bellezza. Essere circondati da questo scenario pazzesco è stato davvero incredibile, sembrava il set di un film. In una città nuova si cammina molto, spesso senza neppure accorgersi dei tanti chilometri fatti se non fosse per i piedi che cominciano a protestare. Cosa dici, ci sediamo un po’? ma sì dai! Sediamoci su questa panchina al sole.

La panchina era di legno, affacciata al Guadalquivir, fiume navigabile che percorre l’Andalusia.  Il fiume è diventato per quel pomeriggio il nostro mare e quella panchina baciata dal sole, la nostra sdraio. Un momento unico, di grande relax, a febbraio, in mezze maniche. Indimenticabile. Questo è il bello di una città internazionale, con una mentalità aperta. Una città che ti accoglie senza mai giudicarti, offrendoti emozioni da vivere, senza doverti mai scusare, senza volere nulla in cambio se non di essere felice. Al calar del sole, appagati e abbronzati, passeggiamo mano nella mano con calma fino a casa per l’ultima volta, domani si parte. Come vi sarete ormai accorti, lasciare una città che è entrata nel cuore ogni volta è per me un tormento. Se sto bene dove sono, non mi viene mai voglia di tornare. Viaggiare insegna molte cose.  Ho imparato a conoscere i miei limiti e ad avere il coraggio di affrontarli, ad affezionarmi a Paesi e a persone. Mi ha insegnato ad amare l’aereo che oggi è uno dei miei migliori amici. Bisogna saper godere di tutti i lati positivi del viaggio dando il giusto peso a quelli negativi considerandoli mere peculiarità o semplicemente imprevisti da raccontare agli amici, ridendoci su. Questa filosofia all’insegna della leggerezza ma non della superficialità, permette di godersi tutto ciò che il mondo ha da offrire senza rovinarsi la vacanza con esigenze non necessarie. Viaggiare regala ricordi che nel tempo torneranno.

Viaggiare apre la mente, la nutre e insegna a vivere. Questo è il vero grande segreto di un viaggio: tornare a casa da qualsiasi parte si vada magari con la voglia di ritornarci presto ma comunque felici, appagati, migliori.

Viaggiatrice