Parco South Luangwa

Il Parco di South Luangwa è il più meridionale dei parchi nella valle del fiume Luangwa. Questo fiume è uno dei maggiori affluenti dello Zambesi, nonché uno dei fiumi più importanti dello Zambia. Il parco è un noto santuario della fauna selvatica ed un luogo magico in cui si possono fare eccezionali safari. Si estende per 9.050 Km2 e deve la sua fama, alle ferree regolamentazioni volte a mettere sotto protezione la flora e la fauna locale ma soprattutto per essere il luogo in cui sono nati i “Walking Safari”.

Questa modalità di safari è stata lanciata per la prima volta proprio in questa zona. Un ranger: Norman Carr, decise di opporsi alle spedizioni di caccia in virtù dei safari fotografici a piedi. L’innovazione era stata pensata per poter attrarre un numero sempre più ampio di visitatori, senza che questi grandi flussi di persone, potessero avere in impatto negativo nell’ecosistema locale, e se questa idea fosse stata regolamentata adeguatamente, avrebbe permesso di preservare e difendere un intero polmone naturale.

Il principio che permise a questa intuizione di trasformarsi in un esempio per tutto il continente Africano, consisteva nel coinvolgere le comunità indigene locali destinando loro parte dei proventi. Questa decisione permise al progetto di prendere forma rapidamente e nel corso del tempo questa iniziativa diventò un modello, e fu messa in pratica anche da altre riserve Africane. I “Walking Safari” costituiscono il miglior modo, per entrare a contatto con gli animali del parco e sono un’attività che regala fortissime emozioni, soprattutto quando si incontrano elefanti o intere mandrie di bufali o alcuni tra gli animali più pericolosi al mondo.

Non mancano nel parco oltre ai classici animali, alcune specie rare tra cui la Giraffa di Thornicroft (piccola giraffa endemica di queste zone) o la zebra di Crawshay (sottospecie della zebra di pianura con strisce molto strette rispetto alle altre zebre. La vera attrazione del parco, sono i leopardi che hanno una reputazione leggendaria in queste zone ed è facile vederli anche durante i safari notturni. Allo stesso tempo è presente una specie in via di estinzione come i Licaoni mentre i leoni sono molto numerosi.

Decido di partire in ottobre, è ancora alta stagione. Dalla metà del mese di novembre i Lodge e i Campi Tendati chiuderanno in previsione dell’arrivo delle piogge. Il caldo è opprimente in questo mese, ma a me e ai miei compagni di viaggio non importa. Questa volta siamo in 5: io, Stefano, Lucio, Mariapia ed Enzo (gli ultimi due sono fratello e sorella). Tutti tranne Enzo, hanno già viaggiato con me e sanno cosa aspettarsi. Il volo per arrivare è comodissimo con Airbus 380 di Emirates Airlines è come trovarsi a bordo di un salotto volante. Una volta arrivati a Lusaka ci aspetta un altro volo di circa 2 ore per raggiungere Mfuwe, poi un trasferimento di altre 2 ore circa in jeep per poi finalmente arrivare al nostro Lodge: il Kafunta River lodge.

Questo è un lodge permanente, costituito da 10 camere tutte affacciate su una spettacolare distesa di erba stracolma di acqua. In questo habitat ricchissimo ed importantissimo transitano ininterrottamente: elefanti, bufali, ippopotami, antilopi, scimmie ed un’infinità di uccelli. Le camere sono grandi e ben arredate ma come sempre, il punto forza di questi lodge per me è: la veranda.

Poltrone in legno e tavolini permetteranno di riposarci al rientro dei safari e di godere di uno spettacolo indescrivibile proprio davanti a noi. Il buio della notte in Africa non è mai assoluto e gli animali sfileranno davanti alle nostre stanze accompagnati dall’armoniosa colonna sonora composta dai suoni della savana. Per me e Stefano la veranda di un Lodge, è come la prima fila a Teatro e lo spettacolo amiamo gustarlo con una bottiglia di Grappa – portata dall’Italia – accompagnata dai suoi immancabili sigari.

Le giornate si svolgono con la solita routine Africana, sveglia alle 5:30, caffè e biscotti e via per il game drive: il safari. Ci spostiamo in jeep fino al punto in cui, a bordo di una zattera trainata da una corda nelle mani di un improvvisato Caronte locale, veniamo traghettati dall’altra sponda che è già all’interno del parco.

Una volta arrivati, iniziamo a perlustrare la zona, intenti a cercare uno dei famosi Leopardi del Luangwa meridionale. Il caldo inizia a essere quasi insopportabile, ma la bellezza che ci abbraccia insieme ad una latente preoccupazione, non ci fanno ne sudare e ne parlare. Siamo immersi, concentrati e rapiti da un paesaggio misterioso che ci ha già ipnotizzato. Siamo vittime della sindrome di Stendhal.

Sotto un’acacia troviamo un’aquila che sta banchettando, ha appena catturato una lepre. Poco più avanti, troviamo dei babbuini con i cuccioli ed un gruppo di 4 leoni che stanno divorando un bufalo, rimasto, per sua sfortuna, dentro una pozza d’acqua. Rimaniamo estasiati nel vedere una quantità così numerosa e varia di animali e sono tutti intorno a noi. Ecco anche 2 antilopi giganti: Sablèe nere (Hippogratus niger), animali magnifici, ne avevo visto un solo esemplare nella mia vita, nel parco Hwange, sempre in Zambia (ma anche questa è un’altra storia).

Ci fermiamo per fare colazione nella savana: un caffè caldo e qualche biscotto ci restituiscono le energie che le emozioni ed il caldo avevano esaurito. Ci aspetta la seconda parte del safari e siamo carichi ed assolutamente pronti. Ripartiamo e dopo poco arriviamo sulla riva del fiume, le sponde sono alte e scoscese, terreno ideale per i nidi dei “Bee eater” uccellini colorati che sono una meraviglia. Esistono oltre 20 differenti specie, quelli che abbiamo visto sono i Northern e Southern Carmine Bee Eater e gli Swallow Tailed Bee Eater. Tutti sembrano volare ad una velocità supersonica ed il rumore che fanno durante il volo è fortissimo. Siamo storditi ed affascinati da questo spettacolo incredibile della natura.

Privi di forze rientriamo al lodge, attraversiamo il fiume in un punto in cui è possibile guadarlo, anche questa esperienza è magica, sembriamo fluttuare sull’acqua e le minacce percepite intorno a noi, rendono l’avventura ancora più elettrizzante. Un ottimo brunch ci ricompensa della fatica e dopo il caffè andiamo a rilassarci nelle nostre camere. Non è così semplice riuscirci. Ci sediamo in veranda ad osservare lo spettacolo incredibile in cui animali transitano davanti a noi come se non esistessimo.

Alle 15:30 un suono di tamburi richiama la nostra attenzione, è ora di andare nella Lobby per una merenda prima di avventurarci ancora nel Parco. Ci aspettano torte dolci e salate, tea caffè e succhi di frutta ed una volta terminato questo pasto rigenerante, ripartiamo.

Non passa molto tempo che Peter, la nostra guida, scorge le tracce di due leopardi, inizia la nostra caccia. Passiamo attraverso una zona boschiva e guardiamo sui grossi rami alla ricerca spasmodica dei nostri trofei fotografici, ma gli animali ci sorprendono, a differenza della classica abitudine di riposare sui rami degli alberi, si fanno trovare a terra e non ci vuole molto per capire il perché. Un’impala maschio giace con il ventre aperto e i due animali stanno banchettando, quasi non si accorgono neanche di noi, ci degnano appena di uno sguardo, e notiamo che uno dei due è affetto da una enorme cataratta, per ricambiare l’ospitalità lo investiamo con decine di fotografie.

Restiamo ad osservare il banchetto per oltre 1 ora. Siamo l’unica jeep nella zona e possiamo stare tutto il tempo che desideriamo. Sulla via del rientro, la nostra guida vede qualcosa di strano. Una iena lentamente si avvicina a noi, si sta spostando dal fiume verso l’interno del bush. La seguiamo e notiamo a circa 100 metri da lei, un licaone solitario, cosa strana dato che normalmente si muovono in gruppo. Lo scorgiamo intento a mangiare un impala, l’eccitazione in un secondo raggiunge i massimi livelli, questi animali sono nemici giurati delle iene e ci prepariamo ad assistere ad una battaglia epocale. Dopo qualche istante rimaniamo sbigottiti nel vedere che i due non hanno reazioni violente ed iniziano a banchettare insieme come se nulla fosse, ancora una volta l’Africa ci ha regalato ci ha regalato un insegnamento, che ci fa sentire tutti un po’ più stupidi.

Arriviamo al lodge con il buio. Una doccia ristoratrice ci prepara alla cena che con nostra sorpresa ci viene servita su di una piattaforma che galleggia sul mare di acqua e erba. Il tavolo è illuminato da lampade a petrolio e sulla piattaforma ci siamo solo noi. Ceniamo circondati da un ambiente surreale avvolti da un buio non totale che ci permette di percepire bufali ed elefanti che illuminiamo con le nostre torce per poterli immortalare.

Una cena indimenticabile. L’ ultima ora, dopo la cena, come di consueto la trascorriamo seduti sulla nostra veranda in compagnia di grappa e sigari. Non siamo ancora appagati da tanta bellezza e gli occhi cercano nel buio ancora nuove istantanee da fissare nei nostri occhi e nei nostri cuori.

Massimo Malavasi