Il risveglio della Città Eterna

Per chi vive in una città come Roma, è impossibile non trovare ispirazione per scrivere articoli di viaggio ambientati in quella che resta pur sempre una delle città più belle nel mondo, un luogo che è nel desiderio di ogni viaggiatore.

Il suo patrimonio storico affonda nell’antica Roma per poi disegnare un percorso che arriva sino ai giorni nostri, snodandosi in centinaia di luoghi che ne costituiscono la sua meravigliosa e incomparabile bellezza.

Percorrendo le strade della mia città in questi giorni successivi a quell’isolamento che in ogni luogo d’Italia ci ha obbligati a stare chiusi dentro le mura domestiche, si prova una sensazione a dir poco surreale.

Per noi romani, da sempre abituati, quasi rassegnati, nel dover gestire le nostre vite di ogni giorno in un caos perenne, fatto di tante piccole difficoltà, che sommate tra loro, diventano fonte di stress, al punto da averci fatto sviluppare grandi capacità di “adattamento”, la nostra città ci sta mostrando oggi il volto di quella città ideale in cui ogni romano vorrebbe vivere.

Una città quasi tutta per noi, dove ci possiamo muovere agevolmente, dove il traffico è limitato ad alcuni punti e in alcune ore, dove si può anche circolare in bici e in monopattino con più tranquillità.

Subito dopo la fine del “lockdown” ci siamo ritrovati a percorrere le strade della nostra città, a passeggiare per i vicoli, ad ammirare la sublime bellezza dei tanti luoghi simbolo di Roma (il Colosseo, il Foro Romano, l’Altare della Patria, Piazza di Spagna con la sua stupenda scalinata, la grande Piazza del Popolo, Piazza Navona, Campo de Fiori, il Pantheon, Trastevere, il Ghetto) ed era tutto un vociare in cui era evidente che il dialetto fosse un solo e unico linguaggio: il “romanesco” a volte divertente e ironico (Carlo Verdone o Alberto Sordi tanto per intenderci) a volte quel modo di parlare forse troppo calcato, troppo strillato, che non sempre è così piacevole, probabilmente non certo ispirato a Gioacchino Belli, che con la sua statua ci guarda dal suo piedistallo nella piazza omonima, in Trastevere.

Sembravamo come se fossimo dei bambini impazziti per avere ricevuto un dono inaspettato.

Non ci sembrava vero di poter andare a farci anche noi un selfie davanti quella Fontana capolavoro che è la Fontana di Trevi. È stata una sorta di pellegrinaggio, di processione domestica verso luoghi che in passato non abbiamo potuto goderceli, perché presi dalla fretta che non ci permetteva di poter attendere il nostro turno in mezzo ad una folla di persone che arrivavano in questi luoghi da ogni parte del mondo.

Io stesso sono rientrato ai Musei Vaticani, penso dopo circa trentacinque anni dall’ultima volta che ci ero andato.

Sono arrivato lì, dove ogni giorno ci stavano persone incolonnate in lunghe file, dove era abitudine trovare gruppi con le guide e i loro ombrellini per farsi riconoscere, minivan con i vetri scuri che accompagnavano i clienti più Vip, venditori di souvenir e di “biglietti salta la fila” che cercavano di catturare i turisti, e ho trovato il “deserto”.

In un attimo sono entrato e si può dire che ho fatto quasi una “visita privata”, considerando l’esiguo numero di visitatori presenti. Eravamo così pochi all’interno della Cappella Sistina da ritenerci ospiti di riguardo nel poter ammirare in un ambiente così intimo quel capolavoro, unico al mondo.

Una delle prime sere, dopo il “confinamento”, mi sono ritrovato a passeggiare con un amico con il quale mi lega un’amicizia di lunghi anni e abbiamo ripercorso tanti luoghi che hanno contraddistinto le varie fasi della nostra vita.

Nel camminare riuscivamo a notare particolari che per anni c’erano sfuggiti: una finestra ricca di fiori in un palazzo del centro, un’iscrizione muraria a ricordo di un personaggio celebre, un bar che a suo tempo era stato il bar della nostra “movida”, una piazza dove avevamo atteso quella ragazza che ci aveva fatto perdere la testa in gioventù.

Erano le nove di sera e in quelle strade, in quelle piazze che stavamo percorrendo, spesso si ha difficoltà a conversare, tanta è la confusione in sottofondo.

Quella sera invece sembrava come se tutto si fosse fermato, un’atmosfera rarefatta in cui abbiamo sentito voci, suoni, melodie di cui avevamo perso l’abitudine: il canto festoso degli uccellini anche loro tornati a respirare, una televisione accesa in un appartamento, lo scrosciare dell’acqua di una delle tante fontane romane.

Trovandoci in centro, abbiamo deciso di andarci a mangiare una pizza.

Di solito a Roma non è così immediato il passaggio dal desiderio alla sua realizzazione, se non ti sei premunito con una prenotazione anticipata. Quella sera i ristoranti e le pizzerie aperte ce ne stavano poche e quelle poche aperte, avevano a disposizione tutti i posti che volevi.

Potrà sembrare strano, eppure un suono che ci è rimasto impresso è stato lo sferragliare di un tram.

Stavamo camminando in Largo Argentina per tornare verso Viale Arenula ed erano le dieci di sera.

Specialmente il sabato sera questa parte di Roma, in pieno centro, è un continuo flusso di auto, di bus, di persone poiché è uno snodo di circolazione abbastanza importante del tessuto urbanistico cittadino, quella sera eravamo io e il mio amico al punto che si sentivano quasi i nostri passi sul selciato.

Mentre camminavamo, abbiamo visto arrivare da via delle Botteghe Oscure il tram 8 (parte da Piazza Venezia, attraversa Trastevere per poi salire verso la Gianicolense ed è un tram che è sempre pieno di gente) e ci ha dato una sensazione strana nel vederlo completamente vuoto (a parte il conducente nella sua solitudine) ricordo quello sferragliare mentre curvava, l’unico vero rumore nel silenzio della sera.

Questa potrebbe essere la nostra città ideale se non fosse che siamo tutti consapevoli che questa idealizzazione di una città a misura d’uomo non è frutto di una scelta consapevole,

Non è per effetto di una magica pozione che si è creato quel giusto equilibrio che dovrebbe esistere in ogni luogo “universale” come può essere Roma, in cui andrebbero conciliate le esigenze di chi ci vive con chi ci viene per turismo, in pellegrinaggio, per business o perché Roma è il centro della “politica”.

Purtroppo Roma come tanti altri luoghi italiani e del mondo, sta pagando le conseguenze che si sono generate a causa della maledetta pandemia che ha portato dolore, sofferenza, paura, instabilità, crisi sociale ed economica.

In quelle stesse piazze, in quegli stessi luoghi che ho descritto sopra, e che regalano in qualsiasi circostanza delle belle emozioni, i monumenti sono sempre lì nella loro perenne magnificenza, ma intorno a quei luoghi sono evidenti le ferite: alberghi, ristoranti, negozi, attività varie con cartelli che riportano l’avvertenza al pubblico e non è una bella avvertenza.

Sono tutti luoghi che sono chiusi e non si sa se potranno aprire ed eventualmente quando.

In quei luoghi, in quelle piazze, davanti a quei monumenti non ci sono più i gruppi con le guide, si vedono pochissimi NCC, i bus che avevano scatenato polemiche in passato perché rei d’invadere il centro storico della città ora si contano sulle dita.

In alcuni parcheggi di taxi, dove spesso si stava in fila, oggi ci sono tante auto bianche con autisti appoggiati in attesa di portare qualche persona.

Gli unici luoghi che continuano ad affollarsi e anche troppo sono i luoghi della cosiddetta “movida romana”: Piazza del Fico dietro Piazza Navona, Ponte Milvio, Piazza Trilussa, Campo de Fiori.

Anche zone della città che come per esempio il quartiere dell’Eur dove ci sono grattacieli che ospitano uffici con centinaia di dipendenti, sembrano ora dei fantasmi in attesa di rianimazione.

Da romano e da cittadino del mondo, il mio primo desiderio come lo è di tutti, è uscire da questo incubo che ha stravolto le nostre vite e sperare che nell’attesa del “miracolo” le Istituzioni trovino la soluzione per non far morire le nostre città in un’agonia che giorno dopo giorno diventa sempre più pesante.

È ovvio che Roma non può rimanere un “patrimonio” solo per noi che ci viviamo, lo sappiamo bene che un bene così prezioso e immenso deve essere goduto dal mondo intero e speriamo anche che quando tutto potrà tornare come prima, si trovino anche delle soluzioni adeguate per preservare il giusto equilibrio nella condivisione della “grande bellezza romana”.

Santo David

Agente di Viaggi