Elafonissi Village. L’albergo che non c’è.

“Seconda stella a destra, questo è il cammino, e poi dritto fino al mattino, poi la strada la trovi da te, porta all’isola che non c’è” cantava Edoardo Bennato nella celeberrima canzone “L’isola che non c’è.” Nel mio lavoro ho spesso pensato a questa bella metafora di vita che il cantante partenopeo ha voluto mettere in note, prendendo spunto dalle avventure di Peter Pan. Parole evocative che ci parlano di sogni e di speranze, di un paese ricercato prima nella mente e poi nella cartina geografica ed infine in agenzia di viaggi.

La ricerca dello stupore di una scoperta, di un incontro che sebbene programmato in anticipo, abbia il sapore dell’inaspettato e del vero. Luglio 2018, Kissamos, Creta di prima mattina saliamo sulla Skoda Roomster presa a noleggio in contanti e senza garanzie. Niente lusso e ripresa riflessiva, ma spaziosa e poco attrattiva per malintenzionati.

Partiamo io, Monica, Francesco, Caterina e Benedetta in direzione di Elafonisi. La spiaggia più a sud d’Europa, una promessa da cartolina di sabbie bianche e spiagge tropicali. Quaranta chilometri da percorrere in un ora circa di strada montuosa e tortuosa, in alcuni tratti troppo stretta per due auto, con il sogno di andare a pernottare all’Elafonisi Village, soprannominato in famiglia l’albergo che non c’è.

Elafonisi era la tappa più attesa delle due settimane di itinerario a Creta, e le aspettative della famiglia erano altissime. La preparazione del viaggio era stata effettuata nei dieci mesi precedenti, con la prenotazione a dicembre di questo fantomatico Hotel che Monica aveva scoperto in blog di viaggiatori.

A seguito di svariati tentativi, non andati a buon fine, di contatto diretto con l’albergo, un nostro “agente operativo” ad Heraklion, chiamando amici, era riuscito a trovare una email attiva per prenotare due notti per due camere, con la richiesta di mandare l’acconto del 25% dell’intero importo, ben € 50 con bonifico ad una banca di Atene. La laconica email di risposta, “Ok confirmed by you” non aveva alcuna caratteristica a me nota di garanzia di avere le camere prenotate, ma non potevo rifiutarmi di disattendere le richieste dei più importanti clienti di un Agente di Viaggi con 29 anni di esperienza. La Famiglia.

Quella mattina le aspettative erano altissime ed avvicinandomi sempre di più alla meta una sensazione di ansia mi attanagliavano la mente. Pensavo:
“…. e se non ci sono le camere e se non c’è l’albergo?”
“… ho provato a scrivere ogni mese, anche con il traduttore in Greco… e se gli ho scritto un insulto senza saperlo?”.

Arrivato a sospettare di complotti alieni che operavano contro la mia stima professionale, ho rotto la tensione dentro di me, scherzando con i ragazzi. Dissi: “Vabbè al limite si dorme in auto”, ottenendo in risposta “Si ma tu dormi fuori!”.

Arriviamo ad Elafonisi e la strada ripida che porta alla spiaggia si fa sterrata e piena di buche. Tre costruzioni terrazzate sulla sinistra ed un baracchino sulla destra, ci sporgiamo per guardare le insegne. Google maps non ci aiuta, in quanto “l’albergo che non c’è” non era mappato.

Unico riferimento, i cactus con incisa uno smile sorridente. Si, è proprio così, hanno brutalizzato dei cactus incidendo delle faccine sorridenti, segno caratteristico di vicinanza al Elafonisi Village. Mia figlia Caterina, l’ancia un urlo, cactus… tipo richiamo marinaresco “Terraaaaa”. Ok penso: “non dormiamo in macchina…. forse!”

Alla reception del ristorante ci accoglie Yorgo, che parlando inglese come io parlo greco, ci indirizza alla moglie che rigira la nostra conferma (la loro email di una riga) tra le mani in segno interrogativo. Vedendo che dietro al foglio non c’era altro che carta bianca. Interviene Monica che parlando un poco di greco riesce a spiegare che siamo clienti in cerca di due stanze. L’occhio della receptionist, cuoca, cameriera, titolare si sveglia e decide urlando a Yorgo che siamo degni di avere due stanze. Ovviamente essendo in 5 si dormirà comunque in due letti matrimoniali.

Avvicinandomi alla camera, l’edificio somiglia molto ad un pueblo indiano di Albuquerque. Uno strano senso di déjà-vu, si impadronisce di me. Gorgogliando, da un cespuglio spinoso, escono due tacchini enormi e vengono verso di noi. Ok dico: “Benvienidos en Mexico” con buon accento latinos.

Il posto è da Far West. Ma poi… abbiamo fame e sete ed andiamo al Panorama Restaurant, unica traccia di vita su internet del villaggio… e boom che vista…

Dopo aver mangiato la peggior insalata greca di sempre e per sempre, costume, pinne, maschera e boccaglio e via in spiaggia… beh prima però devo mettere in cassaforte i contanti. La cassaforte nell’armadio c’è, tuttavia è prêt-à-porter collezione 1965. Staccata dall’armadio. Quindi mi arrangio alla ben e meglio. Smonto un quadro, ci infilo dentro 500 euro, lo rimonto e vado al mare (ora sapete il mio segreto).

Oliviero Polli

Agente di Viaggi