Anchiano, borgo di nascita di Leonardo da Vinci

Ero con mio marito a un meeting di lavoro ad Empoli e visto che era venerdì decidemmo di prenderci un giorno per arrivare fino a Vinci.

La casa natale di Leonardo mi interessava, conoscevo ovviamente tutta la biografia di Leonardo. Inoltre vivendo a Milano ci si imbatte di continuo in Leonardo, e poi avevo avuto la fortuna di vedere molte delle sue opere pittoriche nei vari musei. Tra l’altro, giustamente, nei musei sono sempre isolate in modo che risaltino e possano essere godute, malgrado il numero enorme di visitatori.

Dal Louvre agli Uffizi, dalla National Gallery di Londra ai Musei Vaticani fino alla National Gallery of Art a Washington e alla Alte Pinakothek di Monaco di Baviera, avevo passato parecchio tempo davanti a quei quadri.

Il suo genio e sregolatezza, la sua incostanza, che lo spingeva a iniziare le opere e a non finirle, perché preso già da un altro progetto, mi hanno sempre affascinato, perché, malgrado questo suo difetto, che faceva impazzire i committenti, ci ha lasciato capolavori assoluti, anche quelli non finiti.

Forse il rimpianto maggiore fra quanto è andato perduto o non ha resistito al tempo è il murale della battaglia di Anghiari scomparsa sia perché la tecnica adoperata, come per “l’ultima cena” a Milano, era inadatta sia perché ancora una volta Leonardo abbandonò il progetto.

Insomma volevo vedere dove tutto era cominciato.

Arrivammo a Vinci e proseguimmo per tre chilometri fino ad Anchiano, infatti è lì che è nato Leonardo, non a Vinci come si crede.

Il casolare è rimasto lo stesso del tempo di Leonardo ed anche il paesaggio collinare, con la vista delle Alpi Apuane sul fondo, è molto simile a quello di quel tempo.

Se Vinci (anche se il borgo antico è bello) in se mi aveva un po’ deluso, perché mi sembrò non aggiungesse niente al fascino di cotanto maestro, il casolare semplice e spartano mi conquistò.

Un cortile con un olivo in mezzo, da un lato la costruzione lunga e bassa di pietra e in fondo un casotto che funge da uffici ed ingresso. Intorno la campagna e le colline toscane.

Eravamo soli all’inizio, poi verso la fine della nostra visita arrivarono una coppia di giapponesi. Prendemmo il biglietto e la signora alla cassa ci disse che all’interno c’era una installazione multimediale, che di default era in inglese, ma ce l’avrebbe cambiata in italiano. Dicemmo di lasciarla in inglese e chiedemmo come mai fosse l’inglese la prima opzione. La risposta mi lasciò allibita: “Vede qui non vengono quasi mai italiani, solo stranieri” 

Avrei creduto che fosse una meta d’obbligo per chi era in zona, invece arrivavano da tutto il mondo, eccetto che dall’Italia.

Entrammo nel casolare e ci trovammo davanti a due sale spoglie. Avevano scelto di non riempirlo di arredamenti facsimile a quelli del tempo, scelta a mio parere molto indovinata. In una delle due sale troneggiava il camino e poco altro, nell’altra c’erano due panche dove sedersi e lì avveniva il miracolo.

Si avviava una rappresentazione multimediale sulle pareti vuote. Compariva un Leonardo vecchio, in piedi, che raccontava la vita sua e delle sue opere e molte comparivano sui muri circostanti.

Era fatta davvero in modo coinvolgente e professionale e per non so dire quanto tempo, meno di un’ora comunque, seguimmo il suo racconto tanto più evocativo quanto più quei muri spessi e vuoti si animavano, nel completo silenzio all’esterno.

Non so se sia stata la suggestione, il paesaggio bucolico, il casolare senza tempo, le montagne appena spruzzate di neve in lontananza, il silenzio, che ci permetteva di fantasticare di una donna del ‘400 che allevava, isolata, un ragazzino, che era difficile, all’epoca, immaginare sarebbe diventato Leonardo, ma la visita mi entusiasmò e quasi commosse.

Restai pensierosa sulla via del ritorno, rammentandomi che Leonardo, partito da lì per conquistare il mondo, non tornò mai più nella sua casa e borgo natio.

Fabrizia Cataneo