Un safari galleggiante al Chobe National Park

L’area del Chobe è stata proclamata parco Nazionale nel 1967, si trova nella parte nord orientale del Botswana ed è considerata una delle aree protette più belle di tutta l’Africa. Il parco ha un’area di 10.689 Km2 e deve la sua notorietà principalmente alla popolazione di elefanti che lo abitano, ad oggi sono circa 125.000. Numerosi sono gli avvistamenti di fauna africana: leoni, leopardi, ghepardi, iene, coccodrilli, giraffe, ippopotami, bufali, zebre, varie specie di antilopi e numerosissime specie di uccelli.

Per coloro che intendono visitare il Parco segnaliamo che bisogna programmare con attenzione il periodo in cui visitarlo. Nel mese di giugno fino a quello di ottobre il parco vive la stagione più secca ed è il periodo migliore per gli avvistamenti di elefanti, zebre e giraffe che per necessità si recano al fiume per abbeverarsi. Da novembre a marzo è la stagione delle piogge, e quest’ultima è il periodo migliore per il birdwatching e per vedere la nascita dei cuccioli di tantissimi mammiferi, per ovvie ragioni in questo periodo è più facile vedere scene di caccia da parte dei felini.

Il Parco Chobe per le sue caratteristiche ambientali viene ripartito nelle seguenti aree: 

L’area chiamata Serondela, caratterizzata da verdeggianti pianure e foreste che si trova lungo il fiume nel nord-est estremo del parco. La zona di Savuti con stagni e con un’ampia savana dislocata ad ovest del Parco. La zona di Linyanti Swamps con lagune e le migliaia di isole dalle varie forme che si vengono a creare grazie all’immensa mare di acqua spostata dal fiume e questa zona di trova nel nord-ovest del Parco. La zona del Chobe Riverfront è la piu’ visitata del parco ed ha la più grande concentrazione di animali selvatici e quando si parla del parco solitamente si intende quest’ultima zona, per convenzione.  

“Una cosa, allora volevo: tornare in Africa. Non l’avevo ancora lasciata, ma ogni volta che mi risvegliavo, di notte, tendevo l’orecchio, pervaso di nostalgia” (E. Hemingway).

Ancora una volta è tempo di tornare in Africa, il desiderio è quello di vedere qualcosa di nuovo, sono alla ricerca di nuove emozioni ed ho voglia di nuove esplorazioni. Ho voglia di incontrare gli occhi, si perché per me l’Africa sono gli occhi della gente e lo sguardo fiero, annoiato e preoccupato degli animali. Dopo tante avventure “su pista” cambio rotta, questa volta ho voglia di navigare, ma non con la mente, voglio fare un viaggio in cui gli elementi principali siano: l’acqua e la savana. Valuto le opzioni cartina alla mano e poi decido, questa volta andiamo in Botswana.

Arriviamo in tarda mattinata a Kasane dopo aver fatto scalo a Johannesburg. L’aeroporto è piccolo, come quasi tutti gli aeroporti dell’Africa Australe, un breve trasferimento ci porta all’imbarcadero sul fiume dove il nostro “boat-taxi” ci permetterà di raggiungere il Lodge galleggiante: Ichobezi house boat che ci ospiterà per 3 notti.

Si tratta di una struttura alberghiera composta da 4 cabine, che quindi ospita un massimo di 8 persone, che oltre a galleggiare dispone di un motore che ci permette di spostarci sul fiume a piacimento, una sorta di casa che non solo galleggia ma ci permette di scoprire continuamente nuovi scorci di questo insolito paesaggio. Si tratta della migliore sistemazione che è possibile trovare in loco con queste caratteristiche, niente a che vedere con il Lusso, ma direi che è un ottimo compromesso visto dove ci troviamo, e soprattutto perché la bellezza e lo sfarzo sono tutti intorno a noi. Tutte le cabine guardano il fiume e mi colpisce subito una piccola piscina sul ponte più alto perché già immagino che ci regalerà momenti indimenticabili per poter ammirare i fantastici tramonti africani.  

La cena si svolge sul ponte principale in un’atmosfera eccezionale: il cibo e i nostri corpi sono illuminati da lampade a petrolio e siamo avvolti dal un buio che non è totale e che ci regala un’atmosfera magica e surreale. Il lento sciabordio dell’acqua sulla nave insieme ai versi di uccelli e degli ippopotami che si aggirano nelle isole vicine, è la nostra colonna sonora in questa nuova avventura africana. Gli ippopotami di notte escono dall’acqua per cibarsi, mentre durante il giorno restano in acqua per proteggere la loro pelle dai raggi del sole. Osserviamo ed ammiriamo le stelle che brillano sopra di noi, non c’è nulla in quel momento che possa distrarci o farci desiderare altro. L’House Boat non si ferma e mentre noi contempliamo il mondo che ci circonda si sposta dal fiume Chobe al Fiume Zambezi.

Ci svegliamo presto e dopo una stupenda colazione veniamo divisi in 4 differenti gruppi (la barca era completa). Ogni coppia viene assegnata ad un ranger-guida. Saliamo su un tender (piccola barca a motore), questa soluzione viene data per assicurare che le escursioni permettano agli ospiti di avere un rapporto più stretto con “l’acqua” e la vita che la abita. Le barche sono piccole, a malapena ci si sta in tre. L’escursione è veramente emozionante, gli avvistamenti avvengono in modo insolito rispetto agli altri safari.

Gli animali vengono approcciati dall’acqua, li fotografiamo mentre vanno al fiume per abbeverarsi, oppure mentre cercano di attraversarlo per raggiungere le isole che si sono formate e che assicurano agli erbivori protezione e cibo. Un gruppo di elefanti si staglia davanti a noi, è spettacolare vederli tutti in fila indiana attraversare il fiume agganciati alle code grazie alla proboscide. Poco più in là un grande maschio sta sradicando erba dal fondo del fiume ed io ne approfitto per imprimerlo per sempre in una delle mie fotografie.

Il letto del fiume ci culla dolcemente fino a quando arriviamo ad una spiaggia in cui alcuni coccodrilli del Nilo riposano prendendosi il caldo del sole. Incrociamo zebre e antilopi in quantità esagerate, vediamo una famiglia di leoni sotto le piante in prossimità dell’acqua e ringraziamo il fiume che ci protegge da loro ma che soprattutto ci regala emozioni straordinarie.

Dopo pranzo ci fanno pescare, ma il risultato è alquanto deludente. Io ho fatto incetta di erba e del famoso Tiger fish neanche l’ombra, ma solo dopo che abbiamo finito ci spiegano che non è la stagione giusta. Nei i canali che si sviluppano tra il fiume e le isole, troviamo interi gruppi di elefanti e di bufali quest’ultimi sempre accompagnati sulla schiena dalle bufaghe, uccelli che si cibano degli insetti che vivono sulla pelle di bufali, giraffe e Zebre.

Verso l’ora del tramonto attracchiamo ad una piccola spiaggia, da quel punto si gode di una vista insolita che da sulla pianura sconfinata e sorprendentemente ci accorgiamo che abbiamo un ampio campo visivo. Non lontano da noi vediamo un elefante abbattuto dai leoni, mentre molti felini si stanno nutrendo, scorgiamo un grosso Leone maschio fare la guardia. Non avevo mai visto nulla del genere.

Arrivano altri elefanti, inseguono una leonessa che scappa con la coda tra le gambe. Osservo con attenzione questo documentario dal vivo, sorseggiando un Gin and Tonic e mangiando delle ottime Samosa, fatte dal cuoco del nostro lodge galleggiante. Rientrati al lodge consumiamo una cena fantastica e mangiamo pesce fresco, evidentemente qualcuno è stato più bravo di me nella pesca. La cena la accompagniamo con dell’ottimo Sauvignon Sudafricano e dopo quel magico pasto, ci sediamo sulle sdraio che dal ponte ci permettono di godere appieno del panorama che ci circonda per un rito che non smette di avere un grande fascino su di me: è il momento del sigaro che chiude l’ennesima emozionante giornata passata nella mia Africa.

Massimo Malavasi