Praga, capitale della Repubblica Ceca, è tra le più suggestive capitali che io abbia visitato. In questo articolo ho scelto di raccontarvi una delle attrattive sicuramente tra le più note della città per coloro che le fanno visita e che a me è piaciuta particolarmente: il Vicolo d’Oro.
Stradina piccola e stretta che ospita casette tutte colorate, recentemente restaurate e riaperte al pubblico nel 2011. Ma cominciamo dal nome: secondo alcuni la strada è così chiamata in onore degli orafi che vi hanno abitato e lavorato; secondo altri invece il nome si riferisce alle botteghe degli alchimisti che volevano trasformare il ferro in oro, come da desiderio di Rodolfo II d’Asburgo. Secondo altri ancora l’oro che dà il nome alla via non è un metallo prezioso bensì urina, sarcastico riferimento al periodo in cui questa era una zona poco raccomandabile e per nulla salubre.
Già dal nome, come si può notare, si intrecciano storia e leggende.

Di sicuro il Vicolo d’Oro appartiene al Complesso del Castello di Praga; è possibile raggiungere, a piedi, Mala Strana percorrendo la via panoramica Via Nerudova. Se invece si opta per utilizzare la metro basta scendere alla fermata Malostranska Hradcanska; ulteriore opzione è salire sui tram 12, 22 e 23 e scendere a Mala Strana.
Per poter visitare questa magica attrattiva è necessario acquistare un ticket di accesso al complesso del Castello, scegliendo tra le varie opzioni disponibili. La costruzione delle piccole case risale al 1597 su richiesta di Rodolfo II d’Asburgo; in origine avrebbero dovuto accogliere le 24 guardie reali, le loro famiglie e i servitori della corte. La loro permanenza, in realtà, durò per poco tempo e a loro posto trovarono dimora artigiani, bottegai e orafi.

Nel tempo, la piccola stradina fu abitata da persone che non erano ben gradite dalle suore del Convento di San Giorgio. Per questa ragione, nel XVIII secolo la regina Maria Teresa decise di ridurne il numero degli abitanti. Le persone alle quali fu concesso di restare decisero di restaurare le casette, rendendole più ospitali ed esteticamente belle.
Alcune case furono completate con soppalchi e piani aggiuntivi alti appena un metro. Quando entri per visitarle ti sembra di accedere alle graziose casette dei nani, a stento riesci a stare in piedi. Gli spazi sono piccoli ma perfettamente funzionali. Lo scricchiolio del legno, quando cammini, sembra che ti riporti proprio al tempo in cui furono abitate da questi piccoli personaggi e puoi, con immaginazione fervida, risentire i loro passi. Il Vicolo d’Oro ha accolto persone povere, artisti e artigiani fino al 1956, quando gli ultimi abitanti sono stati definitivamente spostati.
Contemporaneamente iniziò la grande ristrutturazione guidata dall’architetto Pavel Janák.
Tra le casette, visitabili, alcune meritano di essere qui menzionate per chi le ha abitate. Su ogni casetta è posto un numero per essere più facilmente riconoscibile e così la n. 13 è famosa per essere chiamata “Moschetto Rosso” che fu abitata da un membro delle guardie reali. Nella n. 14 visse Madame de Thebes, famosa chiromante che predisse la fine del Terzo Reich. Fu arrestata e torturata dalla polizia. Alla n. 22 visse lo scrittore ceco Franz Kafka con sua sorella dal 1916 al 1917. Le casette dal n. 9 al n. 16 ospitano una mostra che ricostruisce la vita reale dei residenti del Vicolo d’Oro negli ultimi cinque secoli.
I confini della stradina sono rappresentati dalla Torre Nera ad est e la Torre Bianca e la Torre Dalibor ad ovest. La Torre Bianca la si incontra all’ingresso della strada: la sua parte sotterranea era impiegata come prigione e sala torture fino al 1743. Al suo interno furono incarcerati personaggi della nobiltà locale. L’alchimista Edward Kelly è stato uno dei tanti prigionieri. Attualmente la Torre Bianca espone una collezione di armi e arredi medioevali e varie riproduzioni che possono essere acquistate.
All’altra estremità del Vicolo d’Oro c’è la Torre Daliborka, che un tempo fungeva da prigione e fortificazione per il Castello. Il suo nome è legato alla storia del cavaliere Dalibor di Kozojedy. La leggenda racconta che il pover’uomo era solito suonare il violino negli anni d’attesa che precedettero la sua condanna a morte. Le sue note riempivano le strade del Castello. I contadini di Praga erano molto affezionati al cavaliere e la notizia della sua esecuzione fu tenuta nascosta per evitare disordini. In città se ne accorsero solo quando non lo sentirono più suonare.
La torre mette in mostra strumenti di tortura e si possono osservare i resti di botole e antiche celle di prigionia. Il mio consiglio è di visitare Praga e le sue meraviglie in Primavera: io ho commesso l’enorme errore di scoprirla in pieno inverno e il suo gelo ti penetra nelle ossa.
Nonostante ciò le sue luci soffuse, i suoi luoghi incantati, i suoi intensi sapori hanno lasciato in me un ricordo indelebile! Provare per credere!

Manuela Di Marino


