La Maddalena e Caprera: la casa di Garibaldi

Viaggiare è un’arte piacevole che si assapora in ogni contesto. Quella volta, la ragione che mi spinse ad andare in Sardegna non era legata ad una vacanza, ma a questioni che riguardavano il lavoro. Ero partito presto alla mattina da Milano. Intorpidito ero arrivato ad Olbia con un breve volo e da qui ho noleggiato un’auto per raggiungere l’isola della Maddalena, isola principale dell’arcipelago omonimo. La Maddalena fa parte di un gruppo di isole che è stato nominato parco naturale.

Si tratta di una combinazione di isole in cui sembra essere in corso una competizione cromatica in cui l’azzurro del cielo si mischia al blu cobalto del mare ed entrambi sembrano allearsi contro il verde e il grigio-rosa delle rocce che caratterizzano le isole che sembrano aver invaso ingiustamente l’orizzonte. Un paesaggio struggente battuto da un vento incostante che a sprazzi sembra avere il compito di tenere vivo lo sguardo di chi si avvicina ad ammirare tanta bellezza.

Queste isole si trovano nella zona nord orientale della Sardegna e sono luoghi abitati da sempre, fino dal periodo neolitico. Le isole che compongono l’arcipelago sono 7 e sono: La Maddalena, Caprera, Budelli, Santo Stefano, Santa Maria, Spargi, Razzoli, e poi vi sono decine di piccoli isolotti che affiorano dal mare ma che per dimensioni non possono essere abitate o vissuti. Questo arcipelago è diventato parco nazionale nel 1994 ed offre una delle zone più belle e incontaminate di tutta la Sardegna. Con il traghetto da Palau ci vogliono solo 30 minuti e non si tratta di un trasferimento da un punto di partenza ad uno di arrivo, ma di una vera e propria gita in Paradiso. La rotta per raggiungere l’isola passa vicino all’isola di Santo Stefano dove oggi si può soggiornare in un bellissimo Resort che da solo abita l’intera isola.

L’arrivo alla Maddalena è come un tuffo in una dimensione di spazio e tempo completamente diversa. Trattandosi di un breve collegamento tra due isole non ti aspetti che possano esserci differenze così importanti ma nell’isola della Maddalena i sapori e gli odori sembrano avere una propria e distintiva personalità che non sembra identificarsi con l’isola da cui sei partito. L’isola è costituita da rocce che non sembrano essere state collocate dalla natura in modo casuale, piuttosto sembrano appoggiate nell’ambiente a protezione della bellezza, come se anche la natura stessa avesse intenzione di preservare e proteggere questo luogo.

In macchina l’intera isola si gira in breve tempo, ai lati della strada si intravedono cale, calette, insenature e piccole spiagge che regalano la possibilità di poter fare anche un tuffo in mare ai visitatori. La sensazione che si percepisce è che fare il bagno non sembra essere un’operazione molto semplice, per fortuna l’uomo non è intervenuto ad ammorbidire il paesaggio per permettere al turismo di sfruttarlo di più, per fortuna aggiungo io. Al termine dell’appuntamento mi rendo conto di essere in anticipo e visto che il tempo è un privilegio e soprattutto visto che mi trovo in un posto incredibile, decido di fare un ulteriore giro dell’isola in macchina.

Non ci vuole molto per andare ovunque nella Maddalena ma è il ponte che collega l’isola a Caprera a stimolare la mia curiosità. Non perdo tempo e lo attraverso. Il ponte è un cumulo di scogli su cui poggia una strada asfaltata in superfice. Solo una piccola parte della strada di eleva rispetto al mare e diventa un piccolo ponte sospeso. Questa strada è come linea che fende il mare e che solo per un atto di pura generosità, concede allo stesso di riunirsi grazie ad una piccola interruzione.

Caprera è un’isola che non si può non associare a Garibaldi, così mi dirigo alla “Casa Bianca”, la residenza in cui visse e morì “L’eroe dei due mondi”. Il periodo dell’unità d’Italia ha sempre risuonato in me come un periodo storico eccessivamente lontano. L’ho sempre legato a letture fatte in maniera distratta, come se quel tempo di eroi a cui dovremmo essere tutti grati, non sapesse stimolare la mia curiosità.

Le visite della casa si fanno ad orari specifici, e vengono organizzate in base al numero dei turisti presenti. Sono fortunato perché arrivo proprio in concomitanza con l’ultima visita guidata e mi accodo con grande curiosità. L’edificio iniziale era stato allargato continuamente nel corso della permanenza della famiglia Garibaldi. Non solo perché aveva diversi figli ma perché la fama di questo eroe spingeva moltissime persone a venirlo a trovare anche e soprattutto per raccogliere consigli e per potersi mettere a confronto con le sue idee. Per Garibaldi quest’isola e questo edificio hanno sempre rappresentato il senso che è racchiuso nella parola: “Casa”. Nonostante il mondo fosse stato il palcoscenico nel quale aveva vissuto e costruito la sua grandezza, Garibaldi non smise mai di pensare a Caprera come ad un luogo in cui tornare.

Durante la visita, ascolto in modo altalenante le spiegazioni a rivoli che la guida distribuisce, cerco piuttosto di sentire il battito del tempo e di intravedere in quelle stanze e quei giardini la vita di persone che si sono spente da poco più di 100 anni, anche perché questo tempo nella storia del mondo equivale ad un attimo e questa suggestione mi fa credere che sia possibile sforzarsi per rivederle. In questa casa, in questa piccola isola, questo uomo speciale si spense il 2 giugno 1882. Mi colpì il sapere che una delle sue ultime richieste fosse quella di spostare il letto affinché potesse vedere fuori dalla finestra le coste della Corsica per poter immaginare la città di Nizza, in cui riposano le spoglie della prima moglie tanto amata: Anita.

Oggi non è semplice immaginare la grandezza di Garibaldi e soprattutto percepire quanto fosse dilagante la sua fama e quanto fosse stata intensa ed avventurosa la sua vita. I nomi di tutti gli eroi, compagni di battaglia, politici, famigliari, che appaiono in tutte le biografie e che descrivono la vita di Garibaldi e che con il loro impegno hanno contribuito a costruire il mito di questo Eroe e la nascita del nostro paese, sono vite a cui dovremmo sempre essere grati. Perché se c’è un sentimento di amore verso il nostro splendido paese, allo stesso modo deve corrispondere un’infinita gratitudine verso coloro che con il loro impegno e la loro vita ce lo hanno regalato.

Marco Cisini

FONTI DELL’ARTICOLO:

http://web.tiscali.it/augustozedda/giuseppe%20garibaldi%20e%20la%20sua%20vita%20a%20caprera.htm

http://www.lamaddalena.it/garibaldi.htm

https://it.wikipedia.org/wiki/Giuseppe_Garibaldi

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