Un viaggio di nozze in Islanda, questa fu la nostra scelta. Era la prima volta, ma in ogni caso avevo delle aspettative: cavalli, splendide cascate, geyser. Nulla di ciò che immaginavo, tuttavia, si è minimamente avvicinato all’esperienza vissuta di persona. Una Luna alternativa, coperta di muschio e nebbia, questa l’immagine che non potrò dimenticare.
Atterriamo all’aeroporto di Keflavik alle 22,00 con una pioggia battente, e un vento che fa subito capire chi comanda. Noleggiamo l’auto e partiamo verso la nostra prima destinazione, la mappa stradale in mano e fuori la nebbia. Via verso il nulla. Arriviamo in hotel, la camera sembra un lungo corridoio, sfiniti ci buttiamo nel letto.
Al mattino la luce ci sveglia, apriamo le tende e il paesaggio sembra surreale.
Le zolle di lava che ricoprono il terreno sono avvolte in un manto di licheni che le rende morbide allo sguardo. Colori freddi, ma sensazioni calde e potenti. Impressionati partiamo e iniziamo la nostra immersione nella Natura. La prima vera tappa la facciamo alla Laguna Blu, una piscina geotermica artificiale. Il piacere termico di 38°C si unisce alla bellezza del contrasto cromatico tra l’azzurro intenso dell’acqua e il nero dei campi di lava circostanti. La vera sorpresa però la troviamo a Þingvellir, il punto dove la spaccatura tra la zolla nordamericana e quella euroasiatica è più evidente: i due continenti che si allontanano nel luogo simbolo dell’unione islandese.
Geyser, cascate, vulcani, deserto nero, lagune geotermiche, il ghiacciaio, gli iceberg. Tra i luoghi più spettacolari Gullfoss, Eyjafjallajökull, Vatnajökull, spiagge nere circondate da scogliere alte più di 100 metri, dove d’estate nidificano le pulcinelle di mare. Nel 1996 l’eruzione del più attivo dei vulcani provocò il distaccamento di molti iceberg che oggi nuotano, incantevoli, nel lago Jökulsárlón. Il ghiaccio è uno degli elementi cardine di questa terra, modella la lava e scava montagne, dà vita alle imponenti cascate e nutre laghi e mare. Quando ci siamo trovati davanti a un simile spettacolo ci siamo dovuti sedere: che emozione.
Dopo pochi chilometri è ancora il verde a prendere il sopravvento, ed entrando nella regione del Myvatn, detto “Lago del Moscerino” per un momento abbiamo avuto l’impressione di essere nella terra degli Hobbit. Infine Reykjavik, un luogo affascinante, una città vivace, ma imprevedibile.
Ciò che mi ha davvero colpito è quanto siano selvaggi e numerosi i luoghi d’interesse e quanto sia illimitato l’accesso ad essi. Abbiamo camminato su una scogliera sul mare di colonne di basalto formate da lava. Siamo andati a Gullfoss, la cascata sulla rotta turistica del Golden Circle che è una delle più potenti d’Europa.
Guidare in Islanda è un’avventura e un piacere, specialmente lungo la strada costiera settentrionale meno trafficata. Le strade si alternano da ben asfaltate a sterrate, talvolta con pochi avvisi su ciò che si può trovare e a che distanza lungo il cammino.
L’Islanda spinge verso l’esplorazione. È facile buttarsi in un sentiero per riuscire a raggiungere una cascata anche senza sapere se quel sentiero sia proprio quello giusto. Probabilmente questo accade perché ogni cascata, ogni panorama, ogni elemento della natura sembra meglio del precedente. Una bellezza naturale in evoluzione, non contaminata, basti pensare che si può percorrere una strada per ore senza incontrare un benzinaio.
Da appassionata di Fotografia, arrivati a Reykjavik non ho potuto resistere e ho comprato un libro: “Lost In Iceland” di Sigurgeir Sigurjónsson. Le sue fotografie sono davvero impressive e l’autore regala qui tanto rispetto e sincerità sull’ambiente che non posso non riportare anche alcune delle sue parole.
“Lost In Iceland promuove una terra con fotografie spesso scure e piene di pioggia. Penso di essermi avvicinato all’esperienza delle persone che visitano e che vivono l’Islanda. Qui l’ambiente e le circostanze sono spesso difficili. L’Islanda è un’esperienza che accade. Meno la conosci, più potente è l’esperienza. Sembra di essere in un altro mondo, in un’altra dimensione. Un mondo a sé stante.”
L’Islanda è una terra che insegna. La natura qui è forte, onnipresente, padrona, conduce il gioco, inghiotte.
Un tema é la luce, ad esempio, che d’estate inganna e col sole di mezzanotte invita a non dormire mai: dilata il tempo, moltiplica le possibilità.
Un altro tema è lo zolfo, vapore e sabbia si mescolano al sole, alla pioggia e al vento. L’Islanda è l’isola dell’inatteso, nasconde pericoli e meraviglie. Nasconde cascate maestose, crateri e iceberg. Il viaggio va vissuto all’aperto, vale la pena esplorarla anche a piedi per farsi tagliare la faccia dal vento.
Paola Corapi
















