Genova per me

Genova, città di passaggio, di navi, di nuvole, di vento. Ma anche terra di Maccaia che ti avvolge come una ballerina che danza nell’immobile Scirocco.  La Maccaia, foschia umida e impietosa che fortunatamente dura poco e lascia spazio alla Tramontana fatta di sole.

A Genova puoi arrivare come vuoi: guidando dai monti, improvvisamente, dopo una curva il mare luccicante ti viene incontro, così vicino che se allunghi le braccia ti sembra di toccarlo.

Puoi arrivare dal cielo, atterrando su una pista stretta fra poca terra e il mare; oppure navigando dall’orizzonte e pian piano vedere così una platea infinita di chiese e cattedrali e di guglie che si stagliano nel cielo blu scuro interrotto da nuvole striate dal vento.

Genova, la Superba, unica nella sua confusione, nei vicoli stretti che noi chiamiamo “carruggi” sporchi e maltrattati ma che te ne freghi, che ti piace scoprirli ogni volta, tanto non li conoscerai mai tutti.

Genova, “stundaia” che nella lingua dei vecchi significa anche un po’ selvatica: questa è Genova, sì, schiva, rude. Ti osserva distaccata, ti studia bene prima di accoglierti nel suo cuore.

Genova, città rivolta al futuro, città della prima Banca, che nel Medioevo si inventò di gestire il denaro degli altri.  L’antico Palazzo San Giorgio fu la prima sede della Banca dove nacque l’assegno. Da quella piazza di fronte al mare con la città sulle spalle, partivano spedizioni per le Indie, per mari esotici da scoprire e spezie misteriose da riportare.  Tesori inestimabili e fantasiose leggende.

Genova e le sue botteghe storiche che vendono spezie, disseminate nei “carruggi” dove, entrando, ti sembra di tornare indietro nel tempo. Sacchi di iuta ospitano riso e granaglie venduti ancora sciolti, frutta candita e sapone fatto a mano. Il cioccolato è prodotto con maestria artigianale. La trippa, lo stoccafisso, il pesto al mortaio, la farinata cotta nel forno a legna, le pasticcerie che sfornano dolci da ricette vecchie come il mondo, i Quaresimali!

Genovesi sono i “Rolli”, palazzi nobiliari Patrimonio Unesco che venivano catalogati su pergamene arrotolate, i Rolli degli alloggiamenti pubblici di Genova, appunto. Erano le liste delle splendide dimore che ambivano ad ospitare le alte cariche politiche in transito a Genova, Repubblica Marinara. Praticamente le prime foresterie, i primi alberghi senza stelle, ancora oggi visitabili, completamente arredati, preziosi e sfarzosi.

Genova è sentimento, tutto questo è sentimento. Non riusciamo a staccarci dal vecchio, dalla tradizione, dalla nostra origine, dal teatro dialettale e dai tanti cantautori che hanno reso unica e immortale la nostra città. In fondo, siamo molto più sentimentali di quanto vogliamo far vedere e una città come Genova, un po’ canaglia, ti fa innamorare ogni volta che la vedi.

Genova verticale coi palazzi addossati l’uno all’altro come tanti soldati che si sorreggono per non cadere. Genova dei palazzi colorati, delle persiane mangiate dal sale che tirano fili di biancheria stesa, senza balconi, con scale così strette e ripide che devi prendere respiro per arrivare in cima.

E le strade lastricate di mattoni rossi sdraiati vicini sul lato stretto e allungato, sono poco più larghe di una mulattiera e si chiamano “creuze”, come il grande Fabrizio De Andrè cantava. Sono quelle che ancora oggi resistono al frastuono delle macchine, appena fuori dalle strade asfaltate del centro città.

 Le creuze de ma’che dalla campagna conducono al mare…certo, in salita sono faticose ma arrivati a destinazione, si è ricompensati da una vista che toglie il fiato, come quella di Spianata Castelletto, sulle immediate alture del centro città. Per i più pigri e meno poetici, esiste una funicolare in stile liberty che in pochi minuti risolve il problema del fiatone.

Ogni sera, al tramonto, la Spianata ospita stranieri curiosi accompagnati da genovesi che lì incontrano altri genovesi che prima di rincasare siedono su una panchina con lo sguardo al mare per ascoltare quello che ha da dirci. Già, perché noi gente di mare, non ci stanchiamo mai di quel mare che a volte “mugugna” proprio come i suoi abitanti. E quando il sole cala, per nascondersi dietro alla Lanterna, tutti a casa pronti per mettere le gambe sotto il tavolo.

Genova è una delle poche città ad avere un borgo di pescatori esattamente dentro la città: Boccadasse portata alla ribalta dal mitico Andrea Camilleri che ha fatto abitare proprio lì la sua riservata Livia.

Boccadasse è un incanto, i vicoletti che si arrampicano dal mare al cielo premiano anche qui la fatica di una breve camminata in salita con tramonti da cartolina. La piccola spiaggia è un dehor naturale per un bagno di sole, una pausa pranzo, un aperitivo, una chiacchiera. 

Insomma, che bella la nostra città che dall’alto sembra tutta ammucchiata, buia e misteriosa ma che quando scendi al mare si fa chiara e il rumore del mare ti fa sentire in vacanza tutto l’anno. Una città seducente, convincente, tanto da inghiottirti e non lasciarti più. (P. Conte)

Cristina Briano