Ravello, una terrazza sull’infinito

Secoli di storia, un territorio incantevole incastonato in una tra le più belle coste d’Italia e vedute che hanno stregato, ispirato e appassionato per la loro bellezza: questa è Ravello, un tesoro tutto da scoprire in cui perdersi tra ville antiche, vicoli medievali e giardini lussureggianti. Immerso nel cuore della Costiera Amalfitana, il piccolo borgo campano conta appena 2.453 abitanti e si presenta come un’oasi di pace poggiata su uno sperone roccioso dei Monti Lattari che ne esalta il suo ruolo di balcone naturale sospeso tra le valli del Dragone e della Reginna: con la sua posizione privilegiata si affaccia sul Golfo di Salerno offrendo viste panoramiche e scorci mozzafiato sul Tirreno.

Nel corso dei secoli Ravello ha saputo ritagliarsi un ruolo di primaria importanza sulla scena politica, economica e sociale nella cornice del territorio di Amalfi, alternando fasi di grandezza e splendore ad altre di decadenza e sottomissione: pertanto non è possibile cogliere la sua vera anima senza una breve disamina dei suoi trascorsi fatti di luci e ombre. Secondo la leggenda la città sarebbe nata in seguito al naufragio di un gruppo di nobili romani che, sbarcati sulla costa amalfitana in seguito al naufragio della propria imbarcazione mentre si recavano a Costantinopoli, avrebbero dato vita alle prime comunità locali.

Tuttavia i resti archeologici rinvenuti, seppur molto limitati, indicano che Ravello sia stata fondata in epoca classica intorno al V d.C. come luogo di rifugio dalle violenze dei barbari. Le prime fonti certe risalgono al 1 settembre 839, quando il territorio di Ravello prende forma ed entra a far parte della Repubblica Marinara di Amalfi: la popolazione inizia ad aumentare e l’economia si rafforza grazie anche alla lavorazione della lana e al suo commercio verso i maggiori porti del Mediterraneo.

Successivamente, tra il 1073 e il 1131, per assicurarsi il controllo su una nobiltà amalfitana sempre più indipendente e distante dal Regno inizia un forte sostegno da parte dei Normanni alle famiglie ravellesi più influenti. E pare che sia proprio ad Amalfi che Ravello debba il suo nome: quando questa si ribella ai Normanni, infatti, Ravello rimane a loro fedele (meritandosi, così, l’elevazione a Vescovado autonomo nel 1086) e per questo motivo gli Amalfitani definiscono quel luogo «Rebello», da cui Ravello, quasi a contrassegnare lo spirito di fiera indipendenza dei suoi abitanti nei confronti della supremazia della Repubblica Amalfitana.

Tra il 1194 e il 1398, con l’appoggio delle maggiori famiglie locali a Federico II – da cui hanno ricevuto in cambio incarichi prestigiosi presso la corte – Ravello si afferma come una tra le maggiori potenze economiche e culturali del Mediterraneo: la popolazione supera i 25.000 abitanti e vengono fondate vere e proprie colonie, le cosiddette «Rue Ravellenium». Ma è con l’avvento degli Angioini che la città si avvia verso un lento declino: le principali famiglie gentilizie ravellesi e numerosi personaggi chiave si trasferiscono a Napoli e spostano i loro interessi commerciali verso la Puglia, abbandonando la terra d’origine e lasciandola al suo destino.

Con l’arrivo dei Borbone e con la costruzione della strada costiera da Vietri verso Amalfi, invece, c’è una riscoperta del territorio da parte di intellettuali e viaggiatori europei, i quali scelgono Ravello come una meta da sogno culturalmente elitaria in cui dedicarsi all’ozio creativo: i resti di antiche rovine del passato e gli scorci suggestivi dall’inconfondibile gusto romantico diventano così il punto di forza del borgo costiero, che si dimostra capace di offrire un’atmosfera ricca di fascino, mistero e serenità.

In tempi recenti Ravello balza agli onori della cronaca per essere stata il luogo in cui il re Vittorio Emanuele III, in fuga da Roma verso Brindisi, firma il passaggio della luogotenenza in favore del figlio Umberto a Villa Episcopio il 12 aprile 1944: è l’inizio di un governo provvisorio, con sede a Salerno, che accompagnerà l’Italia verso la Repubblica. Dichiarata Patrimonio dell’Umanità dall’UNESCO nel 1997, oggi Ravello rappresenta un rinomato centro turistico e culturale capace di accogliere i visitatori tra i suoi caratteristici «vicoli d’autore» e i suoi angoli più affascinanti e nascosti, distinguendosi ancora una volta come luogo di quiete, arte e cultura.

Ma cosa si può fare a Ravello? Quali sono le sue attrazioni? E in che modo si può vivere il borgo costiero affacciato sul Tirreno? Un po’ meno conosciuta rispetto alle più famose Amalfi e Positano, Ravello negli anni ha saputo suscitare un interesse sempre più forte regalando bellezza, emozioni, esperienze e ricordi a chi decide (o ha deciso) di visitarla almeno una volta nella vita.

Arte, cultura e natura si uniscono creando un legame stretto e indissolubile. Ravello è il luogo in cui il profumo dei limoni si unisce a quello degli aromi della macchia mediterranea, il posto in cui ci si può perdere in un labirinto di stradine strette, scalinate pittoresche e sentieri nascosti ed è il punto d’incontro tra mare e montagna, due elementi che caratterizzano il borgo costiero.

Tra i punti di maggior interesse c’è sicuramente Villa Rufolo, che di certo non ha bisogno di presentazioni: considerato uno dei complessi architettonici più famosi della città, è stato costruito dalla famiglia Rufolo nel XIII secolo e si compone di un edificio vero e proprio, un viale alberato d’ingresso, due torri, una cappella e un cortile di stile moresco. Degni di nota sono i suoi famosi giardini a strapiombo sul mare che, per la loro bellezza, hanno saputo ispirare Richard Wagner per alcune scene del suo “Parsifal”.

Vi è poi Villa Cimbrone che, aggrappata sul costone roccioso omonimo, per tutto il secolo scorso è stata un luogo di ritrovo dell’élite intellettuale dell’epoca: si dice che il suo Belvedere, dai panorami più spettacolari dell’intera Costiera Amalfitana, abbia ammaliato scrittori, intellettuali e poeti.

Il Duomo, risalente all’XI secolo, domina Piazza Vescovado e rappresenta l’edificio religioso più importante di Ravello: dedicato a Santa Maria Assunta, è caratterizzato da una struttura in tre navate ed ospita al suo interno la Cappella di San Pantaleone, patrono del borgo, la cui festa si tiene il 27 luglio e durante la quale si assiste al prodigio della liquefazione del sangue del santo contenuto in un’ampolla.

Per gli amanti della buona musica, invece, l’Auditorium Oscar Niemeyer è una tappa obbligatoria: disegnato dal famoso architetto brasiliano Oscar Niemeyer, nelle sue curve l’auditorium riprende le linee morbide e sinuose della Costiera Amalfitana, dalla conformazione molto irregolare, stretta e con un’inclinazione molto accentuata, in cui la struttura si inserisce senza mai imporsi e a cui si adatta rispettandone perfettamente il profilo; dispone di 400 posti a sedere e poggia su un’ampia terrazza panoramica.

Chi vuole conoscere bene un territorio, però, non può semplicemente soffermarsi sul suo patrimonio «materiale»: è necessario spingersi più a fondo per scoprire e sperimentare ciò che determina l’identità culturale del luogo: musica, riti, feste e tradizioni rivelano un patrimonio immateriale prezioso che vale la pena conoscere.

Il Ravello Festival (o Festival Wagneriano) è senz’altro il fiore all’occhiello della cittadina: nato negli anni ‘50 per ricordare la visita nel 1880 di Richard Wagner, oggi la manifestazione è valsa a Ravello l’appellativo di “Città della Musica”.

Lo straordinario palco per le esibizioni, costruito sul suggestivo Belvedere di Villa Rufolo, sembra sospeso tra cielo e mare e fa da sfondo agli eventi della rassegna musicale che si susseguono durante tutta la bella stagione: si ricordi, solo per citarne uno, il celebre «Concerto all’alba», che si tiene il 10 agosto e scandisce il passaggio dalla notte al giorno con musiche suggestive, delicate ed evocative.

L’”incendio” di Torello è, invece, una tra le feste più caratteristiche e affascinanti e si tiene la terza domenica di settembre in occasione della festa dell’Addolorata. Nella frazione di Torello, dopo la processione della statua della Madonna, al segnale dello squillo di tromba dalle terrazze vengono esplosi dei fuochi d’artificio che, insieme alle fiaccole accese per delineare i profili delle case, danno l’impressione che l’intero borgo sia avvolto dalle fiamme di un grosso incendio: l’insolito spettacolo, che arriva a durare anche più di mezz’ora, è godibile da ogni angolo della città e lascia gli spettatori a bocca aperta.

Ci sono poi i riti della Settimana Santa, che coinvolgono l’intero borgo e iniziano la sera della Domenica delle Palme con la messa in scena della crocifissione di Gesù: le fiaccole sostituiscono le luci, le insegne dei negozi vengono coperte e lunghi rami di palme incorniciano le strade. Il Giovedì Santo i vicoli di Ravello vengono attraversati dai “battenti”, uomini incappucciati che intonano canti antichi autoinfliggendosi delle sofferenze che ricordano quelle patite da Gesù durante la Passione; il Venerdì Santo, invece, è il giorno del silenzio e del corteo delle statue di Gesù morto e dell’Addolorata.

Di particolare interesse è anche la Festa dell’uva, che rappresenta uno degli appuntamenti fissi dell’autunno ravellese e ricrea il momento di festa delle famiglie in occasione della vendemmia: giochi, spettacoli folkloristici e gastronomia intrattengono per qualche giorno ravellesi e visitatori. Col passare del tempo la tradizione si era via via persa, ma negli ultimi anni la sagra è stata riproposta in una frazione di Ravello, Sambuco, mantenendo intatto lo spirito festoso di una volta e accostando all’uva un altro prodotto, il fagiolo di Sambuco, che rischiava di scomparire ed essere dimenticato.

Ormai chi viaggia è sempre più alla ricerca di luoghi autentici e genuini che siano in grado di rispettare le tradizioni, le caratteristiche e le tipicità della zona che visita: è necessario, quindi, che l’ospitalità di una destinazione sia in grado di unire fattori che vanno dalla posizione all’architettura delle strutture passando per l’armonia degli ambienti, il tutto condito con una buona dose di spirito di accoglienza.

Ed è proprio questa la forza di Ravello: la sua ospitalità è quella tipica italiana, fatta di semplicità, calore e inclusione. L’ampia varietà di strutture ricettive, che spaziano dal soggiorno alla ristorazione, abbraccia il turista e lo fa sentire accolto e coccolato proprio come se fosse a casa sua.

Sebastiano Liguori