Di notte, in mare aperto una luce… la lampadata

Ora più che in ogni altro momento tutti noi avremmo bisogno di un giro in barca di notte, riappropriarci dell’odore del mare, del vento che ci accarezza il viso, di un abbraccio di un amico in una sera d’estate… tornerà tutto ciò, in modo diverso molto probabilmente ma tornerà.

Si avverte la necessità di rivivere esperienze semplici, ma vere, autentiche; soprattutto abbiamo bisogno di contatto sociale.

E così voglio portarvi a fare un’esperienza davvero unica e suggestiva in una perla del nostro Mar Tirreno: andiamo a Marina di Camerota.

Meraviglia della costiera cilentana, nel Parco del Cilento e Vallo di Diano, Marina di Camerota conserva ancora una natura selvaggia, per nulla piegata alle logiche di un turismo di massa, espressione della più profonda volontà dei camerioti. Le sue spiagge sono, per la maggior parte, raggiungibili solo in barca o grazie a percorsi di trekking. Le sue più famose insenature sono oggetto di visita di moltissimi turisti responsabili e rispettosi della natura.

Vi accompagno non a visitare queste insenature, bensì alla scoperta di un’antica tradizione dei pescatori di Camerota che amano accompagnare i turisti per far vivere loro un’esperienza che affonda le sue radici in tempi lontani ma che vive nei loro cuori.

Siamo al porto di Marina di Camerota, appuntamento verso le 21.00 con uno dei tanti barcaioli che, unitosi a varie cooperative, accompagna i turisti alla scoperta della lampadata.

Un’ora di viaggio in barca e raggiungiamo il punto dove i maestri esperti della lampadata hanno individuato il luogo esatto dove incominciare la loro impresa. Le loro barche sono create per questa specifica attività. Due di queste ospitano due enormi fari, che servono ad attirare alici, polipi e ogni altro gustoso e piccolo (non sempre) abitante del mare.

Il rituale dura per tutto il tempo necessario affinché i pesci, attirati da queste luci, giungano al centro di questo enorme cerchio che è stato creato dalle barche. Nel momento in cui l’abile esperienza dei pescatori riconosce che è stata raggiunta la giusta quantità di pescato vengono lanciate delle enormi reti che man mano raccolgono il prezioso bottino.

Noi spettatori, seguiamo con estrema attenzione ogni loro gesto, avvicinandoci sempre di più e ascoltando i comandi che i vari capitani di bordo danno ai loro aiutanti. Ad ogni sollevamento di rete, vincente, esplode un applauso da parte di tutta la platea. È meraviglioso, vedere da così vicino, migliaia di piccoli pesciolini che attirati dalle luci saltano dall’acqua per poi rituffarsi.

È stato un momento catartico, soprattutto ammirare la ritualità precisa e perfetta di questi pescatori, consapevoli e sicuri di ogni gesto da compiersi e nei tempi stabiliti. Così come i loro padri, i loro nonni, anche loro seguono la tradizione e sono portatori di un valore aggiunto a questa terra così ospitale.

Il pescato diventerà oggetto di una squisita cena nella baia di Pozzallo, meravigliosa spiaggia che grazie alle sue dimensioni può accogliere tutti gli ospiti.

Viene allestita una cucina all’aperto, enormi pentoloni fanno ribollire acqua dove verranno cotti spaghetti al sugo di tonno; i pescatori giungono a riva e mostrano le cassette del loro pescato che dopo qualche minuto verrà fritto e donato ad ogni singolo ospite. Canti, suoni, luci e racconti accompagnano la nostra serata; mangiare pesce così fresco con i piedi sulla sabbia è stato veramente il non plus ultra.

Ma ciò che porto nel cuore, maggiormente, è lo sguardo fiero di questi pescatori, per la maggior parte anziani ma che con estrema pazienza insegnano ai loro figli, nipoti, questa tradizione unica nel suo genere, soprattutto nel contesto cilentano. Una voce fuori dal coro, in questo mondo fatto di cene al tavolo in ristoranti più o meno lussuosi dove però manca un’anima.

È un’esperienza da vivere per chi desidera entrare in contatto con le persone del luogo, immedesimarsi nelle loro tradizioni e conservarne un vero ricordo.

Manuela Di Marino