Non c’è niente di più caratteristico del profumo inebriante di babà appena sfornati, l’aroma del vero caffè e sullo sfondo Piazza del Plebiscito con un accenno di mare all’orizzonte. Solo la voce di un passante rompe questo momento magico. Sarà forse il “munaciello”? Un essere dall’identità ignota che si aggira per la città con un mantello scuro in cerca di vendetta. Il termine dialettale fa pensare subito alla capitale partenopea, che deve questo suo aggettivo ad una leggenda mitologica. Pare che Partenope nel tentativo di ammaliare Ulisse con il suo canto fosse rimasta delusa. La donna tentò quindi il suicidio schiantandosi contro gli scogli e venne trascinata dalle correnti fino alle acque dello splendido Golfo, dove poi nacque la meravigliosa città di Napoli.

Tra i quartieri del capoluogo campano perdersi è un attimo: passato e storia, sacro e profano rivivono ancora oggi, tanto che la stessa BBC la descrisse come “la città italiana con troppa storia da gestire”.
Il Centro storico abbraccia i principali siti d’interesse della città e le vie più suggestive.
A ridosso Chiaia e il lungomare Caracciolo, insieme al Vomero regalano scorci mozzafiato. In particolare su questa collina sorgono l’imponente Castel Sant’Elmo e la grandiosa Certosa di San Martino. Nel primo caso si tratta di un edificio ricavato dal tufo giallo napoletano, nato da una torre d’osservazione normanna chiamata Belforte. E’ chiaro che la sua posizione sia strategica, in quanto situato a 250 metri dal livello del mare e quindi in grado di garantire un’ampia panoramica sulla città e il golfo. La Certosa invece racconta di un passato artistico e culturale intenso, reso ancora vivo dalla struttura barocca e le pareti interne affrescate dagli allievi del Veronese e scolpite da Bernini.

Le testimonianze del primo insediamento greco, invece, rivivono nella zona dei Campi Flegrei, dove si concentrano anche una serie di fenomeni di tipo geografico che lasciano davvero a bocca aperta.
Risuonano poi le canzoni di Pino Daniele nel rione Sanità e Capodimonte, regno del folklore popolare napoletano, punteggiato da murales e opere di grandiosi artisti di strada.
Ma facciamo un passo indietro e torniamo in quello spiazzo dove ci eravamo fermati all’inizio. Una leggenda aleggia intorno a Piazza del Plebiscito. Pare che la regina Margherita una volta al mese concedesse a un prigioniero la possibilità di essere liberato se fosse riuscito ad attraversare la piazza completamente bendato. Naturalmente mai nessuno riuscì nell’intento. Esiste tuttavia una spiegazione: si tratta di una superficie davvero molto ampia, in pendenza e irregolare, che crea instabilità.
Qui il marmo di Carrara e Mondragone la fanno da padrone rivestendo le mura della basilica neoclassica intitolata a San Francesco, avente le sembianze di un Pantheon. Esattamente di fronte sorge il tempio lirico italiano, simbolo di Napoli: Teatro San Carlo. Paganini, Bellini, Verdi sono solo alcuni dei celebri artisti che portarono in scena la propria arte tra quelle mura, i cui interni e sedute colorati di rosso e oro, riescono a rapire l’anima anche all’osservatore meno attento, come direbbe Stendhal. L’ideale è scegliere un posto in balconata, sedersi comodi e assistere ad uno spettacolo, incluso nel biglietto di visita.

Da lì a pochi passi il corso principale, via Toledo, pieno di negozi e sempre gremito di turisti. Sembra che in un punto preciso della via tutti si fermino: alcuni girano, altri scattano foto. Ci siamo, sono i Quartieri Spagnoli!


“Lasciate ogni pregiudizio voi che entrate” cit, e armatevi di tanta curiosità perché quello che vi aspetta sono stretti vicoli, punteggiati di scorci su altre viuzze. Alcuni aprono le porte di piccole botteghe di mestiere. In altri, tra un’osteria e l’altra dove fermarsi ad assaggiare piatti tipici e street food, penzolano fili pieni di panni stesi e qua e là compaiono murales che richiamano il grande Totò e alcune delle sue celebri frasi. E poi ancora fiori, tanti fiori!

Tra quelle stradine si cela anche la Chiesa di Santa Maria Francesca, luogo conosciuto come meta di pellegrinaggio da parte di coppie alla ricerca di un figlio. Dall’edificio si accede infatti alla casa di Maria Francesca che ospita la sedia della fertilità: secondo la tradizione tutte le donne che si siedono a pregare su di essa ricevono la grazia per il concepimento.
Pace e tranquillità, ecco cosa cercare alla fine di questa lunga camminata. Queste si possono trovare proseguendo sulla via principale fino al Complesso Monumentale di Santa Chiara, un luogo suggestivo dove il tempo sembra essersi fermato, vinto dalla pace e governato da una fresca brezza che allevia la stanchezza e spazza via ogni pensiero. Il suo chiostro ha l’aspetto quasi di un giardino Zen: due viali si incrociano sormontati da un susseguirsi di pilastri rivestiti da maioliche con festoni vegetali e collegati tra loro da sedili, sui quali sono rappresentate con la stessa tecnica scene tratte dalla vita quotidiana dell’epoca. Tutte le pareti del chiostro, poi, sono affrescate con Santi, allegorie e scene dell’Antico Testamento. Un vero piacere alla vista!

Tuttavia tra tutte le tappe la mia preferita è la Cappella del Cristo Velato, dall’irresistibile bellezza. Si tratta di un capolavoro scultoreo realizzato dall’artista Sanmartino il quale ha saputo accrescerne il fascino inserendovi un dettaglio molto curioso: uno strabiliante effetto realistico che caratterizza il velo che copre il corpo di Cristo. Si narra che questa precisione sia in realtà frutto di un’alchimia realizzata dal committente dell’opera, Raimondo di Sangro, il quale era noto per i suoi poteri esoterici: pare abbia inventato una sostanza in grado di attivare un processo alchemico di solidificazione in grado di regalare quell’effetto.
E se la mattina ci ha accolte a braccia aperte, spalancando le porte delle pasticcerie più antiche della città, alla sera a vincere sono basilico, pomodoro, mozzarella, acciughe…Del resto si sà che l’emblema della città è la pizza, e dopo una giornata passata a camminare con il naso all’insù fermarsi da 50kalò è d’obbligo. Ciro Salvo, figlio di terza generazione di una famiglia di pizzaioli, propone gustose pizze, condite con i migliori ingredienti e realizzate con i migliori impasti. La scelta del nome, infatti, non è casuale: unisce il numero 50, nella cabala napoletana simbolo il pane, e Kalò, espressione dialettale derivante dal greco Kalos che significa bello, buono.
Due aggettivi che descrivono perfettamente anche il meraviglioso tramonto che si abbassa come una saracinesca sul mare, ogni sera a Posillipo, esattamente a un quarto d’ora di pullman da lì. La ciliegina sulla torta, anzi no, sul babà!
Francesca Agostina Bassi


