Giappone, sulle orme di Murasaki Shikibu e di Genji

Eccomi finalmente qui, dopo tanti anni a desiderarlo e sognarlo, sto guardando scorrere fuori dal finestrino il Giappone.

Sono sull’auto che ho prenotato con le mie amiche e che mi porterà nel quartiere dove abiteremo per i prossimi mesi, vicino all’università di belle arti di Kyoto, una delle più rinomate del Paese. E non poteva essere altrimenti visto che Kyoto è stata per mille anni la capitale del Giappone e qui sono quindi stati costruiti magnifici templi e santuari, ed è il luogo di fioritura della letteratura giapponese.

Fu proprio a Kyoto, infatti, che visse Murasaki Shikibu, dama di corte imperiale che, alla soglia dell’anno mille, scrisse il più grande esempio di romanzo e capolavoro indiscusso della letteratura nipponica: il Genji Monogatari.

La storia che decise di narrare è ancora oggi una preziosa fonte di informazioni sull’etichetta e le regole che scandivano la vita della corte imperiale e il personaggio a cui diede forma, il principe Genji, ci tiene accanto a sé durante tutta la sua vita, tra amori impossibili e scelte complicate. Ho amato questo romanzo e Murasaki fin dalla prima pagina e ho quindi dedicato parte del mio soggiorno a scoprire i luoghi da lei descritti e quelli in cui ha abitato; primo fra tutti il piccolo Rozan-ji, un tempio poco lontano dal giardino imperiale che fu dimora della dama prima di cambiare destinazione d’uso e divenire luogo di preghiera; in ricordo di Murasaki è stata posta una pietra incisa all’entrata del tempio e il giardino è stato dedicato a Genji.

È stato impossibile poi non prenotare una visita guidata, totalmente gratuita ma molto richiesta, del giardino e del palazzo imperiale: è qui che lei e le altre dame di corte davano vita a poesie struggenti e gare letterarie, ed è sempre qui che Murasaki decise di far muovere i primi passi a Genji, che lo fece innamorare, che lo fece crescere. L’ultima visita a Kyoto che le ho dedicato è stata quella presso la sua tomba, un po’ nascosta, all’intersezione tra Kitaoji e Horikawa-dori, e non proprio adatta ad una donna che ha dato vita ad un’opera che viene letta a più di mille anni di distanza.

E tra tutto il mio girovagare durante quei mesi, è solo camminando e visitando questi luoghi così lontani nel tempo e nello spazio (che nel guardarli sembrano non avere nulla a che fare con i palazzi moderni a loro vicini e a loro volta tali palazzi non avrebbero importanza senza questi monumenti accanto), che ho veramente capito perché il Giappone è considerato il Paese dei contrasti; un luogo dove puoi trovare uno Starbucks in una tipica casa di legno in stile locale, o vedere una donna che indossa un tradizionale kimono entrare nello store di Zara appena aperto.

Anastasia Padoan

Consulente per Viaggiare CartOrange