Bali, alla scoperta dell’Isola degli Dei

Vita da spiaggia per alcuni, meditazione e immersione nel verde per altri. Così mi è subito apparsa l’isola indonesiana, meta negli anni ’60 di gruppi di hippies europei e americani che qui si sono trasferiti, in cerca del loro eldorado, formando una delle prime comunità di stranieri. Due anime contrapposte e dislocate in posizioni geografiche diverse; se i giovani, in cerca di divertimenti a tutte le ore e di onde su cui surfare, hanno stabilito il loro regno nell’area di Seminyak e Kuta Beach, chi è in ricerca di relax e momenti d’introspezione, sceglie la zona centrale dell’isola. Qui, tra risaie e foreste lussureggianti, sorge Ubud, il cuore pulsante dell’isola di Bali.

La mia esperienza balinese è stata indimenticabile; probabilmente, perché legata all’occasione di aver approfondito un’amicizia importante, quella con Marco Cisini – che qui mi ha fatto anche da guida –  o forse, perché l’anima di Bali, in qualche modo, ti ammalia e non ti lascia più. La cortesia, il senso di ospitalità e serenità che infondono le persone che incontri ovunque ti tiene compagnia per tutto il tempo. Qui, anche nei luoghi isolati, non ho mai avuto la sensazione di pericolo; ad ogni angolo, piuttosto, ho raccolto un sorriso.

Una mattina, dopo aver fatto colazione a base di uova strapazzate e aver sorseggiato uno squisito e rinfrescante water melon juice, in uno dei tanti warung (piccoli bar-ristoranti gestiti dalla popolazione locale) disseminati nel dedalo di vie tra Sunset Road e la spiaggia, ho lasciato la colorata e chiassosa Seminyak alla volta di Ubud.

Dalla rete di fili della luce e telecomunicazioni, che si frappone tra noi e il cielo, dove sorgono abitazioni e negozi, che si alternano ad hotel, bar e templi induisti in miniatura, alla foresta balinese dove sorge il tempio di Monkey Forest, bisogna passare un’ora in auto. Si lambisce Denpasar, con i suoi stormi di motorini che accompagnano il tuo lento intercedere a suon di clacson, e ci si tuffa in un paesaggio da favola. Palme e baniani dalle liane frondose, spesso avvolti da lembi di stoffa a quadretti bianchi e neri, si alternano a bambù e frangipani su cui sbocciano i colorati e profumati fiori a cinque petali che arricchiscono le offerte, che decorano ogni angolo dell’Isola degli Dei, come dissetanti cocktail.

Qui tutto, riveste un ruolo spirituale. Imbattersi in una processione al tempio familiare, di quartiere o in uno dei più importanti e conosciuti di Bali non è cosa rara, visto che ne esistono, di ogni dimensione e tipologia, un numero che sfiora le ventimila unità.

Arrivati ad Ubud, la sensazione di pace e calma avvolge ogni angolo. Non è un caso che sorgano qui, anche splendidi e isolati hotel in cui ritrovare sé stessi, dedicandosi un momento di pausa dalla vita frenetica di tutti i giorni, tra piscine affacciate su panorami mozzafiato e massaggi rilassanti. Ubud, oltre ad essere il centro religioso dell’isola di Bali, è anche sede di molte scuole di yoga e massaggi che ne enfatizzano la sua spiritualità. L’isola, oltre ad essere al centro delle ambizioni turistiche di viaggiatori di tutto il mondo per le sue bellezze naturali e la diversificata offerta di servizi, è anche un luogo di business legato allo sviluppo immobiliare, ai servizi della ristorazione e ricettività, che qui hanno sperimentato forme di eccellenza, visibili ovunque.

L’aurea di spiritualità pervade comunque, ogni esperienza; non è infatti un caso che una nuova ondata di giovani nomadi digitali – che viaggiando solo con il loro laptop, riescono a collegarsi a tutto il mondo – abbia incoronato Bali come propria meta d’eccellenza. 

Nicola Rovere

Architetto