Nell’Universo Di Angkor

A circa 400 km ad est di Bangkok, in territorio cambogiano, sorge l’antica capitale dell’Impero Khmer: Angkor, fondata nel nono secolo e sede del più importante sito archeologico del sudest asiatico, che comprende le antiche città indù e buddhiste di Angkor Wat e Angkor Thom.

Il sito, di una bellezza sconvolgente, è unico al mondo per la presenza di alcuni dei più grandi edifici di pietra esistenti sulla faccia della Terra, facenti parte di un vasto gruppo di necropoli, templi e grandi città geometriche, situate su un’area di circa 350 chilometri quadrati nella pianura del fiume Mekong.

Il maestoso complesso architettonico, costruito nell’arco di circa 500 anni, conta la presenza di centinaia di edifici sacri, dei quali solo un’ottantina sono stati completamente riqualificati e sono pertanto visitabili.

Dopo il suo declino, avvenuto nei primi decenni del 1400 ad opera degli invasori Thai, che spinsero l’intera popolazione ad un vero e proprio esodo verso oriente, passarono altri 500 anni prima che questa meraviglia architettonica fosse riscoperta, grazie all’archeologo francese Jean Commaille, il quale giunse ad Angkor nel 1910 con l’intento di ripulire i templi dalla fitta vegetazione tropicale che nel corso dei secoli aveva letteralmente sommerso tutta la città. Ma tra guerre, rivoluzioni, inondazioni, ed altre calamità naturali, ci volle tutto il secolo scorso per riuscire, grazie alla costante dedizione di studiosi, archeologi e storici provenienti da ogni parte del mondo, ad arrivare all’attuale configurazione restaurata di Angkor, che dal 1992 è Patrimonio Unesco dell’Umanità.

Il nome Angkor, in lingua cambogiana significa per l’appunto “capitale”, ma è interessante sapere che in lingua egiziana lo stessa parola si può tradurre in “Horus vive”. Non a caso nella mitologia egizia Horus è il dio del sole e del cielo, e questo suggerisce la presenza di notevoli affinità tra le opere architettoniche dell’antico Egitto e quelle della Cambogia, il cui disegno viene chiamato “Mandala”, ovvero “rappresentazione dell’universo mondo”.

Al centro della struttura di Angkor Wat sorge una torre piramidale, dalla cui punta nel giorno dell’equinozio di primavera il sole spunta con precisione millimetrica subito dopo l’alba.

Una stele ritrovata nell’antico palazzo reale ha un’incisione a dir poco esplicativa: una frase in lingua Khmer che tradotta significa che la “Terra di Kambu” e’ simile al cielo. Ebbene, in esito agli studi effettuati per centinaia di anni, si può finalmente affermare che la planimetria del sito sul quale sorge il complesso di Angkor evidenzia l’esatta corrispondenza dei diversi templi con le stelle che compongono la costellazione del Drago, in passato nota anche come “Serpente Celeste”. Anche le distanze fra i vari edifici rispecchiano fedelmente, in scala, le distanze tra le suddette stelle.

La prova definitiva di tutto ciò fu sancita nel 1996 quando un giovane studioso di nome John Grigsby, collaboratore del giornalista e scrittore scozzese Graham Hancock, pubblicò un articolo in cui scrisse al riguardo: “I principali monumenti di Angkor sono la controparte terrestre della costellazione del drago (…) Esattamente come le tre piramidi di Giza rispecchiano le tre stelle della cintura di Orione, i monumenti di Angkor rappresentano il sinuoso dragone celeste”.

Il ricercatore Grigsby ha messo in evidenza con accurata precisione scientifica che quando si verifica il loro allineamento a Nord, le stelle della costellazione del drago appaiono sedute sopra i templi di Angkor, e che la loro reciproca distanza, percepita ad occhio nudo, corrisponde al millimetro con la distanza tra loro dei templi.  

La proficua collaborazione tra Hancochk e Grigsby ci ha regalato un altro risultato di fondamentale interesse scientifico: la rappresentazione planimetrica della costellazione celeste del Drago nei templi di Angkor deve essere fissata alla stessa data in cui e’ fissata la rappresentazione planimetrica della costellazione di Orione nelle Piramidi di Giza, e cioè nel 10.450 avanti Cristo! “Nel 10.450 a.C. la costellazione del Drago si trovava centrata sul punto cardinale Nord in mezzo al cielo, proprio a cavallo del meridiano, esattamente con lo stesso schema replicato sul terreno dai principali templi di Angkor, così come in Egitto si può riscontrare la medesima correlazione tra la costellazione di Orione e le Piramidi di Giza”.

Tutto ciò ci può solo far pensare a quanto evoluta e ricca di menti eccelse fosse la civiltà Khmer.

Il complesso di Angkor e’ una delle destinazioni più visitate del Sudest asiatico, ed è normalmente raggiungibile, oltre che via terra, tramite diversi voli giornalieri di circa un’ora sul suo aeroporto internazionale di Siem Reap sia da Bangkok che da Phnom Penh. La loro operatività, ne sono certo, riprenderà entro quest’anno. Perché Viaggiare È Vita.

Daniele Cugurullo