Sud Africa: Sabi Sand il polmone del Kruger National Park

Sabi Sand è una delle zone più conosciute per effettuare un safari in Sudafrica, si trova all’intero del Kruger National Park e misura complessivamente 650 km2. All’interno di questa zona ci sono 20 differenti Riserve Private, ognuna con il suo Lodge. Il territorio della Sabi Sand insieme a quello della Riserva Privata di Mala Mala sono confinanti e si trovano nella parte sud ovest del Kruger National Park. Tra queste due zone non vi sono barriere e questo permette agli animali di poter sconfinare liberamente. La qualità e la quantità degli avvistamenti che si possono fare in questa zona del Sud Africa la rendono una delle più ambite da parte dei clienti.  

Ci sono delle sostanziali differenze nel fare un safari nella zona della Sabi Sand o all’interno del Kruger, per esempio per coloro che amano l’indipendenza solo nel Kruger è permesso andare con la propria macchina ma con la raccomandazione e l’obbligo di restare nelle piste tracciate; nella Sabi Sand, invece, i Safari possono essere fatti unicamente con le Jeep dei differenti Lodge guidate da esperti ranger che vi accompagnano e quest’ultimi sono autorizzati a fare percorsi “off Road”.

Questa possibilità di muoversi dentro il “Bush”, permette di poter seguire le tracce degli animali e di avere la possibilità di assistere ad una scena di caccia e di ridurre notevolmente la possibilità di disturbare gli animali. La zona di Sabi Sand, prende il nome dai due fiumi che la attraversano, il Sabi e il Sand, che sono una fonte inesauribile per la sopravvivenza degli animali, e i colori che si possono ammirare nella Sabi Sand sono molto intensi. Nel Kurger National Park invece, ci sono due fiumi: Limpopo che si trova nell’estremo Nord e che segna il confine del Sud Africa con Zimbabwe e il Mozambico e il fiume Olifant che invece si trova nella parte Sud del Parco.

Nella Sabi Sand l’avvistamento dei “Big Five” : Elefante, Bufalo, Leone, Leopardo e Rinoceronte, è garantito, ma al tempo stesso è possibile avvistare anche Ghepardi, Giraffe, Ippopotami, Gnu, Zebre, Licaoni, Antilopi e innumerevoli specie di uccelli.

Dal punto di vista naturale e per quanto riguarda l’avvistamento degli animali, non ci sentiamo di suggerire una specifica Riserva Privata tra le 20 che compongono questa zona, perché da questo punto di vista, tutte permettono di vivere la medesima esperienza eccezionale, come qualità del Safari. Diversa invece è la qualità delle infrastrutture ed il conseguente costo. Ci sono infatti riserve private con Lodge di altissimo livello insieme ad altre che invece propongono sistemazioni più semplici. Alcune hanno la fortuna di essere posizionate lungo il letto del fiume e in questo caso offrono colpi di scena ancora più suggestivi.  

Io ho soggiornato all’Umkumbe Safari Lodge, una riserva non molto grande ed assolutamente non lussuosa. Ero alla ricerca di un’esperienza “wild” e per questo ho scelto questa struttura. Il Lodge è composto da solo – aggiungo io – 10 camere: tutte ben arredate. Dispone di una piccola piscina e di un’area comune nella quale è possibile consumare i pasti. La posizione di questo Lodge è eccezionale e mi trovo esattamente dove volevo: di fronte al fiume Sand.

Al mio arrivo mi fanno un briefing, mi avvisano che dal tramonto in poi, tutti gli spostamenti all’interno del Lodge devono essere fatti con una guida. Lo fanno per garantire la nostra sicurezza e prima di congedarci mi fanno firmare un modulo di scarico responsabilità, giusto per mettermi a mio agio, penso dentro di me. Beh in fondo siamo nella natura più selvaggia, circondati da animali feroci e mi trovo qui per una mia scelta e non ho alcuna intenzione di derogare le istruzioni che mi sono state date, quindi? Firmo, nessun problema. Ho trascorso due giorni nel perlustrare ogni angolo della riserva, qui tutte le strade sono sterrate a differenza del Kruger che ha la sua arteria principale asfaltata e che obbliga i visitatori a stare in quel tracciato, artificiale aggiungo io.

Tra i tanti avvistamenti che ho immortalato nella mia macchina fotografica ricordo dei babbuini intenti a mangiare un’antilope, situazione abbastanza inusuale. Le giornate trascorse in questa zona, hanno ritmi che si ripetono, come il giorno e la notte.   Sveglia alle 5:30, e partenza per il primo “Game Drive”. Alle 8,30 ci si ferma nel mezzo della savana per una tazza di caffè o tea con biscotti secchi. Il rientro è previsto intorno alle 11. Un buon pranzo e poi riposo fino alle 15:30 e dopo una fetta di torta e un caffè, alle 16 si riparte per il game drive pomeridiano. Al tramonto ci si ferma per un aperitivo nella savana e prima che il buio invada totalmente il giorno si parte per rientro verso le 19, l’ultima speranza che stimola tutti è l’emozione di poter incontrare qualche animale notturno e poi si arriva al Lodge. Doccia e cena, poi in veranda a fotografare le stelle. Una quotidianità che non si può non amare.

Durante un safari pomeridiano, sotto una pioggia torrenziale ho la fortuna di incontrare una coppia di Rinoceronti che si avvicinano alle jeep senza paura, insieme agli altri ospiti resto in rigoroso silenzio per ammirare questi animali meravigliosi mentre semplicemente vivono. Dopo qualche minuto, si stufano e se ne vanno. Proseguiamo alla ricerca spasmodica di qualche felino, incontriamo tra l’erba alta una Genetta: un carnivoro di medie dimensioni che generalmente caccia di notte. E’ buio e la luce spot che il tracciatore punta sull’animale non è sufficiente per poter scattare una buona foto, quindi rimango a guardarla godendomi quel momento che ancora oggi ricordo.

Poco più avanti incontriamo tra i rami di un albero un Gufo di Verraux, più comunemente chiamato Gufo Reale Africano, qui mi impegno e nonostante il buio riesco a scattare una buona foto. Sono già molto contento e penso tra me e me che la vicinanza al Lodge non ci consentirà di avere altre piacevoli sorprese, ma come sempre l’Africa regalare sempre qualcosa di inatteso. Una voce arriva dalla radio e ci comunica che un Leopardo si sta aggirando nel nostro Lodge. La Jeep ingrana subito la marcia ed accelera e in un baleno siamo tornati a “Casa”.

Ispezioniamo il retro delle camere e come un dio pagano, appare un meraviglioso giovane maschio. Ha due occhi penetranti, è difficile tenergli lo sguardo, non mi azzardo mi mette troppo in soggezione. Lo seguiamo per un po’ e gli scatti si sprecano, la luce è poca e la paura di non portare a casa un trofeo fotografico di qualità è tantissima, so che non avrò un’altra opportunità. La fortuna mi assiste, l’ho preso, il suo sguardo profondo è con me adesso, sono felice perché ho fatto il mio lavoro.

Ceno e rivivo con gli altri ospiti l’avventura appena conclusa, ma non sono ancora appagato e al mio rientro in camera mi organizzo con il cavalletto per fotografare le stelle. Ho una torcia professionale molto potente e prima di cimentarmi nell’impresa illumino la porzione di natura che ho davanti, e con sorpresa vedo scendere da un albero un’altra Genetta. La vedo perfettamente ma decido di non provare a fotografarla, scapperebbe. Quindi? Mi godo quel regalo improvviso e ringrazio l’Africa per la sua immensa generosità.

Torno ad occuparmi delle stelle, mi rilasso e scruto il cielo in attesa di vedere una stella cadente. Ho un desiderio da esprimere e non voglio ripartire senza averlo fatto. Provate ad immaginare quale fosse il mio desiderio…

Massimo Malavasi