Una storia d’Egitto

Da tre o quattro anni lavoravo all’American Express Travel di Milano quando un giorno il mio capo mi propone di accompagnare un gruppo di amici in Egitto, navigazione sul Nilo. Non potevo far altro che mostrarmi entusiasta, e lo ero.

Gli amici erano industriali, professionisti, gente della così detta Milano bene e la cosa mi preoccupava un poco. L’incontro a Malpensa con il gruppo avvallò i miei timori. C’era l’Ingegnere che sembrava il capo, anzianotto, elegante, un tipo alla Don Chisciotte, sbrigativo e di poche parole: stringendomi la mano mi fulminò con lo sguardo come per dire “e questo sarebbe lil nostro accompagnatore ?”, per fortuna le figlie, due signore molto belle, mi sorrisero subito un po’ complici. Non mancava la coppia nobile, credo marchesi, lui, non so perché intercalava i suoi rari discorsi con parole ed espressioni francesi. Il resto dei partecipanti era sul genere.

Sorridevo beotamente a tutti non sapendo ancora cosa mi aspettasse di li a poco. Calò la nebbia, il volo in arrivo da Parigi non atterrò. Ci caricarono sul pullman destinazione Milano Hotel Select, dove trascorremmo la notte.

L’indomani nuovamente pullman per Genova, aeroporto, da dove finalmente partimmo. Meditai anche una fuga quella notte ma poi mi ritrovai nella mia camera del Mena House di Giza fuori Cairo con i clienti sistemati, le valige anche e una gran voglia di dormire, domani si vedrà mi dissi.

Al breakfast scoprii che tutti erano di buon umore, pieni di entusiasmo e da lì iniziò veramente il viaggio. La guida locale Mustafa, enorme, simpatico e molto preparato, ci avrebbe seguito sino al rientro. Mi sentii rassicurato. Non posso dire che il Cairo sia una bella città, ma è piena di tesori. Il Museo Egizio li contiene tutti ed è quasi commovente scoprirli nel silenzio quasi mistico delle sue sale. Poi la moschea di al-Ahzar, il caravanserraglio Khan al Khalili e, a Giza le Piramidi di Cheope, Chefren e Micerino.

Lasciammo Cairo in aereo per raggiungere Luxor dove ci imbarcammo sulla nave. Eravamo alla fine degli anni 70, sul Nilo navigavano pochissime imbarcazioni, tutte un po’ obsolete ma piene di fascino, facevano pensare ad Agatha Christie e Poirot. Mi è ora difficile ricordare questi luoghi, questi monumenti senza un senso di struggimento, di malinconia e di stupore. I Templi di Luxor, di Karnak, la valle dei Re e delle Regine, tutto si confonde in un caleidoscopio di meraviglie. E poi il Nilo, questo grande e lento fiume con le sue rive rigogliose ancora ferme al passato, incontaminate nei secoli.

Durante la navigazione sostammo a Kom Ombo con il suo Tempio in cima ad una breve collina. Ci sono momenti magici nella vita dove tutto è perfetto ed io credo di averlo vissuto lì a Kom Ombo. I miei passi affondavano nella sabbia e faticavo per raggiungere quelle antiche pietre illuminate da una soffusa luce dorata.

E poi ancora Assuan con le sue magiche isole e Abu Simbel con il Tempio di Ramses II rimosso dalla propria locazione in tempi moderni per poter dar spazio al lago Nasser.

Era arrivata l’ora del rientro, il viaggio concluso. Le belle sorelle mi donarono a nome del gruppo un amuleto d’argento riproduzione di oggetti ritrovati nella tomba di Tutankhamon. Loro sarebbero state amiche per sempre…. A Malpensa gli addii, tutti a casa…… Ma dove cavolo è finito quell’amuleto, devo cercarlo.

Roberto Bertini