La Penisola del Capo, un viaggio sospeso tra scogliere ed oceano

Il Sudafrica è difficile da descrivere in poche parole. È un insieme di culture diverse tra loro (si parlano 11 lingue ufficiali), è un insieme di paesaggi che spaziano dal bush più fitto alle montagne più lussureggianti, dagli altopiani semideserti ai chilometri di magnifiche spiagge sabbiose.

Il sogno di poter visitare questo magnifico paese è diventato realtà nel 2017.  La prima parte del nostro viaggio è dedicata alla scoperta della Penisola del Capo e delle sue meraviglie nascoste.

La Penisola del Capo si estende a partire dal complesso di rilievi che comprende la Table Mountain che sovrasta Cape Town, considerata l’estremità settentrionale, fino a Cape Point e Capo di Buona Speranza, l’estremità più sud-occidentale dell’Africa, comprendendo anche tutto il territorio delle colline coperte di vigneti di Groot Constantia.

Atterrammo al Cape Town International Airport per l’ora di pranzo, durante una giornata soleggiata di maggio. Appena arrivati e sbrigati i vari controlli necessari all’ingresso nel paese, ritirammo la nostra automobile a noleggio e ci dirigemmo, con qualche difficoltà per il fatto che la guida in Sudafrica è a sinistra, verso la Table Mountain, un rilievo di granito e arenaria di 1086 m. Spesso la montagna è ricoperta di nubi ed è troppo ventoso per salire sino in cima, ma, visto le condizioni meteorologiche propizie, ne approfittammo nonostante la stanchezza per il viaggio.

Il Table Mountain National Park, che include tutta la catena dalla Table Mountain che si estende da Signal Hill sino a Cape Point e a Capo di buona Speranza, è famoso per la sua biodiversità. Guidammo fino a Tafelberg Road, da cui parte il Table Mountain Cableway, una funivia che durante la salita offre una vista spettacolare sulle scogliere frastagliate e sull’oceano blu.

Dalla cima di questa straordinaria montagna si può vedere la curvatura della Terra guardando verso l’oceano e il bacino della città accoccolata nell’abbraccio della montagna. Emozionati per la meravigliosa vista di cui si può godere dalla Table Mountain, mio marito ed io approfittammo  delle ultime ore di sole per passeggiare tra i sentieri ed infine gustammo un aperitivo al tramonto dalla cima della Table Mountain. Fu il nostro primo tramonto africano. Un’emozione che rimane nel cuore ancora oggi.

Calata la sera rientrammo in città e ci dirigemmo verso il nostro hotel, situato nel quartiere turistico della città, il Victoria and Alfred Waterfront, un sito storico e un luogo di ritrovo, che offre di tutto: mercatini d’arte e artigianato, teatro, musica dal vivo e divertimento, il tutto con un porto trafficato sullo sfondo.

Il giorno seguente lo dedicammo all’esplorazione della Penisola del Capo, con le sue meravigliose scogliere a picco sull’oceano e le sue strepitose spiagge.

La sveglia suonò all’alba, prendemmo la nostra auto e ci dirigemmo ad Hout Bay, una piccola cittadina panoramica famosa per essere il punto di partenza per i Seal’s Tour e per percorrere la Chapman’s Peak road.

Partiamo dal presupposto che a Cape Town le Otarie del Capo si possono vedere ovunque. Infatti, dal Waterfront , da Kalk Bay, dal porto di Hout Bay, sono davvero facilmente individuabili ed avvicinabili. Ma con la gita in barca da Hout Bay si ha modo di vedere un’intera colonia su uno scoglio che viene chiamato Seal Island. Solo in questo modo è possibile vederle nel loro ambiente naturale e quindi in un contesto completamente differente.

Preso il piccolo battello dal porto di Hout Bay, in circa 20 minuti di navigazione, arrivammo a Seal Island, dove, davanti a noi comparve una intera colonia composta da migliaia di Otarie del Capo che si stavano dedicando alle loro abitudini quotidiane, alla caccia e alla cura dei piccoli. Il costo dell’escursione è irrisorio, pertanto ne vale davvero la pena!

Tornati al porto, ci dirigemmo verso Capo di Buona Speranza e Cape Point, percorrendo la famosa Chapman’s Peak road, una strada scolpita sul fianco della montagna a diversi metri sopra il livello del mare. Ci fermammo più volte per ammirare lo spettacolo naturale delle scogliere a strapiombo sul mare e delle immense spiagge sferzate dal vento.

La Cape of Good Hope Naturale Reserve si estende per 8000 ettari lungo 40 km di cosa ed è caratterizzata da una vegetazione ricchissima con più di 1100 specie vegetali autoctone e tantissime specie di animali, tra cui struzzi, antilopi, facoceri e dispettosi babbuini.

Circondati dalla lussureggiante vegetazione del Capo, davanti ai nostri occhi stupefatti, apparve una delle viste più spettacolari della Terra, la lunga e frastagliata lingua di Cape Point. Qui il mare è turbolento e tempestoso e si narra che proprio in questo punto l’Oceano Atlantico e l’Oceano Indiano si incontrino, ma si tratta solo di una leggenda, in quanto il vero punto di incontro è situato a Cape Agulhas, punto decisamente meno suggestivo di Cape Point e situato a circa 200 km più a sud.

Dal punto di vista naturalistico, affacciandoci alle incredibili scogliere che superano i 200 metri sul livello del mare, ci trovammo dinanzi a panorami mozzafiato. Il vento forte, le acque dell’Oceano agitate e la possibilità di avvistare delfini e balene resero l’esperienza davvero indimenticabile.

Con una bella camminata in salita, circondati da una vegetazione lussureggiante e da migliaia di colibrì che svolazzavano da un fiore all’altro, raggiungemmo il vecchio faro di Cape Point, eretto per avvertire i marinai della presenza di acque e rocce infide. Questo faro spesso è coperto dalla fitta nebbia che caratterizza la zona e quindi è coadiuvato da un faro di costruzione più recente situato a ridosso di una scogliera a strapiombo sull’oceano e raggiungibile a piedi attraverso un sentiero di circa 2 km ed è il più potente di tutta la costa sudafricana, in quanto raggiunge i 63 km di raggio ed emette ogni 30 secondi segnali luminosi a gruppi di tre, ognuno di 10 milioni di candele.

Dopo Cape Point raggiungemmo Capo di Buona Speranza percorrendo un comodo percorso di circa 3 chilometri, attraversando punti panoramici, tra cui Diaz Beach. Il sentiero è adatto a tutti, è ben segnato e delineato con comode passerelle in legno. La durata della passeggiata è di circa 45 minuti.

Alla fine della passeggiata raggiungemmo il famoso cartello con le coordinate del Capo di Buona Speranza, situato ai limiti di una spiaggia di rocce e sassi, lambita dalle onde tra le più forti al mondo.

Ripresa la nostra automobile, ci rimettemmo in strada per raggiungere Simon’s Town, un’incantevole cittadina vittoriana, costruita quando la marina inglese dominava gli oceani e la rotta per l’India doveva essere costantemente protetta.

La spiaggia della cittadina, Boulders Beach, che prende il nome da alcuni macigni (“boulders”) di granito, è situata a pochi chilometri dall’abitato ed è famosa perché ospita dal 1985 una colonia di pinguini africani, stabiliti qui spontaneamente anche se la spiaggia era frequentata dagli esseri umani. Stanchi, ma entusiasti per le meraviglie naturali viste durante l’intera giornata, ci dirigemmo nuovamente verso Cape Town e il nostro hotel nel quartiere di Waterfront.

Il giorno seguente ci dirigemmo a nord di Cape Town verso la città di Stellenbosh, che rappresenta il cuore vibrante della viticoltura sudafricana ed è detta anche “città delle querce” in quanto i padri fondatori ne piantarono numerose lungo le sue vie.

Nella zona sono presenti 170 cantine. La tradizione vinicola risale al XVII secolo, ma dopo la caduta dell’Apartheid e l’avvento di Nelson Mandela, il paese iniziò un percorso di modernizzazione, e tolta la restrizione su import e export, si importarono nuovi vitigni per iniziare a produrre vini eccellenti.

Seguendo la Strada del vino, realizzata negli anni ‘70, ci immergemmo in percorsi eno-turistici, tour guidati delle cantine principali e degustazioni di vini e prodotti locali. Tornammo a Cape Town un pochino “alticci” dopo un’intera giornata passata tra cantine, vigneti e degustazioni.

La mattina successiva, prima di partire alla volta di Johannesburg, visitammo lo stupefacente Kristenbosch National Botanical Graden.

Con i suoi 36 ettari di parco e situato sulle pendici orientali della Table Mountain, è uno dei giardini botanici più belli al mondo, che mette in mostra la variegata flora sudafricana e presenta 6700 delle 20000 specie di piante indigene censite in Sudafrica. Un ulteriore spettacolo naturale.

Il nostro viaggio alla scoperta della Penisola del Capo volgeva al termine. Con il cuore pieno di meraviglia e la mente piena di ricordi stupendi, ci dirigemmo con un volo aereo verso la città di Johannesburg, dalla quale saremmo partiti per un’altra emozionante avventura africana.

Francesca Gorni

Tecnico di Laboratorio Biomedico