Il primo viaggio in Oman, non si scorda mai

C’è un paese a circa 6 ore di volo dall’Italia, che combina tradizione e modernità, organizzato e sicuro, ha 1700 chilometri di coste che si affacciano sull’Oceano Indiano, montagne che possono raggiungere i 3000 metri, canyon, riserve naturali, deserti con dune che arrivano fino al mare, ottime strutture alberghiere, e soprattutto, un popolo ospitale e cordiale.

È il Sultanato dell’Oman che geograficamente si trova a sud della penisola arabica e confina con Arabia Saudita, Yemen ed Emirati Arabi e di fronte all’Iran, una posizione sicuramente strategica nell’area medio orientale.

Per cinquanta anni è stato al potere l’illuminato Sultano Qaboos Bin Said, deceduto il 10 gennaio del 2020.  Il Sultano in questi anni ha cambiato il volto del paese, investendo in infrastrutture, ospedali, turismo, scolarizzazione e cultura, e per questo è stato molto amato dal suo popolo. Ha avuto anche la grande capacità di mantenere un ruolo neutrale nelle dispute geopolitiche, ed essere decisivo nella mediazione delle situazioni conflittuali.  Le sue intenzioni erano chiare fin dal discorso di investitura:

Prometto di dedicare me stesso dalla fondazione di un governo moderno nel minor tempo possibile. Il primo obiettivo sarà l’abolizione di tutte le restrizioni inutili alle quale siete sottoposti… Instaurerò rapporti cordiali e a lungo termine con le potenze straniere e soprattutto con i paesi vicini…”

Il successore, Haitham bin Tariq al-Said, è l’ex ministro della culturaetutti noi speriamo che riesca ad essere illuminato come il suo predecessore.

Ma vale la pena visitare il Sultanato dell’Oman? Assolutamente sì e non solo una volta.

Atterrando a Muscat, dal nuovo aeroporto si percepisce che siamo arrivati in un paese moderno e ricco, ma di una ricchezza piacevole, non pacchiana ed esagerata. È una città in continua evoluzione, nuove strade che sembrano autostrade, ponti, viadotti, nuovi quartieri e tanti giardini e aiuole curate con fiori coloratissimi. È una Muscat diversa rispetto a quella che avevo visto la mia prima volta, diversi anni fa, sempre più moderna e frizzante, ma riesce a conservare ugualmente la propria storia e le tradizioni.

Offre molto a chi vuole conoscerla, cominciando dalla bellissima Grande Moschea del Sultano Qaboos, splendido esempio di architettura araba moderna. Arrivando dai giardini, quello che colpisce è il bianco accecante del marmo dell’edificio (donato dall’India in ricordo del Taj Mahal), circondato dai cinque minareti che rappresentano i momenti della preghiera quotidiana. Si entra a piedi scalzi alla sala della preghiera e stupisce la grandezza e la raffinatezza della sala che può ospitare più di seimila fedeli.

Il pavimento è interamente ricoperto da uno splendido tappeto persiano di 4.200 metri quadri, pesa 21 tonnellate e ha 1.700 milioni di nodi. Mi hanno detto che è il più grande del mondo, non so se lo sia realmente, ma mi piace crederlo. Bellissimo e unico è anche il lampadario di cristalli Swarovsky, alto 14 metri e con 1122 lampadine che illuminano la sala.

Mi piace fare una visita alla Royal Opera House, che è considerato tra i dieci teatri dell’opera più belli del mondo. Fortemente voluta dal sultano Qaboos, amante della musica classica, è stata inaugurata nel 2011 con l’opera Turandot diretta da Placido Domingo e da allora ha sempre stagioni ricche di artisti internazionali e del mondo arabo. Per avvicinare gli omaniti all’arte e alla musica, i biglietti d’ingresso sono economici.

A seguire una passeggiata lungo la Corniche, il lungomare di Muscat, mi siedo in uno dei tanti piccoli bar a gustare un lemon mint, una bevanda fresca a base di succo di limone e foglie di menta pestate, prima di addentrarmi nel labirinto di strade e vicoli del colorato souk di Muttrah. In questo souk, che profuma di spezie, essenze ed incenso si trova di tutto, dalle pashimine e stoffe colorate (provenienti dall’India e dal Pakistan) ai tappeti persiani o di lana di capra tessuti da artigiani locali. Proseguendo all’interno si raggiunge il souk dell’oro e dell’argento, qui oltre a gioielli particolarmente vistosi, si possono acquistare oro e argento a peso.

Non molto distante, adiacente al porto di Muttrah, c’è il mercato del pesce, che merita una visita, meglio la mattina presto quando arrivano i pescherecci e le barche.

Una delle curiosità che mi ha colpito viaggiando nelle strade omanite è che tutte le auto sono sempre pulitissime, mi sono chiesta come fosse possibile e la guida mi ha detto che se guidi un’auto sporca paghi una multa molto salata. Io non potrei vivere qui, sarei sempre a rischio multa!

Lasciata Muscat a bordo in una pulitissima jeep 4×4, proseguo per la tappa successiva che è Ras Al Jinz, la spiaggia delle tartarughe. Una riserva naturale e protetta di 42 km di spiaggia, habitat sicuro per le migliaia di tartarughe verdi, tra cui anche le Caretta Caretta, che ogni anno vengono a depositare migliaia di uova.

Partiamo dal Centro di Osservazione, verso le 21.30, è buio e si cammina tra le dune illuminate dalle torce schermate delle guide del Centro. Si sente solo il rumore del mare ed una leggera brezza. Attendiamo che la nostra guida ci segnali la presenza delle tartarughe (spero tanto di vederle, ma non c’è mai la certezza), e poi un fruscio ed ecco un enorme tartaruga uscire dall’acqua e lentamente procedere sulla spiaggia. Poco distante invece ce ne è un’altra che ha già creato con grande fatica la buca dove depositerà le uova. E ancora più in là un’altra sta depositando le uova. Che bello!!!

Tutto questo si svolge in un silenzio assoluto, non sono permessi telefonini o macchine fotografiche, le tartarughe non devono essere disturbate, qui comanda la natura. Nell’osservarle, il tempo passa veloce ed è già arrivata l’ora di tornare, ma evidentemente è la mia serata fortunata, sulla spiaggia si sta muovendo qualcosa, una decina di tartarughine appena nate si stanno dirigendo verso il mare, sono illuminate dalla luna, per questo motivo riusciamo a vederle. L’istinto è di correre prenderle in mano e depositarle nelle onde, scacciando i gabbiani che amano molto cibarsi di questi piccolini. Ce la faranno a tuffarsi in acqua? Non lo voglio sapere, sono così emozionata che voglio pensare di sì perché tra qualche anno in uno dei miei prossimi viaggi in Oman, una di loro sarà qui, perché le tartarughe tornano sempre sulla stessa spiaggia a depositare le uova, quella dove sono nate.   

Dopo la grande emozione per le tartarughe mi preparo a viverne un’altra, quella del deserto. Rumlat Al Wahiba, il grande deserto dell’Oman, è veramente grande. Spesso descritto come un perfetto esempio di mare di sabbia, è costituito da un susseguirsi di dune di colore tra l’arancione e il rossastro, che corrono da nord a sud, alcune raggiungono un’altezza di circa 100 metri. Faccio fermare la jeep per ammirare questa distesa di sabbia punteggiata da qualche cespuglio di acacie, lascia senza fiato. Raggiungiamo poi il campo tendato ed è quasi l’ora del tramonto, all’arrivo ci accolgono con caffè e datteri.

Tempo di rinfrescarmi e subito salgo sulla jeep 4×4, questa volta guidata da un autista del campo che con grande esperienza sale sulle dune più alte e poi scende in velocità, creando grandi nuvole di sabbia. Non nego che durante la prima discesa ho lanciato un urlo, ma dalla seconda in poi è stato solo divertimento ed adrenalina pura. Ci fermiamo in cima ad una delle dune più alte ed aspettiamo il tramonto, i colori caldi della sabbia cambiano con il calare del sole, diventando più accesi. La prima volta ho trascorso buona parte del tempo a fare fotografie, credo di avere fatto centinaia di scatti. Adesso quando torno, dedico poco tempo alle fotografie, mi siedo su una duna, senza scarpe, con i piedi nella sabbia calda e fine, e aspetto che il sole tramonti, in silenzio, sorseggiando caffè.

Lascio a malincuore il deserto, ma Nizwa, la vecchia capitale e antica residenza dell’Imam mi aspetta. Ha una posizione particolare, sorge in un una grande oasi, circondata da montagne. Città famosa anche per il suo Forte, ma anche per quello di Jabreen, il meglio conservato in tutto il paese. Il Forte di Jabreen, in passato residenza dell’Imam e della sua famiglia, è caratterizzato da un susseguirsi di magnifici intonaci, soffitti dipinti e arredi in legno intagliato. Non meno bello e aperto di recente dopo anni di lavori di restauro, è il Forte di Bahla, imponente con le 15 porte e 132 torri di avvistamento, alcune parti risalenti al periodo pre-islamico. Il Forte e l’area circostante sono stati dichiarati patrimonio mondiale dell’UNESCO. Merita assolutamente la visita.

Anche a Nizwa la zona della città vecchia è sicuramente quella più caratteristica con la moschea, il Forte e un souk molto animato dove divertirsi con lo shopping: porcellane, ceramiche, spezie e i famosi kanjar, i tradizionali pugnali d’argento.

Ma questo souk ha una particolarità, il venerdì, dalle sei alle otto e trenta del mattino, si tiene l’asta del bestiame. L’asta è rimasta autentica come in passato, gli animali – per lo più capre, mucche, pecore – vengono fatti sfilare in circolo dai loro venditori, e attorno, vestiti nei loro abiti tradizionali, gli acquirenti in modo molto animato fanno la loro offerta per cercare di concludere l’acquisto al prezzo migliore.  Vieni coinvolto dalla confusione di queste trattative, è un’esperienza unica ed indimenticabile che non va assolutamente persa ma è possibile a Nizwa solo il venerdì!

Se si va in Oman, non passa inosservata l’eleganza degli abiti degli uomini omaniti. Tutti indossano lunghe tuniche senza colletto (chiamate Dishdasha) di colore bianco, ma anche di altri colori, sempre perfette e senza pieghe. Attaccato al colletto c’è un fiocchetto che normalmente viene bagnato nel profumo o in essenze profumate e se fate attenzione, si sente la fragranza quando ti passano accanto. Sulla testa portano un copricapo tradizionale, il Kummah, un cappello di forma cilindrica ricoperto di ricami che richiamano sempre il colore della Dishdasha che indossano. C’è un altro copricapo che indossano gli omaniti, ma in occasioni più formali o negli uffici pubblici ed è il Mussar, è una stoffa anche questa colorata o a fantasia, di forma quadrata che viene sistemata a turbante, e anche in questo caso, il colore del Mussar richiama o è in gradazione di colore della Dishdasha.

Non mi ero mai domandata cosa indossassero sotto la tunica, ma un giorno mentre passeggiavo per il souk di Nizwa, ho visto un vecchietto che vendeva dei bellissimi teli bianchi di cotone di ottima qualità, con dei profili colorati. Perfetti come pareo, da regalare alle amiche o come tovaglie per la cucina. Ho notato che il vecchietto ed altri due signori vicino a lui mi guardavano divertiti e quando, dopo averne scelti quattro, ero pronta alla contrattazione, tutti si sono messi a ridere e mi hanno chiesto perché li comprassi.  Mi sono stupita della domanda, ma ho spiegato loro che li avrei usati come parei o come tovaglia, facendo anche dei gesti per farmi capire meglio.

I vecchietti ridevano sempre di più e continuavo a non capirne il motivo. Poi si è avvicinato un ragazzo omanita che in un perfetto inglese mi ha spiegato che i teli che stavo comprando e che avrei usato come tovaglia o pareo, gli omaniti li portano sotto il Dishdasha, al posto delle mutande. Ora capivo il divertimento dei vecchietti, a quel punto sono scoppiata a ridere anche io e ho comunque concluso il mio acquisto. Ogni volta che apparecchio la tavola o mi stendo al mare su uno di quei teli, ripenso ai vecchietti e sorrido. Da allora quando torno in Oman, mi diverto portando i miei clienti a comperare i teli, soprannominati da me “le mutande omanite”. E devo dire che ogni volta riscuotono sempre un grande successo!

Dopo gli acquisti di Nizwa, rientro a Muscat per tornare a Milano. Il viaggio potrebbe continuare con qualche giorno di relax al mare sulla costa a nord di Muscat, o a Musandam per una crociera lungo i fiordi oppure a sud sulle spiagge bianche di Salalah, ma questi e altri posti incantevoli del Sultanato dell’Oman, saranno argomento di uno dei miei prossimi racconti.

Salam-Aleikum,

Mariangela Candiani

Travel Designer