“Il deserto che parla”, il mistero delle linee di Nazca

Questa avventura è nata da un sogno di una bambina molto curiosa. Da sempre appassionata di civiltà antiche, grazie alla passione per la storia trasmessami dai miei genitori, poter visitare i grandi siti della civiltà Inca, ma soprattutto effettuare il sorvolo delle misteriose Linee di Nazca, è sempre stato un sogno nel cassetto.

Finalmente nel 2018 il sogno è diventato realtà. Mio marito ed io atterrammo a Lima, la capitale del Perù, dopo un lungo volo intercontinentale. Dato uno sguardo veloce alla città, ci dirigemmo con bus di linea, seguendo la Panamericana, a Paracas, località da cui è possibile effettuare escursioni in barca alle Isole Ballestas, considerate per la ricchissima fauna marina le Galapagos peruviane.

Durante l’organizzazione del viaggio, avvenuta mesi prima della partenza, decidemmo di effettuare una sosta in questa località sull’Oceano Pacifico per non perdere l’occasione di ammirare e fotografare un così complesso ecosistema come quello delle Isole Ballestas.

La mattina seguente effettuammo l’escursione in barca alle isole unendoci ad un piccolo gruppo di turisti. Qui abbiamo incontrato pellicani, leoni marini, delfini e pinguini. Stanchi, infreddoliti e felici di aver visto e fotografato numerosi animali marini, dopo un appetitoso pranzo in riva al mare gustando ceviche, un piatto a base di pesce crudo marinato nel limone, partimmo alla volta della cittadina di Nazca, distante circa quattro ore di bus da Paracas.

Sempre seguendo la Panamericana, abbiamo attraversato un paesaggio desertico mozzafiato sino a raggiungere Nazca, che custodisce uno di più grandi misteri del Perù: le linee di Nazca, geroglifici realizzati dagli Indios Nazca tra il 300 a.C. e il 500 d.C., famosi in tutto il mondo, dichiarati patrimonio dell’Umanità nel 1994, composti da oltre 13.000 linee, per un totale di 800 disegni.

Quando arrivammo, la guida che ci attendeva, ci disse che il momento migliore per ammirare le linee era il tardo pomeriggio a causa di un particolare gioco di luci dovuto al sole che riflette i suoi raggi sul terreno arido del deserto circostante. E così, senza indugi, ci dirigemmo verso il minuscolo aeroporto della cittadina. Finalmente avevo la possibilità di ammirare il principe dei misteri archeologici: geroglifici impressionanti, dei veri e propri quadri disegnati sul terreno, gigantesche figure visibili nella loro interezza solo ad alta quota.

Il pensiero di sorvolare l’arido altopiano di Nazca con un velivolo leggero da pochi posti ci provocava un brivido lungo la schiena. Ma mio marito ed io non ci siamo fatti intimidire dai racconti sulla pericolosità dell’esperienza di volo dichiarata “per persone con stomaci forti”. La paura non fa parte del nostro modo di affrontare il viaggio.

Effettuati i controlli necessari e verificato il peso corporeo di ogni singolo passeggero, perché si viene posizionati sul velivolo in modo da distribuire in modo equilibrato il peso, siamo saliti su uno dei minuscoli aerei. Ogni passeggero ha un posto finestrino. Il volo dura circa 40/45 minuti e si riescono a visualizzare le 12 figure principali.

La prima parte del volo è tranquillissima e permette di avere una panoramica del paesaggio circostante, caratterizzato da zone pianeggianti e piccoli rilievi rocciosi bruciati dal sole.

Entrambi incollati al finestrino del piccolo aereo, mio marito con la sua Nikon pronta per effettuare più scatti possibili ed io con il cellulare per fare qualche ripresa, aspettavamo con ansia il momento in cui il pilota iniziasse a compiere le famose virate alla “Barone Rosso” di cui tutti parlano.

Il pilota del piccolo aereo si girò verso di noi con aria alquanto divertita e ci annunciò che in quel preciso istante sarebbe iniziato il “vero sorvolo”. Pronti a scattare più foto possibili per immortalare i giganteschi geroglifici, ci trovammo ad affrontare virate oltre i 45° verso destra e verso sinistra in modo da permettere a tutti i passeggeri di vedere le linee. Sotto di noi i misteriosi disegni apparivano e scomparivano uno dopo l’altro, come in una danza magica.

Figure di vario tipo si materializzavano per pochi secondi davanti ai nostri occhi increduli: linee rette, forme geometriche e animali come scimmie, condor, colibrì, ragni, balene, scolpiti nel deserto. Si tratta di un vero mistero. Alcune domande sorgono spontanee: come sono stati fatti i disegni e perché?

I disegni sarebbero stati fatti semplicemente rimuovendo il pietrisco che copre l’intero altopiano, mettendo in luce il terreno sottostante più chiaro. A mantenerli intatti è stato il clima secco e privo di vento della regione.

Questi geroglifici possono essere definiti la più grande opera grafica del mondo. Le figure zoomorfe (la scimmia, il ragno, il condor, la balena), così come quelle antropomorfe (teste di uomini, mani) e quelle raffiguranti piante e fiori, sono realizzate con un unico tratto continuo, in un labirinto di arabeschi. Queste sono circondate da infinite forme geometriche di una precisione sconcertante. Per realizzare un disegno che si estende per 100 metri è indispensabile poter controllare dall’alto le proporzioni di cosa si sta tracciando. Le grandi dimensioni, le perfette proporzioni e le righe straordinariamente diritte, hanno fatto nascere molte congetture sul sistema usato dai Nazca per ottenere simili risultati nell’esecuzione.

Prendiamo come esempio il ragno: questo rappresenta uno dei più rari aracnoidi del mondo, che vive solo nella foresta amazzonica e si riconosce per essere l’unico esemplare ad avere l’organo riproduttivo su una delle zampe, un particolare visibile solo al microscopio. Perché gli Indios Nazca hanno attraversato le Ande, sono penetrati nella foresta amazzonica, hanno scovato uno di questi rarissimi ragni, per poi raffigurarlo qui in un disegno che nessuno poteva vedere dal basso? E che dire dei disegni che raffigurano la balena e la scimmia? Non si può certo dire che siano animali comuni in Perù.

Infine, riguardo il motivo per cui sono state realizzate le linee di Nazca, ci sono numerose teorie a partire dal 1927, quando un pilota dell’aviazione, che stava sorvolando la regione, si accorse delle linee. Da quel momento si sono trasformate in un vero e proprio enigma. Nel 1946, l’archeologa tedesca Maria Reiche, dell’Università di Amburgo, pubblicò il libro “The Mystery of the Desert”, secondo cui le linee di Nazca venivano usate dai loro costruttori come calendari solari e osservatori per i cicli astronomici. Le teorie sulla loro funzione sono tuttora numerose e diverse tra loro.

Atterrammo al piccolo aeroporto con lo stomaco sottosopra, ma carichi di entusiasmo per la magnifica e adrenalinica esperienza appena terminata. Un sogno diventato realtà.

A Nazca si possono trovare anche i Puquios, meno famosi delle linee, ma altrettanto interessanti. Si tratta di pozzi che pescavano l’acqua nel sottosuolo e la distribuivano nei terreni circostanti, un sistema di ingegneria idraulica arcaica. I  Nazca erano in grado di usare i corsi d’acqua sotterranei per avere un sistema di irrigazione, acquedotti, attività agricole, trasformando cos il loro deserto in un giardino. Questa antica ed evoluta civiltà conosceva bene la sua terra e sapeva dove cercare l’elemento decisivo per la sua sopravvivenza, l’acqua.

Il nostro viaggio alla scoperta del Perù era appena iniziato e si prospettava ricco di sorprese e meraviglie. Un viaggio in Perù vi condurrà in un passaggio continuo tra vivaci città e remoti villaggi di montagna, canyon strepitosi e immensi laghi cristallini, maestosi vulcani e giganteschi ghiacciai, deserti aridi e impenetrabili foreste pluviali con fiumi sinuosi e affascinanti paludi.

Ed ancora vi porterà alla scoperta di un’incredibile varietà di animali dai lama ai coccodrilli, dai pinguini agli uccelli esotici.

Infine vi permetterà di scoprire le moltissime etnie che popolano questa terra magica e ricca di storia, visitando i mercatini locali e gli imponenti siti archeologici e gustando la cucina e le bevande locali. Un’avventura all’insegna della storia e della natura.

Francesca Gorni

Tecnico di Laboratorio Biomedico