Cercando Hollywood

Credo di aver scoperto il cinema dopo la guerra, diciamo negli anni 50, con l’arrivo dagli Stati Uniti di pellicole a volte forse non memorabili, ma per me indimenticabili. Da allora è nato il mio desiderio di vedere, conoscere Hollywood.

Ci sono riuscito  in parte,  per merito del mio lavoro di agente di viaggio, ma pur essendo stato due o tre volte a Los Angeles ho come l’impressione che Hollywood mi sia sia sfuggita, l’ho forse attraversata senza saperlo, è oltre a quel viale, no qui siamo già a Bel Air….

Alla fine dell’800 o agli inizi del secolo una certa mrs Wilcox proveniente da Kansas City acquista 120  acri di terreno e  li divide in lotti edificabili. Da un nome a quel terreno, Hollywood appunto, “bosco di agrifoglio” anche se in quella landa desertica di piante di agrifoglio neanche l’ombra. Dopo una ventina d’anni Hollywood è già città, sobborgo di Los Angeles e capitale del cinema mondiale. Nell’est degli Stati Uniti erano iniziate le prime attività cinematografiche sino a quando la Selig Film non decide di produrre il “Conte di Montecristo” a Los Angeles e di essere così entusiasta dall’esperienza da allestire uno Studio permanente e produrre la serie di Tom Mix.

Il grande regista Griffith comincia a girare un suo film a Hollywood e pian piano quelle baracche provvisorie diventano Studios sempre più grandi ed operosi. Arrivano gli imprenditori, o meglio giovanotti di belle speranze ma di sicure capacità che diventeranno i famosi produttori : Goldwyn, Lasky, Mayer, Cohn… tutti emigranti dai paesi dell’est europeo. Anche Chaplin arriva dall’Europa, Inghilterra con una compagnia d’avanspettacolo e sarà assunto da un produttore di comiche, Mack Sennet che poi lascerà per produrre in proprio i suoi film. Nella sua biografia Charlie Chaplin racconta un divertente aneddoto che illustra in modo esauriente il periodo di cui si parla. Dopo due o tre anni di comiche sempre acquistate a scatola chiusa dai cinematografari di New York, Chaplin decide di concedersi una vacanza, prenota una cabina sul Santa Fe Chief, il treno che attraverserà gli States in tre giorni e parte ormai ricco ma ignaro della sua fama. Lo capirà alla prima fermata. I ferrovieri addetti trasmettono alle stazioni di tappa il nome di Charlot ed ad ogni fermata una folle enorme sarà ad aspettarlo ed acclamarlo così come all’arrivo, a New York.

Tanti sono gli aneddoti sulla storia di Hollywood. L’industria cinematografica stava esplodendo, in tutte le città americane si aprivano cinema, e  le grandi Majors erano alla ricerca di nuovi talenti e nuove idee. I talent scouts battevano  Broadway e si guardava oltre, anche in Europa.

La Metro scritturò Stiller, quotato regista svedese che partì per l’America accompagnato dalla sua amante, una ragazza un po’ goffa… lavorarono entrambi, ma lui non ebbe successo e tornò a Stoccolma. Lei rimase, era Greta Garbo, un mito.

Nei miei ricordi sono sempre alla ricerca di immagini che rappresentino Hollywood… Roma è il Colosseo, Parigi la Tour Eiffel, Hollywood forse è  il Chinese Teather sulla Walk of Fame con le impronte e le firme dei divi sul cemento, i turisti eccitati a fotografare e strani individui, forse ladruncoli che si aggirano in cerca di una preda.

Tutto un po’ squallido e triste e… turistico. Ma questa non è la Hollywood che volevo conoscere, in effetti Hollywood è un entità, un non luogo, Hollywood è Cinema, quel Cinema che ci ha donato storie, sogni, che ci ha anche insegnato, ci ha portato nel passato, nella fantasia, ci ha fatto piangere e ridere, quel Cinema che è anche politica, cultura, arte. 

Roberto Bertini

Viaggiatore