Sulle tracce di Colombo

Ho visitato il Portogallo lasciandomi convincere dal solito fidanzato, proprio lui, l’eroe che qualche anno prima era riuscito a farmi salire sul primo aereo della mia vita, quello diretto a Parigi.

Vista la l’impresa epica, avevo con un debito di riconoscenza non da poco. Non avrei potuto rifiutare nessuna sua proposta e,  ben conscia dell’infallibile fiuto in tema di viaggi,  ho detto sì.

Sì in tutti i sensi perché il Portogallo è stato anche il nostro viaggio di nozze.

Comunque, occasione a parte, vi racconto quel che ho visto di un paese che nel lontano 1997 mi ricordava le tessere colorate di un grande puzzle.

Tante le cose che a prima vista sembravano non avere molto in comune fra loro. Colori e forme diverse che, assemblate con grande maestria, sviluppavano un disegno meraviglioso.

Il Portogallo in due parole? Colorato e originale.

Comincio il mio racconto da un comodo volo Alitalia che ci ha portati a Lisbona, città adottiva di un nostro illustre conterraneo,  tale Cristoforo Colombo nonché punto di partenza del nostro tour in auto lungo tutto il territorio portoghese.   Altro che caravelle!

Atterriamo in una città work in progress, condizione dovuta ai preparativi  per l’Expo mondiale 1998. Da subito Lisbona appare ai nostri occhi per quello che è: non una metropoli ma piuttosto una bella città europea, con ampi spazi e strade strette, colorata e scomposta nei tanti quartieri diversi ma tutti interessanti: ecco il puzzle.

Una città che ricorda molto la nostra Genova. Non parlando portoghese, usiamo l’inglese “corretto genovese” vista l’assonanza fra i due idiomi il che ha reso la nostra comunicazione efficace e divertente.

Genova e Lisbona, città di navigatori, due città sull’acqua, intimamente e silenziosamente legate dalla figura storica e leggendaria di Colombo che dal 1478 abitò a Lisbona per qualche anno.

Due città trabocchetto,  facili solo all’apparenza, tutte salite e discese.  A Lisbona i vecchi tram sono importanti come un paio di scarpe nuove, a Genova le funicolari risolvono la vita agli abitanti dei quartieri alti risparmiando loro fiato prezioso.

Città segrete, ricche di quel sentimento mai ostentato ma nascosto con cura nelle piccole grandi cose. Basta una finestra decorata, un antico portale in ferro o la piccola bottega storica sotto casa che custodisce da sempre prelibatezze.

Lisbona è una città molto affascinante, adagiata sul fiume Tago che a prima vista sembra il mare. Un fiume maestoso, blu intenso e così sicuro di sé  che fa il verso  all’ Oceano Atlantico, lontano solo pochi chilometri dal centro della città.

L’atmosfera che si respira non è mediterranea ma fortemente atlantica con contrasti decisi e nuvole bianchissime che in cielo si rincorrono danzando e abbracciandosi a ritmo del vento.

E’ fine maggio e le giornate benché lunghe e soleggiate,  non sono ancora così calde. L’aria è cristallina, i colori prepotenti.

Per raggiungere il primo albergo scelto con cura nel quartiere arabo dell’Alfama,  partiamo subito a mille prendendo il mitico 28, il tram storico che dal centro città conduce nell’antico quartiere arabo attraverso un percorso ripido e impervio.

E’ forse il quartiere più particolare e caratteristico di Lisbona che sorge su una collina, in una zona stretta fra il Tago e il Castello di San Giorgio. Man mano che saliamo, si apre una bella vista panoramica che non nasconde lo stile fané di questa città, imperfetta al punto giusto e che trasuda storia in ogni dove.

Come tutte le capitali del mondo anche Lisbona è un insieme di quartieri che si somigliano ma che in realtà si diversificano nella loro attitudine.

La Baixa è il quartiere di Lisbona più cittadino, è il cuore storico diurno con la sua Plaza del Comercio e Plaza de Rossio. Un aggettivo che può definirle entrambe è  “ariose”.

Poi troviamo il Chiado,  la zona sopraelevata rispetto alla Baixa. Si raggiunge con l’Elevador de Santa Justa, un ascensore panoramico dalle cabine di legno e finiture in ottone. In pochi minuti si arriva nel cuore di questo vivace quartiere dello shopping dove si trovano “A Brasileira” storico caffè letterario di rua Garrett e la statua del famoso poeta portoghese Fernando Pessoa.      

Il Bairro Alto è il quartiere bohémien della vita notturna, popolato di bar alla moda dove si bevono drink in compagnia ascoltando musica fino a tarda notte.

A Lisbona scopriamo che le case sono spesso ricoperte di piccole piastrelle altrimenti note in tutto il mondo col nome di Azulejos. Di colore bianco e azzurro, identificano a prima vista una cultura che ha percorso l’Oceano in lungo e in largo.

L’impero coloniale portoghese è stato uno dei più importanti e longevi della storia. Si può dire che quasi tutto il mondo ha ricevuto nei secoli la visita dei Portoghesi e che dalle loro scorribande più o meno amichevoli, sono rimaste tracce visibili e contaminazioni artistiche. Ricorderete che ho trovato gli Azulejos persino in Oman!

Architettura a parte, non  potrete mai dire di essere stati veramente a Lisbona se non avrete assaggiato la Ginjinha e le  Pasteis de nata  comprate a Belem.

Ora vi spiego per benino di cosa si tratta, mettetevi comodi.

Il primo è un liquore moderatamente alcolico ottenuto dall’infuso di amarene mature. Vi confesso che mia mamma pur non essendo portoghese, lo ha sempre fatto con le amarene della nostra campagna. Assaggiarlo è stato come tornare indietro nel tempo.

A Lisbona la Ginjiha è un passatempo, una piacevole pausa al posto del caffè. Questo liquore dolce si beve per strada, nei vari chioschi disseminati  qua e là.

Il trucco per godere appieno del suo gusto unico è quello di lasciar cadere nel bicchierino anche qualche frutto.  Garantisco un risultato eccellente,  davvero una pozione magica.

La seconda leccornìa è spettacolare, unica al mondo, non distraetevi.

Siamo nel quartiere di Belem, davanti al  Padrao dos Descobrimentos, il Monumento delle Scoperte che, scolpito su pietra bianca, rappresenta una Caravella contornata da molti personaggi storici che hanno reso grande il Portogallo nel mondo: Vasco da Gama e Ferdinando Magellano solo per citarne un paio.  La sensazione dell’infinito qui è forte e il monumento molto significativo ma la zona del Belem non vi rimarrà impressa solo per questo.

Prendete nota di questo nome: Pastéis de Belem, ovvero la pasticceria più antica di Lisbona.

Le Pastel de nata che vi cambieranno la vita, nacquero in questa vecchia pasticceria nel lontano 1837 e ancora oggi la ricetta è quella. Sono tortini fragranti di pasta sfoglia che accolgono un’ adeguata quantità di crema pasticcera.  Si mangiano tiepide e una volta nel piatto, a voi la scelta se spolverizzale  di zucchero a velo o cannella o magari tutti e due. Sarà la migliore prima colazione di sempre o la più golosa delle merende.

Ma torniamo seri… dicevamo che Lisbona architettonicamente si fa notare  ma, a differenza di altre città europee, il suo valore aggiunto è la “saudade”.

Cos’è esattamente il sentimento della saudade? E’ un’aurea invisibile, una tristezza velata, un dolore piacevole che tocca il cuore. La troviamo nel carattere della gente, sulle facciate delle case, nelle taverne buie dove si canta il Fado. E’ una strana nostalgia impalpabile che rende languida e unica questa città. Non sarà facile lasciare Lisbona.

Proseguiamo velocemente il giretto portoghese?

Cascais merita sicuramente una visita. Lontana da Lisbona solo una mezz’ora, è una amena località di villeggiatura sull’Oceano (finalmente) con bellissime casette color pastello e fari dipinti a righe sui promontori prospicenti il mare. Elegante e signorile si propone come una località di vacanza molto chic e possiede tutte le caratteristiche dello stile atlantico. Spiagge ampie e  sabbiose ideali per lunghe passeggiate e un’immagine d’insieme che ritrae una bella cartolina da cui affiorano  le sue nobili origini.

Da Cascais raggiungiamo la splendida Sintra, località patrimonio Unesco.  Un vero incanto, non ho altre parole. Il  Castelo dos Mouros, colorato di giallo e arancio   è avvolto in una natura rigogliosa da cui si staglia imperante. Una cornice straordinaria per questa piccola località non lontana da Lisbona che unisce il fascino decadente a un’atmosfera da fiaba davvero unica. Assolutamente da non perdere.

Proseguendo verso nord, facciamo tappa nel centro del Portogallo precisamente a Obidòs, un piccolo borgo protetto da mura smerlate e composto da una manciata di piccole case bianche che mantiene ben conservato il proprio Castello medievale.  Le case hanno la particolarità di avere ciascuna un bordo che ne definisce il contorno. Alcune giallo curcuma altre azzurro cielo portoghese, anche qui colore, colore, colore.

Sempre nella parte centrale, vi consiglio di fermarvi a visitare Coimbra con la sua meravigliosa Università fondata nel 1290 e la imperdibile Biblioteca Joanina che conserva innumerevoli volumi importantissimi e rari disposti su eleganti scaffali ricoperti da una lamina d’oro. Una curiosità? La leggenda narra (e la realtà conferma) che alcuni piccoli pipistrelli vivano indisturbati all’interno della Biblioteca cibandosi degli insetti che altrimenti danneggerebbero la preziosa carta dei libri.

E finalmente, dopo chilometri di territorio rurale e belle cittadine, arriviamo a Porto.

Porto è una bella città con l’anima confusa, colorata, mai banale, che si adagia sulle sponde del fiume Douro, un grande fiume poetico e navigabile.

Poetico perché lungo il suo corso si distribuiscono le affascinanti cantine, datate al punto giusto, dove viene prodotto l’omonimo vino liquoroso,  il Porto per l’appunto, un vero nettare degli Dei.

Si beve bianco e ghiacciato come aperitivo oppure rosso e avvolgente nel dopocena, il mio preferito.

Porto è una città colorata, ha carattere, è densa, solare e molto, molto disordinata. L’apoteosi di questo tipo di architettura urbana poco stilizzata e affollata è Ribeira, la parte più immediata, quella che mi ha fatto innamorare “di pancia”.

E’ una zona che per la pianta topografica scompigliata e una tangibile umanità ammassata,  ricorda i quartieri spagnoli di Napoli. Si estende sulle rive del fiume in cui parzialmente si specchia ed è una delle parti più importanti e intriganti del centro storico.

Le stradine di Ribeira sono montagne russe, per  camminare in salita ci vuole coraggio, in discesa servono gambe buone e scarpe coi freni. Noi la percorriamo in macchina guidando divertiti su strade ripide come una lettera V.

Dal finestrino guardo fuori, guardo in alto. Il blu del cielo è interrotto solo dai colori della tanta biancheria. Chilometri di biancheria stesa ad asciugare formano una bandiera a festa, multicolore e senza fine che si muove sulla testa dei passanti. Mille i fili tirati fra una casa e l’altra da cui sventolano pigiami, mutande, maglie, calzini e camicie.

Ho visto addirittura una ragazzina che stendeva su una corda “di fortuna” fissata alla balaustra del marciapiede.

All’interno della città, Ribeira è un piccolo mondo a se stante che racconta storie di famiglie, di quotidianità e di cuori vicini che si vogliono bene.

Un dedalo di colori, di rumori, di timidi raggi di sole che si infilano tra le vie strette. Una fiumana di gente nelle taverne dove si pranza seduti a tavoli condivisi assaggiando piatti semplici, peperoni verdi arrostiti e sardine cotte sulla brace.

Di Porto vi ho raccontato la parte più emozionale del mio viaggio ma anche qui ho visto una ricca architettura e case bellissime. In particolare, ne ricordo una la cui facciata mostrava azulejos che, come il più prezioso dei pizzi, adornava il contorno delle grandi finestre.

Un consiglio? non lasciate Porto senza aver visto la stazione ferroviaria di Sao Bento, una delle più belle al mondo, un vero capolavoro.

Si trova su quello che fu il sito di un vecchio monastero e può essere considerato un meraviglioso museo di Azulejos visto che i muri sono interamente ricoperti dalle famose piastrelle bianco blu.

Alla fine del viaggio, volendo tirare le somme, probabilmente anche voi come me sarete indecisi su quale delle città visitate sarà la vostra preferita.

Il puzzle confonde le idee, il Portogallo è un mix perfetto di bellezza,  emozioni e colore. E’ religione, da cui escono forti la spiritualità e le tradizioni millenarie. E’ gioia, natura e vento. E’ gente, passato, futuro, musica, buon cibo e buon vino.

Per alcune cose ho preferito Lisbona, per altre Porto. E’ passato tanto tempo da allora e nonostante la mia memoria funzioni sempre bene un ripassino sarebbe d’obbligo.

Appena potrò, ci tornerò. Sono convinta di poter ritrovare quel passato che vi ho raccontato ma scoprirò sicuramente un presente che mi stupirà.  Al rientro, confesserò solo a voi e sottovoce,  quale sarà veramente la mia favorita.

Viaggiatrice