La bellezza di Roma quando il sole scende sui suoi tetti

Alla domanda quale possa essere il momento migliore della giornata per farsi incantare dal fascino di Roma, la risposta non è così facile da dare. Roma è una città che non conosce interruzioni. Riesce a catturarti e sedurti a qualsiasi ora, anche quando le strade fossero invase di persone e di auto, perché, comunque, anche nel caos, si possono trovare spazi per isolarsi e ritrovare la tranquillità.

In questo racconto condivido il susseguirsi di emozioni, che si possono provare passeggiando per Roma con la complicità di una serata limpida e di un cielo così azzurro che sembra essere stato dipinto dalle mani di un grande pittore.

In una di queste serate che spesso Roma sa donare, avrei dovuto raggiungere, per un meeting di lavoro, uno dei tanti alberghi “glamour” che ultimamente sono stati aperti nel centro storico della città, a seguito di ristrutturazioni all’interno di palazzi nobiliari. L’albergo dove sarei dovuto andare, si trova in una traversa di Via di Ripetta, in pieno centro storico. Erano circa le sette di una serata primaverile.

Il primo tratto di questa passeggiata l’ho percorso, transitando per via Veneto. Una via che ha segnato un periodo storico di Roma quando questa via era luogo della Dolce Vita. Gli anni delle grandi star internazionali che alloggiavano negli esclusivi hotels come l’Excelsior, gli anni dei paparazzi, degli intrighi amorosi.

Scrittori, artisti, intellettuali, firme del giornalismo che si riunivano nei bar e caffè che hanno reso celebre questa via in tutto il mondo. Purtroppo la via ha perso il fasto di quei tempi. Oggi appare dimessa e speriamo che possa tornare a essere quel luogo di ritrovo del jet set internazionale. Da Via Veneto, dopo aver percorso via Ludovisi, sede di alberghi storici e prestigiosi (Ludovisi Palace Hotel – Dorchester Eden Hotel), ho percorso Via Crispi fino all’incrocio con via Sistina.

Svoltando a destra si percorre l’ultimo tratto di Via Sistina, dove ci sono eleganti negozi e si arriva davanti ad un altro dei lussuosi alberghi romani: l’Hassler Villa Medici. Superato l’albergo, si arriva su una delle terrazze che tutto il mondo c’invidia.

La terrazza che si affaccia sulla scalinata di Trinità dei Monti, con al centro l’obelisco e a far da sfondo la Chiesa che attribuisce il nome alla piazza. Anche se su questa terrazza ci sei passato e fermato in più occasioni, ogni volta lo scenario che si gode da questa prospettiva, trasforma il momento in una sorta di raptus estatico.

Si avverte un silenzio quasi surreale, sembra che tutte le persone presenti abbiano un rispetto dello spettacolo che si presenta davanti  agli occhi e non abbiano alcun motivo di rompere quell’incantesimo.

Osservare un tramonto ha sempre qualcosa di affascinante, ho avuto la fortuna di veder calar il sole in tanti posti di questo nostro mondo, eppure il cielo di Roma al tramonto assume spesso un aspetto a dir poco onirico.

Come se ci fosse un pittore che stesse immortalando quel momento, con il colore del cielo, le sagome dei tetti e delle tante cupole delle tante chiese, l’immagine delle terrazze romane (luoghi prediletti della Grande Bellezza di Sorrentino) a far da cornice al Cupolone di San Pietro, che si staglia all’orizzonte, dominando la scena.

Quel tramonto che evoca i versi di Antonello Venditti: “Quanto sei bella Roma quando si fa sera……. e le coppiette se ne vanno via…”

A dire il vero, le coppie fanno fatica ad andare via. Mano nella mano, restano lì ammirando quel tramonto, il migliore scenario per guardarsi negli occhi, per baciarsi, per dirsi di nuovo “ti amo”.

Ho disceso le scale di quella Scalinata che non ha eguali nel mondo, volgendo lo sguardo a destra, a sinistra e poi di nuovo in alto, finché arrivato in prossimità della Barcaccia (la stupenda fontana che fu costruita da Pietro Bernini e completata dal figlio Gian Lorenzo nel 1629), ho rivolto di nuovo lo sguardo verso l’alto, verso il punto da cui ero sceso.

Quella Scalinata la puoi guardare dall’alto o dal basso, diverse prospettive, la stessa forte emozione. Piazza di Spagna, è uno di quei posti dove ci passeresti ore a guardare il via vai delle persone, a vedere l’espressione dei visi, degli occhi estasiati da tanta bellezza.

Chi si sofferma a contemplare, chi scatta foto, chi fa il selfie per ricordare, mentre altre persone transitano sulla piazza, dirette verso le vie del lusso: Via dei Condotti, Via Frattina, Via della Croce o per andare a prendere la metropolitana.

Alcune carrozze, trainate da cavalli, parcheggiate in attesa di chi desideri fare un tour per le vie di Roma sulla “botticella”, il nome che si usa a Roma per definirle. Ai piedi della Scalinata l’elegante sala da tè Babington, risalente al 1893. Anch’io mi sarei voluto intrattenere ma avevo l’impegno che mi obbligava a procedere. Quando sono uscito dall’albergo, era sera inoltrata. C’era un’atmosfera fatta di un silenzio non sempre così abituale in quelle vie a ridosso di Via del Corso.

Mi sono incamminato verso Via del Babuino (per chi non la conosce, consiglio di leggere la sua storia e percorrerla tutta da Piazza di Spagna a Piazza del Popolo, passando anche davanti a un altro tempio dell’ospitalità alberghiera di Roma: L’Hotel De Russie) e sono entrato in Via Margutta.

Il toponimo della via è assai incerto. Alcuni studiosi ritengono che il nome provenga dalla contrazione volgare di “Marisgutia”, cioè “Goccia di Mare, mentre altri sostengono, invece, che il nome derivi dalla famiglia Marguti di cui si ricorda anche la figura di un barbiere con questo cognome che abitava nella via.

Via Margutta, all’origine, era soltanto il retro dei palazzi di via del Babuino, e aveva magazzini e scuderie per le carrozze e i carretti. Per merito di un ignoto artista che istituì la prima bottega, divenne in seguito luogo di ritrovo di artisti (soprattutto fiamminghi, tedeschi, inglesi ma anche italiani) che trasformarono le stalle e le scuderie in case e in gallerie, creando quella che è a pieno titolo la via degli artisti.

E’ vicina la notte
Sembra di accarezzarla.
Amore vedessi
Com’è bello il cielo
A via Margutta questa sera
A guardarlo adesso

Testi di Luca Barbarossa – Via Margutta 1987.

Già di per sé questa via non è mai caotica, si respira in essa un’aria tranquilla e rilassante. Io l’ho percorsa in totale solitudine, sembrava che per quella sera mi fosse stata riservata una passeggiata privilegiata. La ricorderò sempre per la sensazione di pace e di serenità che ho respirato, camminando e ammirando gli storici palazzi, le finestre, le terrazze con le edere, le gallerie di artisti e di antiquari, le librerie.

Le luci creavano delle atmosfere molto affascinanti. In sottofondo il miagolio di un gatto che arrivava chissà da quale casa, lo zampillio dell’acqua della fontana che si trova a metà della via. Uscito da Via Margutta, le emozioni di quella serata non erano ancora terminate.

Dovevo riprendere la metropolitana in Piazza di Spagna e non potevo andarmene via senza rivolgere di nuovo uno sguardo rispettoso e di ammirazione allo scenario della piazza, in quel momento ancora più silenziosa e solitaria, avvolta nel fascino della sera. Mi sono intrattenuto per circa venti minuti davanti alla Scalinata di Trinità dei Monti, con in sottofondo il piacevole rumore dell’acqua della Barcaccia.

 Come quando due innamorati dopo una serata trascorsa insieme, si devono lasciare e non vorrebbero mai che arrivasse quel momento, anch’io avrei voluto protrarre quelle sensazioni di stupore, di estasi. Sono andato via, sentendomi fortunato di vivere a Roma e avere la possibilità di poter essere lì anche ogni giorno se lo desiderassi, sapendo quanto quella scalinata, quella piazza, quella terrazza che è lì da anni, continuerà a esserci e chissà quante altre persone faranno innamorare.

E’ impossibile per chi viene a Roma non innamorarsi di questa città.

Per altri  mie racconti su Roma: https://www.lagrandebellezzaitaliana.com/

Santo David