Beirut, 4 agosto 2020

Sono in vacanza in montagna e sto godendo in serenità e relax lo spettacolo che offrono le Dolomiti. Oggi rientrando da una bellissima camminata ho ricevuto un messaggio da una amica che mi chiedeva informazioni in merito a quanto successo a Beirut.

Questa amica sa che sono stata a Beirut per una settimana lo scorso settembre e che ho amici in Libano, ma non capivo esattamente cosa mi stesse chiedendo.

Gli amici che ho a Beirut li ho conosciuti proprio lo scorso settembre durante la mia vacanza, e grazie a loro ho visto una Beirut diversa da quella che vedono tutti i turisti e per questo mi è piaciuta subito.

Città piena di storia e di contrasti, palazzi ultra moderni convivono con vecchi palazzi dove ancora si vedono i segni dell’ultima guerra civile, nella famosa Place d’Etoile si trovano tre moschee e 3 chiese cristiane (ortodossa, cattolica e maronita), ma questo è anche il bello di questa città dai molti volti. E’ vivace, ricca di energia, di arte e cultura, un po’ araba, ma anche europea, è la Parigi del Medio Oriente.

Beirut esprime anche la fragilità del Libano che soffre di una forte instabilità politica e di una crisi economica che si è aggravata con la pandemia. Paese che ha vissuto diverse guerre che hanno segnato profondamente i libanesi, ma nonostante questo la gente di Beirut ha voglia di vivere e di guardare avanti, si diverte uscendo da casa per passeggiare sulla bella Corniche, cenare nei ristoranti all’aperto nel quartiere musulmano di Hamra, ascoltare la musica in bar e locali alla moda, nel quartiere cristiano di Ashrafieh. E questa voglia di vivere è contagiosa e io ho avuto la fortuna di farmi coinvolgere da questa energia.

In seguito al messaggio ricevuto ho cercato di capire accedendo la televisione se c’erano notizie. Ho cominciato a rendermi conto che a Beirut era successo qualcosa di grave, molto grave. Si parlava dell’esplosione di un deposito di fuochi d’artificio, ma le notizie erano ancora poche e non dettagliate. Ho subito contattato i miei amici a Beirut preoccupata su quanto stava accadendo.

La prima amica mi ha risposto dicendomi che c’era stata una violenta esplosione, la sua casa aveva alcuni vetri rotti, ma lei stava bene e per rispondere alle mie continue domande, mi ha mandato alcuni video che mi hanno lasciato senza parole. Non riuscivo a credere che fosse vero, le immagini dell’esplosione viste da un palazzo e dal mare, sembravano quelle dell’esplosione di una bomba atomica, la Beirut che conoscevo, che avevo amato e vissuto, era completamente violata, distrutta, bruciata, ferita.

Piano piano mi arrivavano le notizie degli altri amici, chi ferito, non gravemente, per i vetri e le pietre con cui era stato colpito, chi invece sotto shock cercava di spiegarmi che Beirut non c’era più, che questa volta era veramente la fine.

Con le lacrime agli occhi e un dolore profondo ho continuato a seguire le notizie alla televisione e sui social, ma le notizie e le immagini erano sempre più terribili, il numero dei morti e dei feriti continuava a crescere e sono iniziati nella mia testa i numerosi perché a cui non riesco a darmi risposta. Non so se è veramente un’esplosione accidentale o se è un attentato, ma in ogni caso perché ancora il Libano, perché ancora questo paese che ha già sofferto troppo, che ogni volta ha cercato di reagire e di ricostruirsi, perché? Non meritava di soffrire ancora.

Ora Beirut è in ginocchio, colpita al cuore, rialzarsi sarà ancora più difficile, ma se non li faremo sentire soli e li aiuteremo, ce la faranno anche questa volta. Io lo spero tanto.

Mariangela Candiani

Travel Designer